giovedì, Febbraio 22, 2024

Terremoti: urbanistica, prevenzione e formazione sismica fanno la differenza

Ultime News

I TERREMOTI SONO EVENTI NATURALI SPAVENTOSI E IMPREVEDIBILI, CHE METTONO IN GINOCCHIO INTERE COMUNITÀ. TUTTAVIA, C’È UN PAESE CHE SEMBRA RIUSCIRE IN QUALCHE MODO A “CONVIVERE” CON IL SISMA: IL GIAPPONE

Perché in Italia i terremoti sono così devastanti?

Nel corso del 2023, la Rete Sismica Nazionale ha registrato in Italia un totale di 16.307 terremoti, equivalenti a una media di 44 eventi al giorno, uno ogni trenta minuti circa. 

Il nostro Paese, pur avendo una lunga storia di eventi catastrofici, continua a essere vulnerabile alle scosse.

I motivi sono diversi.

La sua posizione geografica è critica in quanto si trova nella zona in cui si scontrano la zolla africana e quella eurasiatica. Il movimento genera infatti forti spinte e compressioni che causano l’accavallamento delle masse rocciose. 

Questo movimento geologico è visibile nella configurazione della linea delle placche e spiega perché solo la Sardegna non è altamente soggetta a eventi sismici.

Altra peculiarità dell’Italia, rispetto ad altri Paesi ad alto rischio sismico come la California o il Giappone, è la relazione tra i danni causati e l’energia rilasciata durante gli eventi. In Italia, questa proporzione è più alta a causa dell’elevata densità abitativa e della fragilità delle strutture edilizie. Per tali motivi, un terremoto nel nostro territorio può causare danni economici e strutturali significativi, anche con un’energia sismica relativamente inferiore rispetto a eventi simili nel mondo.

Quanto alla vulnerabilità degli edifici italiani, progettazioni inadeguate, materiali di scarsa qualità, modalità di costruzione e manutenzione insufficienti, determinano negativamente la loro capacità di resistere alle scosse sismiche. 

Una drammatica carrellata di eventi disastrosi

A seguire, l’elenco dei terremoti più drammatici:

  • 14 gennaio 1968, nella valle del Belice, fra Trapani e Palermo, una scossa di magnitudo momento 6.1 causò 231 morti;
  • Due potenti eventi, il 6 maggio 1976 e l’11 settembre 1976- Friuli, provocarono 990 vittime;
  • Il 23 novembre 1980, durante il terremoto in Irpinia (Avellino), di magnitudo momento 6.9, morirono 2.914 persone. Il ritardo nei soccorsi, l’indignazione del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, portarono alla nascita del moderno sistema di Protezione Civile di cui è dotata oggi l’Italia;
  • Il 6 aprile 2009, il terremoto de L’Aquila di magnitudo momento 6.3 devastò la città abruzzese e decine di Comuni limitrofi. Le vittime furono 309. Almeno 80.000 gli sfollati;
  • Il terremoto del 24 agosto 2016 devastò i Comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, causando 299 morti.

Terremoti in Giappone: una storia di resilienza urbanistica

Il Paese del Sol Levante è sempre stata teatro di eventi di grande portata. A Capodanno 2024, una violentissima scossa di magnitudo 7,5 ha provocato seri danni e un’allerta tsunami sulla penisola di Noto, situata nella Prefettura di Ishikawa. L’ultima si è registrata il 10 gennaio mattina davanti alla costa centro-occidentale, nei pressi dell’isola di Sado.Nonostante l’arcipelago nipponico sia vulnerabile ai terremoti, il Paese è altrettanto abile nel limitarne gli effetti.Come mai?

Il Giappone, noto per la sua elevata attività sismica e vulcanica, si trova nel cosiddetto “anello di Fuoco del Pacifico”, situato appunto lungo le coste dell’Oceano da cui prende il nome.

In questa zona, che concentra il 75% dei vulcani di tutto il mondo, i sismometri registrano un evento sismico in media, ogni cinque minuti. Eppure, il Paese riesce a limitare la portata distruttrice dei terremoti. In che modo? 

La risposta risiede nei codici” della struttura urbanistica, negli strumenti di prevenzione e nella formazione della popolazione. 

La cosiddetta “costruzione resiliente”, è parte integrante della società giapponese. Gli edifici sono progettati con tecnologie antisismiche avanzate e le infrastrutture sono state adattate per resistere a forti scosse. Questa mentalità proattiva è il risultato di secoli di esperienza e ricerca, nonché di una volontà innata di adattarsi a un ambiente così dinamico. Ma la vera forza del Giappone risiede nella sua preparazione e risposta ai cataclismi.

Prevenzione e preparazione sismica fanno la differenza

Nihon-koku, termine giapponese che significa “Stato del Giappone”, dispone di uno dei sistemi di allerta sismica più avanzati al mondo. Utilizzando una rete di sensori GPS dislocati su tutto il territorio, il sistema può rilevare con precisione le prime onde sismiche, mappare dettagliatamente le deformazioni del territorio e inviare avvisi di emergenza tramite radio, televisione e smartphone. 

Questi alert, in caso di terremoti di notevole intensità, raggiungono la popolazione 10-20 secondi prima dell’arrivo delle scosse. Un tempo che potrebbe sembrare breve, ma che, per chi è preparato, può fare la differenza.

È infatti il momento necessario per aprire una via di fuga, attivare i freni su un treno ad alta velocità o per consentire a tutti di applicare l’importante tecnica salvavita che consiste nel “lasciarsi cadere, coprirsi e resistere”.

E proprio sulla formazione, il Giappone investe tantissime energie. Si organizzano regolari esercitazioni di evacuazione e, come accennato, gli individui vengono istruiti su come comportarsi durante un sisma, in modo da affrontare l’emergenza con prontezza e calma.

E quello occorso a Capodanno 2024, ha dimostrato ancora una volta quanto sia preziosa questa preparazione. Nonostante la violenza della scossa, che ha fatto sollevare il suolo fino a 4 metri in alcuni punti (spostandosi lateralmente di oltre un metro), le perdite umane sono state “contenute”, grazie alla prontezza delle misure di emergenza e alla solida struttura di edifici e infrastrutture. 

Paesi a confronto 

Se confrontiamo il bilancio delle vittime del terremoto nipponico con quello di eventi sismici simili, come quello di Magnitudo 7.8 che ha colpito Turchia e Siria nel febbraio del 2023, emergono dati significativamente diversi.

Il terremoto di Capodanno ha provocato 202 morti sull’isola di Noto.  Nel Medio Oriente, invece, il numero di vittime ha superato le 50mila persone. Un confronto ancora più eloquente lo si trova nel terribile terremoto che ha sconvolto Haiti nel 2010, con una Magnitudo inferiore a 7,0 ma che ha mietuto oltre 100mila vite umane.

Cosa che fa comprendere come effettivamente, la chiave di questa disparità nei bilanci delle vittime risieda nella prevenzione

Giappone, un esempio da seguire 

Il Giappone ci offre un esempio di resilienza, di come una nazione possa adattarsi e mitigare gli effetti di eventi naturali potenzialmente catastrofici. Una lezione che il mondo intero può e dovrebbe imparare.

Numero verde ONA

spot_img
spot_img
spot_img

Consulenza gratuita

    Articoli simili