martedì, Marzo 5, 2024

Un “Trattato globale sull’Alto Mare” per ridurre l’impatto antropico

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SOTTOSCRITTO ALL’ONU STORICO ACCORDO PER LA CONSERVAZIONE E L’USO SOSTENIBILE DELLA BIODIVERSITÀ MARINA. IL “TRATTATO GLOBALE SULL’ALTO MARE” FORNIRÀ ANCHE PER IL MEDITERRANEO UNO STRUMENTO GIURIDICO PIÙ FORTE PER RIDURRE L’IMPATTO DELLE CRESCENTI ATTIVITÀ INDUSTRIALI E PRODUTTIVE

La biodiversità marina è un patrimonio da tutelare, evitando lo sfruttamento delle risorse del mare e ripristinando le aree degradate. In questa direzione va l’accordo appena raggiunto dagli Stati membri delle Nazioni Unite sul testo per un nuovo Trattato globale sull’Alto Mare, legalmente vincolante.

Accolto con favore dal WWF, il Trattato crea un quadro normativo per la conservazione della biodiversità marina e per frenare le attività dannose in due terzi degli oceani.

Dopo quasi vent’anni di negoziati, il testo ora definisce i meccanismi per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina. Ciò in quelle aree che restano al di fuori della giurisdizione nazionale, compreso l’Alto Mare.

Per il WWF, il trattato permetterà di creare aree marine protette in Alto Mare. Contribuirà così a colmare le lacune nell’attuale mosaico di organismi di gestione, con conseguente miglioramento della cooperazione. Creerà, inoltre, un minore impatto cumulativo delle attività antropiche.

Il Trattato globale sull’Alto Mare, WWF favorevole

Il Trattato sull’Alto Mare è necessario per attuare il Quadro Globale per la Biodiversità. Questo impegna i Paesi a proteggere e a conservare almeno il 30 % degli oceani. Li impegna anche a garantire il ripristino del 30 % delle aree degradate entro il 2030.

Il WWF accoglie con grande favore l’obbligo di effettuare valutazioni di impatto ambientale delle attività in Alto Mare, commisurate alla portata dell’impatto.

Tutte le attività che potrebbero avere un impatto sulla vita nel mare dovranno essere sottoposte a tali valutazioni. Si darà pertanto la possibilità di poter interrompere le attività dannose e ridurre gli impatti cumulativi. 

Ciò sarà particolarmente importante quando si tratta di eventuali attività future come l’estrazione mineraria nei fondali marini. O per la cattura e lo stoccaggio del carbonio nelle acque profonde, sulle quali esistono pochissime conoscenze in merito ai loro impatti.

Non ci sarà più un “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”

«Lo scorso anno, i membri delle Nazioni Unite si erano impegnati ad arrestare e invertire la perdita di natura entro il 2030. Il risultato di oggi è un passo significativo verso il mantenimento di questa promessa», afferma Pepe Clarke, Global Ocean Practice Leader per WWF.

«Ciò che accade in Alto Mare non sarà più “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Il Trattato sull’Alto Mare consentirà quella supervisione e integrazione di cui abbiamo bisogno se vogliamo che l’oceano continui a fornire i benefici sociali, economici e ambientali di cui l’umanità gode attualmente», dichiara Jessica Battle Senior, Global Ocean Governance and Policy Expert che ha guidato il team del WWF durante i negoziati, che continua: «Da ora sarà possibile esaminare gli impatti cumulativi sul nostro oceano in modo che rifletta la connessione tra Economia Blu e gli ecosistemi che la supportano».

Il Trattato d’Alto importante anche per il Mar Mediterraneo

«Il nuovo Trattato d’Alto Mare è molto importante anche nel Mar Mediterraneo in quanto fornisce uno strumento giuridico più forte che ci è mancato finora per proteggere efficacemente gran parte del nostro mare che è al di fuori della giurisdizione nazionale e ridurre l’impatto delle crescenti attività industriali e produttive», evidenzia Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia.

«Ora i Paesi del Mediterraneo potranno presentare proposte per l’istituzione di Aree Marine Protette in alto mare, che svolge un ruolo fondamentale nel sostenere cruciali attività di pesca, nel fornire habitat a migliaia di specie e nel mitigare gli impatti climatici, con il 23% delle emissioni di carbonio prodotte dall’uomo assorbite dall’oceano negli ultimi dieci anni. Appena un numero sufficiente di Paesi adotterà e ratificherà questo accordo, così da permettere a questo strumento di entrare in vigore, l’Alto Mare e le specie che migrano in queste acque riceveranno finalmente l’attenzione che meritano»

Numero verde ONA

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