giovedì, Giugno 13, 2024

Un crescente “smog” di plastica alla deriva negli oceani

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L’INQUINAMENTO DA PLASTICA NEL MARE HA RAGGIUNTO LIVELLI MAI VALUTATI PRIMA. UNA RICERCA DI   PLOS ONE  HA STIMATO CON APPROSSIMAZIONE CHE UN CRESCENTE “SMOG” DI 171 TRILIONI DI FRAMMENTI DI PLASTICA, PARI A 2,3 MILIONI DI TONNELLATE È ALLA DERIVA NEGLI OCEANI

Nel mare si trova una massiccia quantità di inquinamento plastico (paragonato allo smog), costituito da una cifra così vasta di particelle – 171.000.000.000.000, ossia 171 trillioni – che risulta difficile da quantificare.

Questo fenomeno eccezionale pesa complessivamente 2,3 milioni di tonnellate ed è stato riversato nell’ambiente marino, in gran parte, a partire dal 2005, con un incremento repentino e inaspettato.

Questi dati provengono da un’analisi condotta da PLOS ONE (pubblicazione scientifica i cui articoli sono esaminati in “revisione paritaria” o “peer review”), su informazioni raccolte in un arco temporale di 40 anni, dal 1979 al 2019, in 12mila punti di campionamento distribuiti nell’Oceano Atlantico, nel Pacifico, nell’Oceano Indiano e nel Mar Mediterraneo.

I ricercatori che hanno esaminato queste informazioni concludono che fino al 1990 la presenza di plastica in mare era moderata e la sua crescita era lenta. Ma, a partire dal 2005 si è verificato un vero e proprio boom. Questo incremento è stato riscontrato anche nella quantità di plastica accumulata sulle spiagge.

A meno che non si intraprendano misure significative, è probabile che la quantità di plastica nell’ambiente marino e nelle zone costiere continuerà ad aumentare, con un conseguente aumento del numero di zeri associati a questa problematica.

Colpa della plastica monouso

La causa principale di questa situazione risiede nell’esplosione della produzione di plastica degli ultimi 15 anni, in particolare quella di prodotti monouso in plastica. Le aziende petrolifere traggono vantaggio da questa tendenza poiché la plastica è derivata dai prodotti petroliferi. Quindi, le multinazionali spesso esercitano pressioni per promuovere l’uso di plastica monouso, cercando di trasmettere il messaggio che tutto è riciclabile. Non è proprio così.

Di conseguenza, si è verificata una proliferazione di bicchieri, forchette, confezioni e bottigliette di plastica. Nonostante alcune di queste siano teoricamente riciclabili, solo il 9% della plastica a livello mondiale viene effettivamente riciclato.

Addirittura, si prevede che la produzione di plastica quadruplicherà entro il 2040.

La situazione varia da Paese a Paese, con alcuni che gestiscono meglio la questione rispetto ad altri. Spesso i Paesi meno sviluppati sono quelli messi peggio. La produzione e l’uso di plastica sono convenienti in termini economici. Ma, la raccolta, il riciclo e, soprattutto, la promozione di una cultura basata sul riutilizzo e sull’attenzione all’ambiente rappresentano sfide costose.

Le microplastiche finiscono nella catena alimentare

Molte di queste plastiche finiscono inevitabilmente in mare, spesso attraverso i fiumi o a causa delle acque piovane. A volte sono il risultato degli scarti della pesca, come le reti o i contenitori di polistirolo.

Una volta nell’oceano, la plastica si decompone in piccoli frammenti che possono essere ingeriti da pesci, uccelli marini e, se sufficientemente piccoli, per finire nella catena alimentare.

Attualmente, la legislazione in vigore è del tutto insufficiente, nonostante varie nazioni abbiano cercato di introdurre leggi per limitare la presenza di plastica nell’ambiente marino fin dagli anni ’70.

Il problema principale è che queste misure sono basate su volontarietà, con standard diversi tra i vari Paesi e mancanza di meccanismi di controllo efficaci. La soluzione richiede un approccio internazionale e normative vincolanti.

Ad esempio, negli anni ’80 sono state approvate leggi nazionali per vietare lo smaltimento illegale di attrezzature da pesca e rifiuti provenienti dalle navi. Ma, nel tempo, queste leggi sono state indebolite e molti Paesi, che un tempo erano a basso consumo di plastica, oggi ne sono grandi produttori senza regolamentazioni adeguate.

smog di plastica

Il potere dell’industria petrolchimica

L’ONU ha pianificato l’adozione di protocolli vincolanti sulla produzione e lo smaltimento della plastica entro il 2024. Anche lUnione Europea ha avviato una commissione dedicata.

Tuttavia, i dettagli non sono ancora chiari e resta incerto se si limiterà effettivamente la produzione di plastica. Il potere dell’industria petrolchimica è così rilevante che ciò solleva dubbi sul coraggio dell’ONU nel porre freno alla continua proliferazione della plastica.

La soluzione sta nell’adozione di una produzione plastica ridotta, che comporterebbe minori impatti sull’ambiente marino, sulle coste e sugli esseri viventi. Questo inevitabilmente ridurrebbe i profitti delle compagnie petrolifere e dell’industria della plastica.

La sfida fondamentale continua a essere quella di bilanciare il buon senso ambientale con gli interessi finanziari. Buonsenso contro profitti, è sempre qui il problema.

Numero verde ONA

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