mercoledì, Dicembre 1, 2021

Tessuto riutilizzabile: una, dieci, 75 vite

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Presentato dall’EBLI il tessuto riutilizzabile per la ristorazione, un’alternativa conveniente in termini ambientali ed economici al monouso

Tra il 26 e il 29 ottobre si è tenuta a Rimini la Fiera Internazionale Ecomondo. Le proposte, all’insegna del riuso e dello sviluppo sostenibile, anche quest’anno hanno avuto come parole d’ordine responsabilità, green economy e innovazione. Proprio su quest’ultima ha puntato EBLI, l’Ente Bilaterale Lavanderie Industriali, presentando il tessuto riutilizzabile per la ristorazione. Le metodologie rilevanti gli impatti ambientali ed economici (rispettivamente LCA e LCC) hanno indicato questo tessuto come la svolta verde amica di ambiente e portafogli.

Presentato alla rassegna riminese, il tessuto riutilizzabile promette di stupire: resiste a 75 cicli di lavaggio industriale e ha un impatto minore del monouso sull’effetto serra. Il monouso, infatti, nel momento dello smaltimento, finisce per il 55% in discarica e per il 45% all’inceneritore; per un tessuto riutilizzabile alla fine della sua vita questi stessi dati sono rispettivamente dell’8% e dell’1%. Rispetto al monouso, inoltre, il tessuto produce il 59% in meno di eutrofizzazione e dal 12% al -20% in meno di CO₂ equivalente.

Il numero di tovaglie monouso usato in Italia, stima Giornalisti nell’Erba, ogni anno è di 117 milioni, pari quasi al doppio della popolazione del Paese. Di tovaglioli ne vengono usati 4 miliardi, ossia quanto metà della popolazione mondiale, e di coprimacchia ben 369 milioni, quanto gli abitanti dell’intera Europa.

Il tessuto riutilizzabile invertirebbe questa tendenza ai grandi numeri con cui l’usa e getta ha riempito la Terra.

Il tessuto riutilizzabile va a vantaggio anche del risparmio

La proposta dell’EBLI rispecchia pienamente i propositi del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede, proprio nel tessile, il primo modello di studio di HUB circolare per recuperare gli scarti.

Il vantaggio è evidente: i rifiuti vengono gestiti in un’economia circolare e la filiera tessile si innova e rinnova all’insegna della sostenibilità. Investendo nel riutilizzabile, «si contribuisce alla crescita del Pil nazionale e all’occupazione lasciando in Italia un importante valore economico che altrimenti sarebbe indirizzato verso l’estero dove si produce il monouso», ha dichiarato Giuseppe Ferrante, presidente EBLI.

La minore produzione di CO₂ si traduce a livello monetario in un risparmio dai 39 milioni ai di 71 milioni di euro; in termini di costi sostenuti dai cittadini per riparare ai danni ambientali, questo corrisponde invece al 63% in meno.

Si stima infatti che il costo della raccolta e dello smaltimento del tovagliato a fine vita sia di circa 374 mila euro per il riutilizzabile e di quasi 28 milioni di euro per il monouso.

Sostenibile, economico e riutilizzabile. Queste tre parole chiave del tessuto riutilizzabile suonano come note di speranza per il nostro pianeta, per coloro ai quali lo lasciamo in eredità, per un futuro più pulito.

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