venerdì, Luglio 19, 2024

Un progetto per candidare il Mare di Weddell a diventare area marina protetta

Ultime News

ANTARTIDE, IL MARE DI WEDDELL OLTRE A SPUGNE E CORALLI È ABITATO DA NUMEROSI ORGANISMI ADATTATI AL FREDDO. CON L’AVANZARE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI, QUESTA REGIONE POLARE POTREBBE DIVENTARE UN RIFUGIO PER ORGANISMI DIPENDENTI DAL GHIACCIO, COME IL KRILL E LE FOCHE. FINANZIATO IL PROGETTO WOBEC PER AVVIARE OSSERVAZIONI SISTEMATICHE A LUNGO TERMINE SUI POTENZIALI CAMBIAMENTI IN QUESTO ECOSISTEMA UNICO

Il Mare di Weddell, in Antartide, noto per le sue profondità che ospitano comunità biotiche variegate, tra cui spugne e coralli, è abitato da numerosi organismi adattati al freddo.

Con l’avanzare dei cambiamenti climatici, questa regione polare potrebbe diventare un rifugio per organismi dipendenti dal ghiaccio, come il krill e le foche di Weddell.

L’Istituto Alfred Wegener coordina il progetto europeo “Weddell Sea Observatory of Biodiversity and Ecosystem Change” (WOBEC).  Il programma coinvolge undici istituzioni europee e statunitensi, inclusa l’Università di Padova. Obiettivo avviare osservazioni sistematiche a lungo termine sui potenziali cambiamenti in questo ecosistema unico.

Il progetto, finanziato con circa 1,9milioni di euro, svilupperà una strategia per monitorare i cambiamenti nel Mare di Weddell. Questa regione candidata a diventare area marina protetta su proposta dell’UE e altri Stati. La riunione di avvio del WOBEC si tiene a Bremerhaven dall’11 al 14 giugno 2024.

Il Mare di Weddell, il più grande mare dell’Oceano Meridionale, vanta una ricca biodiversità. Foche e pinguini imperatore partoriscono qui i loro piccoli, mentre il krill si nutre di microalghe sotto le banchise, attirando pesci, balene e uccelli marini.

Sul fondo del mare, milioni di pesci-ghiaccio senza emoglobina si riproducono tra giardini sottomarini di spugne di vetro, anemoni e lumache di mare. Alcune aree raggiungono una biodiversità paragonabile alle barriere coralline tropicali.

Il Mare di Weddell fonte di importanti servizi ecosistemici

«Il Mare di Weddell costituisce un habitat in gran parte incontaminato e quindi estremamente prezioso – spiega il dr. Hauke Flores, biologo marino dell’Istituto Alfred Wegener e coordinatore del progetto WOBEC -.  Non solo ha un alto valore estetico, ma è anche caratterizzato da una biodiversità unica ed è fonte di importanti servizi ecosistemici, come lo stoccaggio del carbonio nelle profondità marine attraverso le alghe che crescono sul ghiaccio e i resti di plancton che precipitano sul fondo. Tuttavia, il cambiamento climatico si è diffuso da tempo nella regione polare meridionale: negli ultimi anni abbiamo assistito a un calo inaspettatamente rapido del ghiaccio marino. Non sappiamo come, o se, gli organismi della regione possano adattarsi alle mutate condizioni ambientali. Per valutare questo aspetto, dobbiamo prima comprendere meglio lo stato attuale dell’ecosistema e iniziare con urgenza una raccolta sistematica di dati».

Il team dell’Università di Padova partner del progetto

Undici istituti di otto Paesi partecipano al progetto WOBEC. Nei prossimi tre anni, ricercatrici e ricercatori valuteranno lo stato della comunità biotica del Mare di Weddell, stabilendo uno scenario di riferimento per il monitoraggio a lungo termine dell’ecosistema.

WOBEC fa parte del programma dell’Unione Europea BiodivMon, sotto l’egida di Biodiversa+, il partenariato europeo per la biodiversità. Il progetto è iniziato ad aprile 2024 con una riunione a Tallinn, in Estonia, con un budget di circa 1,9milioni di euro.

Il team dell’Università di Padova, supportato dal ministero dell’Università e della Ricerca con quasi 200mila euro, è coordinato dalla professoressa Chiara Papetti e include la professoressa Isabella Moro, il dottor Alessandro Vezzi e i giovani ricercatori Luca Schiavon, Alessia Prestanti e Federica Stranci.

«Ci aspettiamo che i pesci antartici, per i loro adattamenti peculiari all’ambiente polare e per i loro cicli vitali strettamente connessi a quelli degli altri numerosi componenti della comunità marina antartica, possano fungere da indicatori dei cambiamenti nell’abbondanza e distribuzione della biodiversità nel Mare di Weddell», spiega Chiara Papetti che, con i suoi collaboratori, si occupa di studiare la connessione tra popolazioni di pesci antartici nell’Oceano Meridionale. «Solo negli ultimi anni siamo stati in grado di cominciare a caratterizzare la vasta biodiversità dei pesci antartici in questa regione», aggiunge.

Nel 2026, l’Università di Rostock coordinerà una spedizione con la nave rompighiaccio Polarstern, coprendo il Primo Meridiano e la regione a est del Mare di Weddell, con la partecipazione di Chiara Papetti.

Circa cinquanta scienziati internazionali esploreranno la montagna sottomarina Maud Rise e proseguiranno le indagini sulle comunità bentoniche a Cape Norvegia, a ovest della stazione tedesca Neumayer III.

Condividere il monitoraggio tra scienza e gestione delle risorse

Il progetto WOBEC si concentra sull’osservazione a lungo termine dei cambiamenti della biodiversità nel Mare di Weddell orientale. Paesi come Germania, Norvegia e Sudafrica conducono ricerche nella regione da decenni, ma mancano studi sistematici sull’ecosistema.

Hauke Flores sottolinea la grande lacuna nelle conoscenze: per migliaia di chilometri a est e ovest dell’area di studio del WOBEC non esistono osservazioni a lungo termine della biodiversità marina. Oltre a raccogliere nuovi dati sul campo, i ricercatori rendendo disponibili anche risultati inediti.

«Sulla base di dati storici e attuali, l’obiettivo di WOBEC è creare una strategia per il monitoraggio ambientale a lungo termine nel Mare di Weddell con l’ausilio di osservatori autonomi, telerilevamento satellitare e campionamento via nave», afferma Hauke Flores.

«Da complementare con nuovi dati genetici e l’applicazione di tecniche non invasive come l’analisi del DNA ambientale, isolato da campioni di acqua», aggiunge Chiara Papetti.

Il progetto si svolgerà in stretta collaborazione con la Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine Viventi dell’Antartide (CCAMLR) e con le comunità politiche, economiche e di conservazione della natura per condividere il monitoraggio tra scienza e gestione delle risorse.

Il progetto di area marina protetta nel Mare di Weddell

L’UE e altri membri del CCAMLR sostengono da anni la protezione di vaste aree del Mare di Weddell. Grazie all’esperienza dell’Istituto Alfred Wegener, con cui l’Università di Padova collabora da oltre 20 anni, è stato sviluppato un concetto di protezione presentato al CCAMLR nel 2016.

«L’area marina protetta proposta è attualmente costituita da due regioni nel Mare di Weddell occidentale e orientale, alcune delle quali si trovano all’interno dell’area di studio di WOBEC», spiega la dott.ssa Katharina Teschke, ecologa marina e responsabile del progetto per la costituzione dell’area marina protetta nel Mare di Weddell per l’Istituto Alfred Wegener.

Il progetto di area marina protetta nel Mare di Weddell adotta un approccio ecosistemico basato sul principio di precauzione. La ratifica dell’Accordo sulla conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica marina nelle aree non soggette a giurisdizione nazionale (Trattato BBNJ) è avvenuta l’anno scorso.

Il processo di dichiarazione di un’area marina protetta nel Mare di Weddell è un segnale promettente, è scritto nella nota. Il WOBEC offrirà l’opportunità di creare una strategia scientifica per valutare la biodiversità e i cambiamenti futuri all’interno dell’area protetta.

«L’obiettivo è quello di preservare una regione marina ancora incontaminata come rifugio per le specie adattate al freddo dove, nonostante l’attuale riscaldamento della Terra, si spera possano vivere indisturbate alle mutate condizioni ambientali. Finora la proposta di una nuova area marina protetta non è passata perché il voto deve essere unanime, e l’attuale situazione geopolitica rende i negoziati della CCAMLR ancora più difficili», conclude Katharina Teschke.

Numero verde ONA

spot_img
spot_img
spot_img

Consulenza gratuita

    Articoli simili