Tecnologie DACCS per imuovere CO2 dall’atmosfera

Uno studio pubblicato da Nature Communications mostra come le nuove tecnologie Direct Air Carbon Capture and Storage (DACCS) possono contribuire a contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta

 

I telegiornali di questi giorni stanno trasmettendo le immagini degli incendi che stanno devastando le foreste del Circolo polare articolo. Erano almeno 10mila anni che le vegetazioni di Alaska, Canada, Groenlandia e Siberia, a due passi dal Polo Nord, non andavano a fuoco e a ritmo accelerato.

L’innalzamento delle temperature ha provocato gravi incendi in Alaska, Canada, Groenlandia e Siberia

I cambiamenti climatici, accusano gli scienziati, hanno elevato di molto le temperature dell’Artico e hanno facilitato, così, lo scoppio di numerosi roghi.

Questa situazione è “un cane che si morde la coda”, però, perché gli incendi polari stanno immettendo enormi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, aggravando ancora di più il problema del clima a livello globale.

I roghi scoppiati nel Circolo polare artico dal mese di giugno a oggi – riferiscono i notiziari – hanno rilasciato nell’atmosfera circa 100milioni di tonnellate di CO2, una quantità pari alle emissioni totali del Belgio nel 2017, oppure – chiarisce il Copernicus atmosphere monitoring service (Cams) -, quanto il totale delle emissioni di anidride carbonica prodotta da tutti gli incendi divampati nell’Artico in otto anni, dal 2010 al 2018.

In soccorso potrebbero venire nuove tecnologie per rimuovere direttamente la CO2, dall’atmosfera (Direct Air Carbon Capture and Storage – DACCS).

Lo studio, pubblicato da Nature Communications, mostra come nuove tecniche possono contribuire a contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta e raggiungere gli obiettivi contenuti nell’Accordo di Parigi (COP21), oppure come previsto dal Rapporto Speciale dell’IPCC sulle possibilità di limitare l’aumento della temperatura del pianeta entro 1,5°C.

Le tecnologie di cui riferisce Nature, le DACCS Direct Air Carbon Capture and Storage, oltre a contribuire ad adempiere agli obiettivi precisati dall’Accordo di Parigi, ne abbattono anche i costi.

Tuttavia, sottolineano gli autori della ricerca DACCS, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra richiede, comunque, la progressiva eliminazione dei combustibili fossili dai nostri sistemi socio-economici.

Al momento le DACCS non sono ancora pronte per un impego su larga scala. Per cui l’utilizzo sarà limitato a una delle soluzioni di riduzione della CO2 dall’atmosfera, insieme con l’adozione di stili di vita coerenti con una società a basso contenuto di carbonio e altre misure che riducono le emissioni di gas a effetto serra.

Una delle grandi innovazioni di questa ricerca, spiega Laurent Drouet, ricercatore di RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment è data da «due  modelli (WITCH, sviluppato dal CMCC, e TIAM-Grantham, usato all‘Imperial College) che usano approcci differenti per riprodurre le interazioni tra economia e sistema energetico. Quando i risultati sono coerenti con entrambi i modelli, i dati che ne emergono costituiscono degli approfondimenti più affidabili e robusti di quanto non lo fossero in precedenza».

Il team internazionale di ricercatori comprende autori di CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment and Politecnico di Milano (per l’Italia), Grantham Institute – Climate Change and the Environment dell’Imperial College di Londra (regno Unito) e il MaREI Centre dell’University College di Cork (Irlanda).

«Lo studio mostra che innovare con nuove tecnologie come la rimozione diretta di CO2 dall’atmosfera è necessario per risolvere la crisi climatica», afferma Massimo Tavoni, Direttore di RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment e professore al Politecnico di Milano. «Inoltre, la ricerca sottolinea anche che queste innovazioni non dovrebbero distrarre la nostra attenzione e le nostre risorse dall’urgenza di ridurre le emissioni di CO2 il prima possibile. Investimenti in energia low-carbon, in innovazione verde e in educazione sono complementari e non si escludono l’un l’altro».

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