lunedì, Gennaio 24, 2022

“Terra dei fuochi”, tra roghi e patologie

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Malattie e morte continuano a mietere intere famiglie. Le vittime soprattutto tra bambini e ragazzi. La causa i roghi e le emissioni da rifiuti pericolosi

È ancora emergenza ambientale, nella “Terra dei fuochi”. Tragedie, si susseguono, di famiglie intere, colpite da malattia e morte, soprattutto di bambini e ragazzi.

La causa sta nei fumi cancerogeni generati dai roghi e nelle emissioni nell’aria e nel suolo da rifiuti pericolosi. Il numero di tumori, varie forme di leucemie, malformazioni congenite, asma è elevato.

“Operazione verità”, sulla “Terra dei fuochi”

Nei giorni scorsi, il vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana, monsignor Antonio Di Donna, chiede una “operazione verità” sulla “Terra dei fuochi”.

«Il vescovo ha detto giusto, è giunto il tempo della verità – sottolinea don Maurizio Patriciello – noi siamo le sentinelle di questo territorio e della nostra gente. Non siamo contro nessuno e non vogliamo niente. Ma la Chiesa campana, che in questi anni ha fatto tanto, lo dice chiaramente, perché è da noi che le persone vengono a piangere. È a noi che si rivolgono».

Padre Maurizio Patriciello e la sua battaglia nella “Terra dei Fuochi”

Padre Maurizio Patriciello è impegnato, insieme con la sua comunità parrocchiale, nella lotta per la bonifica di questo territorio. Su questo suo dovere, nel 2014 ha pubblicato il libro dal titolo “Non aspettiamo l’Apocalisse. La mia battaglia nella Terra dei fuochi”.

Il parroco di S. Paolo Apostolo in Caivano (NA), di funerali di gente deceduta per malattie insorte a causa dei rifiuti, ne ha celebrati a decine. Il sacerdote ha perso i due fratelli, Giovanni e Francesco, morti per cancro.

Il legame di causalità o concausa tra i fuochi e le patologie

Il 10 febbraio scorso un rapporto presentato da Procura di Napoli nord e Istituto Superiore di Sanità conferma che c’è un legame di causalità o concausa tra i roghi di rifiuti nel casertano e le morti registrate negli ultimi anni. Don Patriciello invoca un intervento del Governatore.

La presenza di siti di rifiuti incontrollati sul territorio della città metropolitana di Napoli e la provincia di Caserta è consistente. Qui la camorra ha messo le mani anche sui rifiuti arrivati dal centro e dal nord Italia.

L’area in questione, poi, è un concentrato di industrie – che lavorano anche in nero – a forte impatto ambientale.

In questa terra c’è lo zucchero

«Il vescovo Di Donna – concorda don Maurizio – lo ha detto a chiare lettere: sembra che in questa terra ci sia lo zucchero, quasi a voler dire: ma arrivate sempre qua?».

Il parroco anti-camorra si scaglia contro l’inceneritore di Acerra. Un inceneritore che «da solo brucia quanto gli otto inceneritori dell’Emilia Romagna».

Inoltre, i rifiuti delle aziende che lavorano in nero – pellami, coloranti, collanti – devono essere smaltiti in nero. «Ma questo problema, soprattutto in questo tempo di pandemia, nessuno lo vuole toccare, perché è un tema che scotta».

Il sacerdote ha accompagnato giovani mamme, giovani papà e bambini al camposanto, «nessuno mi doveva convincere che l’origine era quella. Nessuna tregua da parte dei camorristi – racconta il parroco a Vatican News – politici corrotti o collusi o anche ignavi, semplicemente, che hanno fatto finta di non vedere. Anche parte della classe medica, mi duole dirlo, si è resa complice».

Un’amara, magra consolazione

A febbraio il religioso, che ha speso una vita per la causa di questi territori mangiati dai rifiuti tossici, la notizia del legame di causalità tra roghi e patologie non la prende con soddisfazione «ma è stata un’amara, magra consolazione».

Di cosa dovrebbe essere contento, si chiede il sacerdote che, invece di benedire tante bare bianche, avrebbe «preferito avere torto e che qualcuno mi dicesse: avete sbagliato tutto».

Rifiuti, un business milionario per la camorra

Don Patriciello, sicuramente, riconosce che è stata «una lotta dura, durissima contro i negazionisti, perché bisognava lottare contro il clan dei Casalesi, la camorra, che ha fatto i suoi interessi qua, proprio sui rifiuti».

Ci sono stati processi e anche le giuste condanne, racconta. Ma per uno che viene arrestato, «cinque sono già pronti a prendere il suo posto».

Don Patriciello: media complici dei clan

E sottolinea che alcune testate giornalistiche si sono rese complici dei clan, affermando che non esiste un fenomeno della Terra dei Fuochi.

A causa delle terre cosparse di rifiuti pericolosi, l’economia agricola del territorio campano ha subito una grossa crisi. I prodotti di quei luoghi non si vendono più tanto perché quelle terre sono inquinate.

Pertanto, don Maurizio da sempre fa pressione sulle istituzioni per ottenere una mappatura dei terreni inquinati e non. Grazie a questa, gli agricoltori avrebbero già saputo dove seminare vegetali per uso alimentare. «Senza mappatura, è normale che la gente ha paura e non compra più niente».

I depistaggi

Il sacerdote riconosce che l’attenzione su queste problematiche, che «vanno oltre, molto al di là del nostro territorio campano», è tenuta viva.

Ma che si è dovuto far fronte anche a depistaggi. Infatti, ricorda don Patriciello, che spesso durante incontri ufficiali c’era chi sviava il discorso, affermando che si trattava di persone non inclini alla raccolta differenziata o di gente pigra.

L’unica parola di cui fidarsi è quella del Signore

«Ormai noi non crediamo più alle rassicurazioni», spiega sconsolato il parroco. «Il Vangelo ci dice che dove ci sono i più poveri e i più piccoli, le persone che più hanno bisogno, lì c’è Dio, perché è più contento di stare con loro, e quindi siamo sicuri che Dio sta qui con noi».

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