giovedì, Luglio 18, 2024

Unione Europea “green”: Carbon Tax per un futuro sostenibile

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A PARTIRE DAL PRIMO OTTOBRE 2023, NELL’UNIONE EUROPEA È ENTRATA IN VIGORE LA CARBON TAX. ESSA SI PRESENTA COME UNO STRUMENTO INDISPENSABILE PER RIDURRE E, IDEALMENTE, ELIMINARE L’USO DEI COMBUSTIBILI FOSSILI. L’IMPATTO POTREBBE ESSERE ENORME. PROMETTE UNA TRANSIZIONE GRADUALE MA SOSTANZIALE VERSO UN’ECONOMIA A BASSE EMISSIONI DI CARBONIO, APPORTANDO MIGLIORAMENTI SIGNIFICATIVI PER L’AMBIENTE E LA NOSTRA SALUTE

Unione Europea: meno carbonio più salute

Unione Europea. Una recente ricerca del Guardian, condotta in collaborazione con eminenti istituzioni scientifiche, quali l’Università di Utrecht (Paesi Bassi) e dello Swiss Tropical and Public Health Institute, ha rivelato che il 98% della popolazione europea vive in aree con un’aria fortemente inquinata. Le misurazioni, basate su immagini satellitari e rilevamenti ambientali, dipingono un quadro sconcertante.

Il particolato fine (PM2.5), generato da varie forme di combustione, avvelenano il nostro respiro e minacciano la nostra salute.

In Italia, peggio che andar di notte.

La Pianura Padana, gioiello d’arte e cultura, è emersa come una delle zone più inquinate in Europa. La presenza persistente di polveri fini nell’atmosfera ha raggiunto livelli preoccupanti.

A piangerne le conseguenze, non è solo l’ambiente, ma anche gli uomini, dal momento che l’inquinamento mina la salute del nostro organismo.

In questo scenario inquietante, la Carbon Tax offre uno spiraglio di speranza.

Carbon Tax: di cosa si tratta e quali sono i suoi obiettivi

Carbon Tax: nStop CO2

La Carbon Tax è un’ecotassa epocale, che impone il prezzo del carbonio del mercato interno dell’Unione Europea a specifiche categorie di prodotti. 

Il suo obiettivo? 

Essenzialmente, è un meccanismo per difendere le imprese europee dalle concorrenze sleali di Paesi terzi che non rispettano gli stessi standard di emissioni previste dalle regolamentazioni del Green Deal. 

Chi infrange le regole dovrà infatti pagare per i danni climatici derivanti dal rilascio di anidride carbonica nell’atmosfera.

Il funzionamento è chiaro: più alto è il livello dell’imposta, più forte è l’incentivo finanziario per il passaggio a fonti energetiche pulite, rinnovabili e l’ottimizzazione dell’efficienza energetica. 

Piccola curiosità: la Carbon Tax non tassa il carbonio legato chimicamente a prodotti non bruciati come la plastica. Allo stesso modo, qualsiasi CO2 derivante dalla produzione di energia che viene permanentemente sequestrata anziché rilasciata nell’atmosfera non sarà tassata (o riceverà un credito d’imposta di compensazione).

Unione Europea detta tempistiche e step

A partire dal primo ottobre di quest’anno, l’Unione Europea ha inaugurato una fase transitoria e sperimentale del tanto discusso CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism).  

La prima fase, estesa fino alla fine del 2024, non prevede l’applicazione immediata del dazio sulla CO2.

Ciò consentirà agli Stati membri dell’UE di adottare nuove politiche volte a garantire il rispetto delle regolamentazioni in vigore.

Il CBAM sarà pertanto introdotto solo come un “obbligo di notifica”. 

Tradotto in parole povere?

Gli importatori di beni rientranti nei settori critici come il cemento, il ferro, l’acciaio, l’alluminio, i fertilizzanti, l’elettricità e l’idrogeno, dovranno segnalare le emissioni di gas serra (GHG). Non sono tuttavia tenuti a effettuare alcun pagamento finanziario o adattamento immediato.

Successivamente, a partire dal 2025, verrà gradualmente implementato un meccanismo permanente che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026. 

Da questa data, gli importatori dovranno dichiarare annualmente la quantità di beni importati nell’UE nell’anno precedente e le relative emissioni di gas serra incorporate. 

Infine, dovranno acquistare un certo numero di certificati CBAM, i quali avranno un costo basato sul prezzo medio settimanale delle quote EU ETS (European Union Emissions Trading Scheme) espresso in euro per tonnellata dI CO2 emessa.

Una triste realtà: L’Unione Europea condanna l’Italia

Unione Europea: no all'inquinamento

Relativamente alla salvaguardia del diritto di ogni individuo a vivere in un ambiente salubre, il nostro Paese fa fatica ad allinearsi ai dettami della Green Deal.

Ciò ha portato la Corte Europea dei diritti dell’Uomo a condannare l’Italia attraverso una sentenza storica, che getta luce sulle responsabilità fondamentali delle Istituzioni.

Emanata il 19 ottobre 2023 (n. 35648/10), la sentenza si riferisce a una lunga emergenza rifiuti che ha tormentato alcune città campane dal lontano 1994, generando disagi e minacce per la salute di intere comunità.

La condanna suona come un grido di giustizia per ogni cittadino che lotta per respirare un’aria pulita e per proteggere la propria salute e quella delle future generazioni. È un richiamo urgente affinché le Istituzioni agiscano ora, affrontando le sfide dell’inquinamento e garantendo un futuro sano e sostenibile per tutti.

Il commento del Presidente Consulcesi Massimo Tortorella

Il presidente Consulcesi (società dedicata ai professionisti della Sanità) Massimo Tortorella, con vent’anni di esperienza nella difesa dei diritti comunitari, descrive la sentenza come un «nuovo e fondamentale passo per il riconoscimento definitivo del diritto a nascere e a vivere in un ambiente salubre».

Le sue parole risuonano come un ammonimento: «non dobbiamo aspettare di ammalarci o addirittura di morire di tumore o di altre malattie correlate all’inquinamento, ma abbiamo il diritto di vivere in un ambiente sano ora; e se questo non accade, la responsabilità è principalmente delle Istituzioni.

Non è stato necessario, per condannare l’Italia, dimostrare la sussistenza di danni nel caso concreto, sottolinea Tortorella, «ma sono stati portati a supporto della tesi dei ricorrenti numerosi ed autorevoli studi scientifici che hanno evidenziato tutti i potenziali pericoli che un’esposizione prolungata a fattori inquinanti può causare».

L’eco di questa decisione giudiziaria risuona in un messaggio di speranza per i 600mila richiedenti all’azione collettiva Aria Pulita. «Non si tratta più solo di ottenere un risarcimento per il tempo in cui si è stati esposti ad aria inquinata, ma anche di indurre le istituzioni a mettere in atto politiche mirate a rendere più sano l’ambiente in cui viviamo», conclude Tortorella.

Cosa succederà a breve 

Adesso, un’opportunità significativa si apre per oltre 40milioni di persone, residenti in 3.384 comuni interessati dall’iniziativa dell’Associazione Aria Pulita. Queste persone potranno richiedere un risarcimento per aver respirato un’aria nociva, grazie all’azione legale intrapresa da Consulcesi.

Il requisito per partecipare è dimostrare la residenza nei comuni interessati, durante un periodo specifico dal 2008 al 2018, individuato come periodo critico per l’elevata presenza di polveri sottili (Pm10) e biossido d’azoto (NO2), per cui l’Italia è stata multata dalla Corte Europea.

Unione Europea. Sognando in futuro migliore 

La connessione indissolubile tra salute, ambiente e legge si rivela sempre più evidente attraverso l’ottica della Carbon Tax e della sentenza della Corte Europea. Entrambe sottolineano una verità imprescindibile: il nostro futuro è intrecciato in modo inestricabile con la salute del nostro pianeta e di coloro che lo abitano.

L’aria che respiriamo, l’ambiente che ci circonda, sono la quintessenza della nostra esistenza. La protezione di questi beni comuni non può essere trascurata o ignorata. La salute umana e l’equilibrio ambientale devono essere posti al centro delle politiche, delle leggi e delle azioni delle Istituzioni.

La Carbon Tax rappresenta pertanto un passo deciso verso un’energia più pulita e sostenibile, puntando a mitigare gli effetti deleteri dell’inquinamento. 

La sentenza della Corte Europea richiama l’attenzione sulle conseguenze reali delle politiche ambientali passate e mette in luce il dovere di proteggere la salute dei cittadini, anche attraverso la legge.

Riflettendo su questi insegnamenti, emerge un’imperativa necessità di cambiamento. Dobbiamo abbracciare politiche che non solo riconoscano, ma che garantiscano attivamente la tutela dell’ambiente e della salute. La nostra responsabilità collettiva è quella di agire ora, di impegnarci per un mondo in cui la salute non sia una scommessa, ma un diritto universale garantito dalla legge e dalle azioni concrete. Solo così potremo costruire un futuro sano, equo e sostenibile per le generazioni a venire.

Fonti 

www.sanitainformazione.it

Numero verde ONA

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