Una Terra virgola sette

Entro il 2050 altri due miliardi e mezzo di persone andranno ad affollare i centri urbani

Per soddisfare i consumi globali ci sarebbe bisogno di una Terra virgola sette.

Il numero di persone che affluiscono verso le città è in continuo aumento: l’UNEP, acronimo di United Nations Environment Programme, sostiene che entro il 2050 altri due miliardi e mezzo di individui andranno ad affollare i centri urbani; la percentuale mondiale, è stata calcolata, salirà dal 54% del 2015 al 66% di metà secolo. Con effetti che potrebbero rivelarsi “disastrosi” per le risorse naturali.

Cina

Gli esperti indicano che più di un terzo della crescita urbana dovrebbe riguardare: India (404 milioni di nuovi abitanti delle città), Cina (292 milioni) e Nigeria (212 milioni).

Secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, lo sfruttamento del territorio ogni anno cresce del 2%, passerà, quindi, da 1milione di chilometri quadrati a 2,5milioni nel 2050; il consumo di materiali da costruzione, per lo sviluppo dell‘urbanizzazione, “crescerà ancor più velocemente, presentando un’enorme sfida di fronte alle scarse risorse e all’intensificarsi dei problemi ambientali, tra cui l’inquinamento e il cambiamento climatico”.

Ogni anno le risorse che la Terra è in grado di rigenerare da sola si esauriscono sempre prima; nel 2017 il cosiddetto Earth Overshoot Day è stato raggiunto il 2 agosto, nel 2016 l’8 agosto, nel 2015 il 13 agosto, nel 2014 il 19 e così via, per risalire al 27 settembre nel 2011.

L’UNEP avverte che si stiano impiegando più risorse di quanto il nostro pianeta possa rigenerare, con effetti su agricoltura, energia, industria e trasporti. Di questo passo, dicono gli scienziati, per soddisfare i consumi globali ci sarebbe bisogno di una Terra virgola sette.

L’allarme è stato lanciato anche dagli esperti del Global Footprint Network, secondo cui l’Earth Overshoot Day 2018, giorno in cui avremo consumato le risorse naturali che il nostro pianeta è in grado di rigenerare in un anno, sarà raggiunto il 1° agosto. Questo vuol dire che “dal 2 agosto, staremo simbolicamente erodendo il capitale (naturale) del pianeta”. 

«Secondo i calcoli del Global Footprint Network – sottolinea Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italiail nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto. Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra continua a crescere».

Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta è coperto da ambiente naturale. Secondo una stima degli esperti, se non si agisce in maniera decisa per invertire la tendenza attuale, al 2050 questa quota potrebbe scendere al 10%.

«Le ricerche più autorevoli – continua Bologna – ci documentano che allo stato attuale il degrado dei suoli della Terra dovuto all’impatto umano sta esercitando un ruolo fortemente negativo sul benessere umano, in particolare per almeno 3.2 miliardi di individui, e sta contribuendo alla sesta estinzione di massa della ricchezza di biodiversità della Terra. La valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Al 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate».

L’effetto dell’azione dell’uomo si fa sentire anche sugli ecosistemi marini. L’articolo “The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness” pubblicato dalla rivista scientifica “Current Biology” a cura di Jones Kendall e alcuni ecologi marini e biologi di fama internazionale, scrive che, tenuto conto di quindici fattori di pressione dovuti all’intervento umano, solo il 13.2% (che copre circa 55milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo gode dell’ambiente naturale (wilderness) e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

È prioritario, quindi, osserva il WWF, raggiungere l’obiettivo di evitare, ridurre e invertire l’attuale degrado di suoli mondiali per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (i 17 Sustainable Development Goals, SDGs) contenuti nell’Agenda ONU 2030 che è stata approvata da tutti i Paesi della Terra nel settembre 2015.

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