TAP, il gasdotto della discordia. SIGEA scrive al premier

TAP, Trans Adriatic Pipeline, lavori di costruzione del gasdotto vicino Berat, Albania

L’Italia è un Paese che importa forti quantità di combustibili fossili. “Per non subire l’eventuale ricatto della Russia”, come manifestato dal CLAAI (Confederazione delle Libere Associazioni Artigiane Italiane), è stato approvato il progetto di un gasdotto che da Kipoi in Grecia, vicino alla frontiera con la Turchia, attraversa il territorio ellenico e l’Albania per approdare in Italia, a San Foca nella provincia di Lecce.

TAP, Trans Adriatic Pipeline, il percorso del gasdotto

La TAP, acronimo inglese di Trans-Adriatic Pipeline è il Gasdotto Trans-Adriatico, che permetterà, una volta terminato, l’afflusso nel nostro territorio di gas naturale che nasce nell’area del Mar Caspio (Azerbaigian). Obiettivo: garantire la diversificazione dell’approvvigionamento energetico anche in Europa. Il progetto del gasdotto, pertanto, riveste un ruolo importante nel nuovo regolamento dell’Unione Europea in materia di infrastrutture energetiche transeuropee.

Così che, secondo le nuove linee guida TEN-E, Trans-European Energy infrastructure, la Commissione Europea, il Parlamento e il Consiglio hanno assegnato alla TAP lo status di Progetto di Interesse Comune (PCI).

Lo studio di fattibilità, iniziato nel 2003 e concluso nel 2006, ha rilasciato parere positivo alla realizzazione tecnica, economica e ambientale dell’opera.

TAP, Trans Adriatic Pipeline, lavori di preperazione del sito nel cantiere di Melendugno, vicino San Foca, Salento

A settembre del 2014, l’allora ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti, firmò il decreto di compatibilità ambientale, stando il parere negativo espresso dalla Regione Puglia, confermando che, per il minor impatto ambientale e paesaggistico, l’approdo migliore per il gasdotto è quello di San Foca, nel Salento.

Questa, però, è una località a forte vocazione turistica, tra l’altro premiata con la Bandiera Blu Europea e le 5 Vele di Legambiente, che sarebbe danneggiata dalla presenza della ingombrante centrale di depressurizzazione, di circa 12 ettari.

A sostegno, quindi, del forte impatto ambientale, verso la fine del 2011 nacque il Comitato No TAP, cui in seguito si aggiunsero associazioni, sindaci e comitati locali del Salento, che si sono opposti alla realizzazione del progetto con manifestazioni e proteste anche molto dure.

In merito alla realizzazione della TAP, SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale), sostiene la presenza di due criticità non trascurabili; problematica che il presidente dell’associazione Antonio Fiore evidenzia in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte.

Presidente del Consiglio dei Ministri

Giuseppe Conte

presidente@pec.governo.it

Ministro dello sviluppo economico

Luigi Di Maio

segreteria.ministro@mise.gov.it

Ministro dell’Ambiente TTM

Sergio Costa

MATTM@pec.minambiente.it

e p.c. Presidente del Senato

Maria Elisabetta Alberti Casellati

c.a. del Capo Segreteria Rita Rubini

rita.rubini@senato.it

SegreteriaGabinettoPresidente@senato.it

Presidente della Camera

Roberto Fico

camera_protcentrale@certcamera.it

Presidente della Regione Puglia

Michele Emiliano

gabinetto.presidente@regione.puglia.it

Oggetto: Interconnessione Trans Adriatic Pipeline (Tap). Proposte di modifiche e compensazioni necessarie per contenere gli impatti sull’ambiente

Gentilissime Autorità,

la scrivente Associazione culturale SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale), riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente con D.M. 24 maggio 2007 come associazione di protezione ambientale, desidera porre l’attenzione su un argomento che in questi anni, e negli ultimi mesi in particolare, avrebbe meritato una migliore comunicazione, condivisione, assunzioni di responsabilità e la partecipazione attiva della popolazione: l’interconnessione Trans Adriatic Pipeline(Tap) e l’approdo nel sud della Puglia.

Senza entrare nel merito delle scelte strategiche di ordine internazionale del nostro Paese e consapevole che il 21 maggio 2018 il Direttore Generale del Ministero dello sviluppo economico ha approvato il progetto definitivo dell’opera denominata “Interconnessione TAP” DN 1400 (56”) – DP 75 bar”, redatto dalla Soc. Snam Rete Gas S.p.A., si riportano di seguito alcune riflessioni e proposte.

Molti punti della proposta progettuale sono stati affrontati nelle fasi di Valutazione d’impatto ambientale; a nostro avviso restano comunque due criticità non trascurabili:

  • la distanza dall’approdo in territorio di Melendugno (LE) e alla stazione Snam in territorio di Mesagne (BR);
  • il controllo della qualità del gas immesso in rete.

Come è noto l’interconnessione Tap non ha come collegamento le infrastrutture esistenti a Melendugno (LE), dove il gasdotto dovrebbe lasciare i fondali marini per approdare sulla terra ferma, ma lo snodo Snam di Mesagne sulla strada per San Donaci, in provincia di Brindisi. Una distanza che, in linea l’aria, è di circa 55 chilometri.

Il secondo punto delicato è legato alla combustione a terra per motivi di sicurezza di parte del gas trasportato. Dalla qualità del gas combusto dipende la produzione di sostanze inquinanti che saranno rilasciate in atmosfera; oggi si possono ipotizzare modelli basati su composizioni teoriche del gas. In definitiva il progetto si basa su modelli che ipotizzano una qualità del gas trasportato che sarà raffinato all’origine, in impianti realizzati e gestiti in Azerbaigian o altri Paesi.

Garantire un approdo più a nord, più vicino allo snodo Snam di Mesagne e magari in un’area già dotata di infrastrutture a scopi industriali, eviterebbe di modificare profondamente il territorio e i suoi paesaggi.

Si propone di prevedere come compensazione ambientale gli incentivi per la geotermia a bassa entalpia a circuito chiuso, una delle fonti rinnovabile inesauribili. La geotermia a bassa entalpia, utilizzando il calore del sottosuolo può essere impiegata per il riscaldamento e il raffrescamento delle case singole, dei condomini e dei capannoni commerciali e industriali. Con l’utilizzo diffuso della geotermia a bassa entalpia, i cui costi d’impianto si ammortizzano mediamente in 10 anni, si favorirebbe notevolmente la riduzione dell’uso dei combustibili fossili, e non, per il condizionamento degli ambienti e di conseguenza si ridurrebbe l’inquinamento atmosferico.

Stimate Autorità, chi vi scrive ritiene che ci siano ancora i margini per trovare soluzioni in grado di minimizzare gli impatti negativi sul territorio della Tap, andando incontro ai sentimenti di contrarietà alle grandi opere, sentimenti che sono alimentati da una non efficace comunicazione, da una scarsa propensione all’ascolto e da un coinvolgimento e partecipazione della popolazione spesso solo apparente.

Buona gestione della sicurezza e del benessere italiano.

Il Presidente Nazionale SIGEA

(Antonio Fiore)

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