sabato, Aprile 13, 2024

Tina non deve morire. Lotta per salvare la suina di Novara

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SI CHIAMA TINA ED È UN IBRIDO MAIALE-CINGHIALE. OGGI È IN AFFIDAMENTO A UNA FAMIGLIA MA È STATA “CONDANNATA” A MORTE DALLA ASL E RISCHIA DI ESSERE ABBATTUTA DA UN MOMENTO ALL’ALTRO. LA VICENDA FINISCE AL TAR

Su Tina, esemplare di ibrido tra maiale e cinghiale, alla fine decideranno i giudici amministrativi. È quanto si prospetta dopo che il Rifugio Miletta di Agrate Conturbia, in provincia di Novara, si è rivolto all’avvocatessa Angelita Caruocciolo.

La Asl di Novara, infatti, ha disposto l’abbattimento della maialina. Il controllo si era svolto lo scorso agosto la prima volta, e la seconda a gennaio. L’ispezione, congiunta di carabinieri forestali, polizia provinciale e veterinari dell’Asl di Novara, si è svolta in una casa a Castelletto Ticino.

Proprio qui l’ibrido di suino vive con la famiglia che l’ha adottata dopo averla salvata da cucciola, circa un anno fa. Trovata quando era ancora troppo piccola, Tina – questo il nome che le è stato dato – è stata allattata al biberon dai suoi umani e tenuta in casa. In seguito all’ispezione, però, era scattato il sequestro dell’animale.

Il contesto: la peste suina in Piemonte, casi in aumento

I dati delle positività riscontrate alla peste suina africana, tra Piemonte e Liguria (zona di protezione II), sono saliti a 400. I dati si riferiscono al periodo compreso tra il 27 dicembre 2021 ed il 26 febbraio 2023.

I casi positivi sono 13 in in più rispetto all’aggiornamento precedente: 269 le positività in Piemonte, 131 in Liguria.

I dieci nuovi casi sono stati riscontrati in Piemonte nella provincia di Alessandria: tre a Cassinelle (in totale 12 da quando è iniziata l’emergenza), uno a Grondona (19), uno a Molare (8), quattro a Morbello (26), uno a Novi Ligure (8). Tre nuovi casi, invece, sono stati identificati in Liguria nella provincia di Savona, tutti e tre a Sassello (26)“. Lo riporta l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Una situazione non facile, che ha portato enormi danni all’economia locale e che la Regione Piemonte sta gestendo con apposite norme.

Il sequestro di Tina e ora la vita “sub iudice”

A ricostruire la vicenda di Tina e a portarla sotto i riflettori della cronaca è lo stesso Rifugio Miletta, in una nota. “Sono state contestate alcune irregolarità nella detenzione di un animale ibrido cinghiale-suino domestico ed è stato quindi disposto il sequestro amministrativo di Tina“.

La suina ora è “affidata in custodia a Gabriele con una multa di 400 euro e diverse prescrizioni da rispettare, subito adottate dal suo umano per salvaguardare Tina. Da allora vive in un box, non ha contatti con gli altri animali con cui è cresciuta; e la sua famiglia umana indossa vestiti e calzature apposite per stare con lei, come richiesto dall’Asl“.

In quell’occasione c’erano stati anche i prelievi diagnostici per scongiurare varie malattie, tra cui la PSA (Peste Suina Africana), tutti con un esito negativo. “Tuttora l’esito – negativo – è stato comunicato solo a parole: Gabriele non ha mai ricevuto i risultati dal test” – hanno evidenziato i volontari.

Il colpo di scena: la decisione di abbattimento

A seguito degli accertamenti, “tutto faceva pensare che la situazione si sarebbe risolta positivamente – riporta Miletta – ma lo scorso 23 gennaio 2023 i veterinari dell’Asl hanno eseguito una nuova ispezione, prescrivendo nuove misure di bio-sicurezza, diverse rispetto alla visita precedente. Appena due ore dopo l’ultimo controllo, senza lasciare a Gabriele il tempo di attuare le nuove misure richieste, l’Asl di Novara ha imposto l’abbattimento di Tina per un inesistente pericolo di contagio: di fatto, una sentenza di morte“.

Siamo sconcertati per la mancanza di senso in tutta questa vicenda – ha commentato Alessandra Motta, presidente di Rifugio Miletta -. Tina è un animale cresciuto per essere amato e non consumato. È sana, come risulta dagli accertamenti che la stessa Asl ha fatto, detenuta in condizioni di biosicurezza, come attestato dai documenti fotografici inviati all’Asl nei giorni seguenti a quel fatidico 23 gennaio. Riteniamo assolutamente ingiustificata, nonché moralmente inaccettabile, l’imposizione di abbattimento“.

Tina asl
La decisione della Asl di Novara

Il parere del legale: “Non ci sono presupposti”

Sulla questione di Tina, abbiamo ascoltato anche il parere dell’avvocatessa Angelita Caruocciolo, legale a cui il rifugio Miletta ha dato mandato per un ricorso al Tar del Piemonte.

Per noi questa della Asl di Novara, fa parte di scelte e decisioni estreme che non sono sostenibili dal punto di vista giuridico. L’animale in questione non è allevato, non è destinato ad attività di produzione alimentare, non c’è rischio, non ha la PSA come rilevato dai prelievi effettuati dalla stessa Asl. Gli atti non dimostrano motivi di diritto per un abbattimento. Di certo chiederemo una sospensiva e, se ci sono i margini, probabilmente di natura urgente“.

La vita del maialino Tina è dunque per ora appesa al filo del diritto.

Perché disporre l’abbattimento di Tina, un animale sano?

È la domanda che abbiamo posto al servizio veterinario della Asl di Novara, contattato telefonicamente, ma dal quale non abbiamo ancora ottenuto risposta. Siamo in attesa di essere “richiamati”.

Se infatti in caso di infezione da peste suina o in presenza di altre malattie si potrebbe dire che un abbattimento sia giustificato o giustificabile, perché in assenza di questa condizione si dispone per la morte di un animale?

I problemi causati delle specie selvatiche

Il motivo risiede forse anche nella natura stessa dell’animale, che è un ibrido tra cinghiale e maiale? Questi incroci, molto invasivi per l’ambiente quando in libertà, possono rappresentare un problema e causare danni perché si riproducono, peraltro, più facilmente rispetto alle specie originarie e con più facilità possono fare da veicolo per virus.

È ciò che sta succedendo soprattutto negli USA e in Canada, dove però la situazione è sfuggita soprattutto per responsabilità umana; sono infatti i cosiddetti “super maiali”, frutto di una riproduzione ibrida volontaria, studiata per ottenere esemplari da carne più grandi e produttivi.

I cinghiali a Roma: tra incidenti e Far West

Anche in Italia c’è il problema degli ungulati selvatici, e non soltanto per via della peste suina. Il problema è piuttosto concentrato nella zona di Roma: non si contano più gli incidenti stradali e i danni causati in agricoltura da cinghiali e ibridi.

Gli animali spesso entrano anche nella Città Eterna e rovistano nei cassonetti, vicino alle case. La situazione rischia di esplodere perché la tensione che ne deriva è sempre più alta.

Proprio la settimana scorsa la LAV ha denunciato un vero e proprio far west, con i cacciatori che si sono messi a sparare vicino alle case per abbattere alcuni cinghiali. “Il Far West venatorio è arrivato a Roma” – ha scritto in una nota l’associazione animalista -. In via Vincenzo Marmorale, zona Bufalotta, alcuni cittadini si sono trovati faccia a faccia con tre cacciatori che, armati di tutto punto, erano intenti a stanare alcuni cinghiali. Incuranti del rischio a cui esponevano le persone, hanno sparato più volte a pochi metri dalle case e dalle strade.

Un atto di intollerabile violenza verso animali e cittadini, esercitato al di fuori dell’area dichiarata infetta per la Peste Suina Africana, ancor prima che abbia trovato applicazione l’emendamento “caccia selvaggia” che consente la caccia anche nelle aree protette e in città, ma che ha già contribuito a creare un clima di deregulation venatoria“.

La petizione: “Tina non deve morire”

I volontari del Rifugio Miletta nel frattempo hanno lanciato una petizione online e l’hanno diretta al dottor Angelo Penna, direttore generale della Asl di Novara.

Nel testo della petizione si ricostruisce la vicenda e si aggiunge: “Il ministero della Sanità aveva già ampiamente spiegato, nel chiarimento al Dispositivo dirigenziale prot.1195 del 18 gennaio 2022, che dagli abbattimenti per prevenire la proliferazione della PSA, sono esclusi i suini che vivono con i privati per finalità diverse dall’uso zootecnico e la produzione di alimenti, anche se si fosse in zona rossa“.

Sono oltre 20mila le firme raccolte in pochi giorni. E la LAV ha anche provveduto a diffidare la Asl.

Numero verde ONA

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