venerdì, Febbraio 23, 2024

Un grano duro che resiste alla siccità. La scoperta della ricercatrice Patrizia Galeffi

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LA RICERCATRICE ENEA PATRIZIA GALEFFI, DOPO ANNI DI STUDI ALL’ESTERO, HA SCOPERTO CHE UNA PARTICOLARE VARIETÀ DI GRANO DURO, IL “BARNACLA”, RISPONDE MEGLIO ALLE CONDIZIONI DI SICCITÀ. QUESTO, INFATTI, GARANTISCE UNA BUONA PRODUTTIVITÀ IN CONDIZIONI DI STRESS IDRICO

La dottoressa Patrizia Galeffi, ricercatrice ENEA del Laboratorio Sostenibilità, Qualità e Sicurezza della Produzioni Agroalimentari, per circa vent’anni ha coordinato una ricerca internazionale molto impegnativa.

Ha lavorato, cioè, per individuare, a livello genetico, quale varietà di grano duro potesse resistere meglio in presenza di stress idrico. E quindi, potesse garantire una maggiore produttività in campo, in casi di penuria d’acqua.

Il CIMMYT

I risultati dello studio, che rientrano nel più grande progetto “Genetics and Evolution of Abiotic Stress Tolerance in Plants”, sono stati, poi, pubblicati nella rivista open source Genes.

Il lavoro è stato condotto in sinergia con il CIMMYT (International Maize and Wheat improvement center). Una organizzazione internazionale di ricerca messicana, dedicata allo sviluppo di varietà migliorate di grano e mais, nonché all’introduzione di pratiche agricole innovative.

E la prova sul campo, è stata proprio realizzata presso il Centro Sperimentale del CIMMYT, a Ciudad Obregòn in Messico.

Il Barnacla

Il team dell’ENEA, coordinato dalla dott.ssa Galeffi, dopo anni di studi, ha individuato nella varietà spagnola di grano sperimentale Barnacla, quella con la maggior resa in campo, in condizioni di irrigazione ridotta.

Il relativo raccolto, infatti, calcolava una perdita inferiore al 50% rispetto alle altre varietà testate, quali Creso, Duilio o Colosseo (tutte italiane). Ciò significava, cioè, che il Barnacla resisteva meglio allo stress e produceva più degli altri genotipi.

Come sottolineato da ENEA, la collaborazione con il CIMMYT risale al 2003, quando la dott.ssa Galeffi propose un tema di ricerca assolutamente pionieristico.

Il tema della ricerca

Lo studio partiva da un’indagine di natura prettamente molecolare. Cioè mirava a isolare un singolo gene nel grano duro, il DRF1 (dehydration responsive factor 1, resistente alla siccità), per poi provarne l’effettiva correlazione con una maggiore produttività del cereale in campo (dato agronomico).

E grazie a complessi processi scientifici, la ricerca ha potuto analizzare, di pari passo, “il comportamento” di quel gene resistente con i livelli di resa delle varietà di grano testate. Ma prima di giungere ai risultati descritti, i ricercatori hanno dovuto superare tantissime criticità.

«All’inizio sembrava improbabile, se non impossibile, dimostrare questa relazione – dichiara Galeffi –. Ma alla fine è stata premiata la nostra perseveranza che mirava a fornire ai coltivatori informazioni utili sulle varietà di frumento tolleranti alla siccità».

La siccità

Com’è noto, a causa del climate change, le risorse idriche sempre più carenti, mettono a dura prova i raccolti, in ogni parte del mondo e anche in inverno. Perché il riscaldamento globale porta allo stravolgimento delle stagioni, delle temperature e, di conseguenza, delle precipitazioni.

Dunque, proprio in simili condizioni, «le piante attivano complessi meccanismi genetici per far fronte a questi stress ambientali», spiega la ricercatrice.

E ancora, durante un’intervista rilasciata a Radio Cusano, la ricercatrice ha insistito sul perché gli effetti della siccità vadano arginati. «Per ogni grado in più di temperatura sul pianeta, la produttività del grano diminuisce di circa il 7%».

Situazione preoccupante, considerata l’importanza di questo cereale per il sostentamento della popolazione mondiale. «Per l’Italia è la prima pianta e nel mondo è la seconda pianta alimentare, dopo il riso».

E, proprio per far fronte a queste criticità, aggiunge, «ci siamo concentrati sullo studio di un gene singolo molto importante, che risponde allo stress ambientale della siccità – dimostrando – che c’è una relazione tra gene e resa in campo delle diverse varietà di grano duro».

I risultati

Dopo anni, ENEA ha finalmente trovato la chiave di volta. Come anticipato, infatti, studiando il comportamento di un gene particolare “sotto stress idrico”, è riuscita a isolare i genotipi di grano duro che avevano al loro interno quella specifica variabilità, legata alla resistenza.

Tuttavia, «la difficoltà maggiore – osserva Galeffi – era mettere in relazione i dati molecolari con i dati agronomici». Ma «ciò che conta – conclude – è aver capito come funziona il gene chiave, in modo da poter selezionare, in futuro, altre piante più produttive».

Numero verde ONA

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