Tartarughe marine, il 16 giugno Giornata Mondiale

Volontari proteggono una Caretta caretta sul proprio nido

WWF: da quest’anno anche droni, bici elettriche e una vela a motore per monitorare le tartarughe sulle spiagge

 

Foto di gruppo dei volontari

Per individuare e mettere in sicurezza i nidi delle tartarughe marine, quest’anno, oltre il progetto Life Euroturtles, che per il terzo anno si svolge in collaborazione con altri cinque Paesi del Mediterraneo, è stato avviato TartAmar Calabria.

Il nuovo progetto (finanziato dalla Regione Calabria con fondi del Piano Operativo Regionale 2014-2020), prevede il monitoraggio delle coste di alto Tirreno e Ionio cosentino, non solo attraverso il pattugliamento mattutino delle spiagge ma anche mediante l’uso di droni, bici elettriche e, in via sperimentale, anche con una vela a motore.

Nei giorni scorsi Malcom Deodati, dell’ASD Parapendio Pizzo Tandem Fly, ha dato via al progetto, volando sul tratto di costa da Scalea a Diamante.

Con una videocamera collocata sul suo casco, gli operatori del progetto hanno monitorato le spiagge alla ricerca delle tracce di tartarughe marine.

Il WWF impegnato nella tutela dei lidi e in tantissime attività di recupero e cura delle tartarughe marine, è in procinto di far partire anche i campi di volontariato.

Le attività di salvaguardia delle tartarughe marine saranno svolte nei centri di Policoro, Torre Guaceto, Torre Salsa, Crotone.

Il recupero e la cura delle tartarughe marine sono realizzati nei centri di recupero di Molfetta, Torre Guaceto, Policoro, Capo Rizzuto e di Massa, da numerosi attivisti.

Anna, la tartaruga marina imprigionata in una lenza

 

Lo scorso primo maggio, un sub in immersione nelle acque di Torre Borraco (Manduria in provincia di Taranto), si accorse che una grande tartaruga era trattenuta sul fondo da una lunga lenza da pesca.

Grazie al subacqueo furono avvertiti immediatamente la Guardia Costiera e il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF di Policoro. Grazie all’organizzazione progettuale “Golfo di Taranto e Tirreno Meridionale”, furono attivati anche i collaboratori presenti nell’area salentina, che predisposero il recupero del carapace, con personale veterinario e biologi marini.

Anche l’intervento del gruppo Lega Navale sezione di Colimena fu tempestivo.

Con l’aiuto del sub, la Caretta caretta fu liberata dalla lenza che la teneva imprigionata e fu portata sulla terra ferma. Lì, Anna, come fu battezzata la tartaruga, ricevette i primi soccorsi e fu stabilizzata grazie alle cure di Gianluca Cirelli e Gaetano Perrone del Centro Recupero Tartarughe Marine di Policoro.

La malcapitata tartaruga, lunga 75 centimetri e del peso di 56,6 chili, fu quindi trasferita con urgenza al Centro WWF per le successive indagini veterinarie e alloggiata in grandi vasche.

«Anna è davvero bella e forte: ha resistito alla trappola mortale della lenza, ma la sua disavventura non è finita».

I veterinari si accorsero che la tartaruga aveva subito gravi danni da costrizione sugli arti anteriori e sul collo. Pertanto la Caretta caretta fu portata alla Sea Turtle Clinic DMV dell’Università degli Studi di Bari, dove il professor Di Bello e il suo team la sottoposero a ulteriori accertamenti.

Le due pinne anteriori di Anna presentavano gravi lesioni e rischio necrosi dovuto a un irregolare flusso sanguigno. L’arto sinistro, quindi le fu amputato. A eseguire l’intervento fu l’equipe chirurgica del dipartimento di veterinaria di Bari.

L’operazione andò a buon fine e Anna tornò al Centro Recupero del WWF a Policoro per ricevere le cure utili al suo totale recupero.

«Nonostante sia priva di una pinna, appena si sarà ripresa del tutto, Anna potrà di nuovo nuotare libera in mare e, forse, un giorno, tornare sulla spiaggia in cui è nata per deporre le sue uova, come accade regolarmente in questo periodo per molte altre tartarughe lungo le coste italiane». 

Dall’inizio dell’anno sono state 28 le tartarughe marine ritrovate sulle spiagge dagli operatori del Centro di recupero tartarughe marine WWF di Policoro, tutte della specie Caretta caretta. Di queste 28, dieci erano vive, ma tutte in difficoltà: cinque avevano avuto interazioni con attrezzi da pesca, una aveva ingerito plastica, mentre le altre quattro erano debilitate

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