domenica, Agosto 14, 2022

Surriscaldamento delle acque: la febbre del Mar Tirreno

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L’11 APRILE SI CELEBRA LA “GIORNATA NAZIONALE DEL MARE”. PER LA CIRCOSTANZA, RICERCATORI E SUBACQUEI SI DEDICANO ALLO STUDIO DELL’IMPATTO DEL SURRISCALDAMENTO GLOBALE SUGLI ECOSISTEMI SOMMERSI.  UNA RETE DI 67 SENSORI-TERMOMETRO È STATA POSIZIONATA PER INDAGARE LA FEBBRE DEL MAR TIRRENO

Una rete di sessantasette sensori-termometro, posizionati dai 5 a 60 metri di profondità, controlleranno la temperatura del Mar Tirreno.

Contemporaneamente, monitoreranno l’impatto del cambiamento climatico sull’ecosistema marino e sui processi di dinamica costiera.

Si tratta del progetto MedFever, che riunisce ENEA come partner scientifico, l’associazione MedSharks in veste di coordinatore, l’azienda Lush e un team di subacquei volontari

I risultati del primo anno sono stati presentati alla vigilia della “Giornata nazionale del mare”, che si celebra l’11 aprile per promuovere la cultura del mare.

A nemmeno un anno di distanza dalla posa dei primi termometri, i profili delle temperature sono già stati pubblicati sulla piattaforma open source SeaNoe

Sono, dunque, a disposizione della comunità scientifica per studi di biologia, oceanografia, chimica, climatologia.

Mar Tirreno - giornata del mare MedFever

Il progetto MedFever

I dati e le osservazioni raccolte dai subacquei di MedFever consentiranno ai ricercatori di comprendere meglio i meccanismi alla base della sofferenza degli ecosistemi sommersi.

In particolare, ci si è concentrati sul surriscaldamento delle acque e sulle onde di calore in mare.

Questi fenomeni sono sempre più frequenti e in futuro potranno influenzare in modo determinante gli ecosistemi costieri.

A livello operativo, i sensori, delle dimensioni di una scatola di fiammiferi, misurano la temperatura del mare ogni 15 minuti.

A posizionarli in 18 punti strategici sono stati i subacquei volontari di diversi centri immersione.

Dove:

Isola del Giglio (Toscana), Golfo di Napoli, Capri e Palinuro (Campania), Stretto di Messina, Palermo e San Vito lo Capo (Calabria e Sicilia), Golfo di Cagliari, Capo Figari, Santa Teresa di Gallura e Isola Mortoriotto (Sardegna), Nettuno e Ponza (Lazio). 

«Dai risultati delle elaborazioni condotte dall’ENEA emergono indicazioni cruciali riguardo alcuni processi che regolano la variabilità ad alta frequenza delle correnti e della temperatura del mare», sottolinea Ernesto Napolitano, oceanografo del Laboratorio modellistica climatica e impatti dell’ENEA.

«Inoltre, l’integrazione delle misure con i nostri modelli operativi, tra cui MITO sulla circolazione del Mediterraneo, ha permesso di individuare fenomeni come la presenza di onde interne indotte dall’azione combinata del vento e della marea nel sito di misura “Banco di Santa Croce”, presso il Golfo di Napoli e le cui evidenze sono in corso di pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale “Estuarine, Coastal and Shelf Science».

Med Fever e MedShark, la parola d’ordine è monitoraggio

MedFever è un’iniziativa partita dalla società civile: con capillarità, i ricercatori volontari hanno installato una ventina di stazioni in tutto il Tirreno dove esistevano solo due stazioni di monitoraggio delle temperature.

I sub hanno segnalato in diversi luoghi lo stato di sofferenza di gorgonie, madrepore, spugne e alghe calcaree.

Con il contributo di Lush, che ha rinnovato il sostegno anche per il 2022, la rete MedFever continuerà a crescere. Ciò grazie anche ai gruppi subacquei della Guardia Costiera, che nelle prossime settimane installeranno altre cinque stazioni.

La rete di monitoraggio “volontario” nasce da MedSharks, associazione dedita allo studio e conservazione dell’ambiente mediterraneo.

Essa, da sette anni, misura costantemente la temperatura in un’oasi sottomarina nel golfo di Napoli e ha scoperto una nuova prospettiva su quanto accade sotto la superficie del mare.

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