venerdì, Agosto 19, 2022

Thybris: il Tevere ispira le Naturografie© di Roberto Ghezzi

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L’artista presenta il progetto per le sue Naturografie©

Thybris è il nome, tramandato dal poeta latino Virgilio, con cui gli etruschi chiamavano il fiume Tevere. Adesso questa parola è diventata anche il nome del progetto artistico che avrà come protagonista proprio il “fiume eterno”. L’artista Roberto Ghezzi ha deciso, infatti, di porre delle installazioni lungo l’intero corso del Tevere allo scopo di catturarne la vera essenza, grazie alle sue Naturografie©.

«Il progetto nasce seguendo la scia di altre iniziative simili che ho realizzato – spiega Roberto Ghezzi -. Queste sorgono sempre in luoghi vicini all’acqua o in cui l’aspetto ambientale è fortemente legato all’aspetto antropico. Per esempio ho portato la mia ricerca artistica a Venezia, in cui il mare svolge un ruolo importante, ai Navigli di Milano e adesso ho pensato a Roma».

Naturografie©: la forma espressiva di Roberto Ghezzi

Il fiume Tevere diventa quindi oggetto di studio e di rappresentazione ma non solo. Infatti, grazie alle Naturografie©, sarà in grado di autoritrarsi e vivere nelle opere di Ghezzi. È un omaggio dell’artista al fiume, luogo in cui natura e civiltà continuano a intrecciarsi da secoli. Ma cosa sono le Naturografie© di cui è autore Ghezzi?

«Il termine Naturografie© è un neologismo che ho creato per dare un nome a questa mia forma espressiva. Significa scrittura della natura – chiarisce l’artista -. Questa forma artistica nasce da una mia esigenza di superamento della rappresentazione. Io ho studiato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze e, all’inizio della mia attività, mi dedicavo alla pittura di paesaggio. Ho utilizzato tutti i mezzi classici, dalla pittura a olio all’acquarello, fino all’incisione. A un certo punto, però, è avvenuta la crisi.

La rappresentazione, produrre, anche in un modo figurativo, quello che vedevo mi è sembrato qualcosa di spento, qualcosa che non riuscisse a restituire alle persone che osservavano le mie opere quello che stavo vivendo. Mancava la spontaneità, l’elemento di magia, l’immediatezza e anche l’apparente casualità della creazione naturale. Quindi ho deciso di fare un passo indietro, di lasciar il “foglio” bianco, in attesa che fosse la natura stessa, con gli animali, la pioggia, il ghiaccio, il fango, a creare l’opera per me».

L’arte come dialogo tra uomo e natura

Eppure non tutto viene deciso dalla natura. Il tocco dell’artista si cela dietro le quinte. Come un burattinaio, muove i fili della creazione finale. «La creazione non è del tutto casuale. Faccio delle scelte. Il tipo di tessuto, il luogo e la stagione in cui compio queste installazioni cambiano il risultato finale – precisa Roberto Ghezzi -. In base a un mio input la natura mi dà un suo output. Per esempio se scelgo la primavera è perché so che lo sviluppo delle alghe è maggiore, perciò voglio ottenere un determinato risultato. Tuttavia la previsione non è sempre esatta. Potrebbe essere una primavera poco piovosa o più fredda del solito. E il risultato cambia sempre».

L’artista crea con la natura ma sovraintende a ogni fase, determina le variabili iniziali, il fattore cronologico e, soprattutto, la conformazione finale. «Cerco sempre di prelevare i tessuti quando la natura ha agito ma non al punto tale da essere andata oltre. È un equilibrio – spiega l’artista -. La natura deve lasciare la sua impronta, la sua traccia. Quindi di solito il periodo previsto nei luoghi di terra è un anno, mentre se l’installazione è in acqua due o tre mesi sono sufficienti. Questo perché, se la natura è lasciata agire troppo, prende il sopravvento. L’opera non può più essere esposta, diventa irrecuperabile dall’elemento».

Perciò il lavoro di Roberto Ghezzi parte sempre dallo studio dell’ambiente. Dopo una ricognizione, che valuta l’elemento estetico, fisico, chimico e biologico, l’artista sceglie il materiale e realizza la fabbricazione dei supporti. Le ultime fasi prevedono il monitoraggio del sito d’installazione, per valutare la stabilità della struttura e per controllare il livello delle acque, il prelievo e la conservazione dell’opera.

Le varie fasi del progetto Thybris

Anche il progetto Thybris, che avrà inizio nel 2023, prevede una prima fase d’installazione, una espositiva e, infine, saranno organizzati dei convegni in merito a tematiche scientifiche e riguardo l’educazione ambientale.

Inizialmente verranno individuati alcuni siti idonei per la realizzazione delle opere e saranno quindi costruite le installazioni per le Naturografie©, che saranno parzialmente sommerse o sotterrate lungo le sponde del Tevere. Sono previsti dieci nuclei installativi (due all’interno di Roma e otto tra le sorgenti nel Monte Fumaiolo e la foce nel Mar Tirreno), che attraverseranno diverse regioni d’Italia: Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Lazio.

«Il progetto è dedicato al Tevere, non al Tevere romano ma all’intero fiume, dalle sorgenti alla foce – precisa Ghezzi -. Perciò abbiamo individuato dei punti che possono essere rappresentativi di tutte le fasi di vita del fiume, di tutte le sue età, come se la sorgente fosse il Tevere bambino e la foce fosse il Tevere vecchio. I risultati credo saranno diversi in tutti i punti e dimostreranno uno stato di salute differente delle acque».

Le installazioni temporanee saranno realizzate in materiali naturali, legno e tessuti come cotone o seta, e posizionate in modo da non interferire né con l’ecosistema né con la navigazione. Per la realizzazione delle opere ci vorranno poi da tre a sei mesi, a seconda delle condizioni climatiche e ambientali.
Al termine della creazione, le opere saranno prelevate, asciugate e re-intelaiate per essere esposte. Saranno così raccolte insieme e allestite in modo da restituire l’immagine del fiume in tutto il suo percorso.

Il legame tra arte e scienze nelle Naturografie©

Al momento, però, l’iniziativa è ancora alle sue fasi preliminari e si stanno richiedendo tutti i permessi necessari. Tuttavia già diverse realtà, sia società private sia enti pubblici, supportano il progetto, come l’organizzazione ambientalista Greenpeace, la galleria d’arte FABER di Roma e, probabilmente, anche l’associazione Tevereterno sarà coinvolta. In più il progetto prevede la collaborazione con Arpa Lazio e con i dipartimenti di botanica, biologia e chimica di alcune università di Roma. Come il dipartimento di Ingegneria ambientale dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza“.

«I miei progetti sono sempre trasversali. È trasversale la mia stessa ricerca artistica – racconta l’artista-. Cerco di evidenziare gli aspetti che riguardano la salvaguardia della natura, da qui la collaborazione con associazioni ambientaliste, e l’aspetto scientifico, grazie al contributo delle università. Una stessa struttura può dare quindi due risultati differenti: uno artistico e uno scientifico. Questo concetto è bello simbolicamente, perché si crea un’unione tra arte e scienza, un’unione in cui io credo. Tutto il progetto delle Naturografie© nasce tenendo presente questo punto di riferimento: la mia è una ricerca che bilancia arte e scienza».

La autorappresentazione del paesaggio

Si supera, così, l’idea di una netta divisione tra creatività e rigore scientifico. Qui uno compenetra nell’altro. Le Naturografie©, infatti, racchiudono in sé un significato biologico. Sono indicatori utili per valutare lo stato di salute dell’ecosistema acquatico, del terreno e dell’aria. Possono divenire uno strumento da affiancare alle classiche metodologie scientifiche di campionamento ed essere anche in grado di dimostrare le capacità di crescita e rigenerazione di alcuni elementi costituenti un determinato ambiente.

«Ma l’aspetto scientifico e di salvaguardia ambientale è anche a livello concettuale – precisa Roberto Ghezzi -. Con questo tipo di ricerca artistica si instaura un rapporto tra me e l’ambiente, un dialogo, che comporta un’approfondita conoscenza. Se una cosa la conosci, nasce un legame profondo. Così ho deciso di dar spazio alla natura, di non imporre agli altri una mia versione del paesaggio ma di far sì che sia il paesaggio stesso a parlare. Il messaggio è questo: fare un passo indietro e lasciare che sia il paesaggio ad autorappresentarsi».

Protagonisti di Naturografie© non solo l’Italia ma il mondo

Le Naturografie© si sviluppano a contatto con l’acqua, la terra e i diversi ecosistemi naturali e l’artista Roberto Ghezzi non ha reso protagonisti solo i paesaggi italiani ma molte parti del mondo. Nel 2015 ha realizzato le sue opere in Alaska, dove la tundra ha reso le creazioni molto particolari, popolate dai muschi. Nel 2017 è andato in Islanda, nel 2018 in Sudafrica e in Tunisia, nel 2019 in Norvegia e in Patagonia, dove le opere si sono tinte di rosso, e nel 2021 in Croazia.

«Quando scelgo un luogo lo faccio perché posso trovarvi caratteristiche diverse da quelle tipiche dell’Italia. Vado poi a intercettare ciò che caratterizza quello specifico Stato, almeno nel mio immaginario – racconta Ghezzi -. In Islanda ho scelto il ghiacciaio, così come in Norvegia. In Tunisia ho scelto una zona umida, invece in Sudafrica un fiume rosso, con la terra tipica del continente. A giugno andrò in Groenlandia e farò una ricerca sul ghiaccio».

Tutte queste terre hanno contribuito a rendere l’arte di Roberto Ghezzi quella che è oggi. Attraverso una scoperta dopo l’altra, una sorpresa dopo l’altra, ha perfezionato la sua tecnica e ha reso le sue Naturografie© ciò che sono oggi. «Nessun luogo è uguale a un altro, mi sorprendono tutti, ognuno per un motivo particolare – conclude l’artista – sia a livello di risultato sia perché si instaura spesso un rapporto con chi mi custodisce le opere. Diventa una vera e propria arte relazionale».

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