martedì, Giugno 18, 2024

Stretto di Messina: il ponte unisce, il ponte divide

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LA COSTRUZIONE DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA È LEGGE. PER IL MINISTRO DEI TRASPORTI E DELLE INFRASTRUTTURE SALVINI «SARÀ UN’OPERA GREEN». IL PROF. MANDAGLIO, DELLA COMMISSIONE SPECIALE VIA – NELL’INTERVISTA CHE CI HA RILASCIATO – C’È PRIMA DI TUTTO UN SISTEMA NATURALE DA TUTELARE

Il Senato, a larga maggioranza, ha approvato il 25 maggio scorso, la conversione in legge del decreto sul Ponte sullo Stretto di Messina. Il provvedimento, ratificato alla Camera lo scorso 16 maggio, mette nuovamente sul tavolo le attività di programmazione e adeguamento di un progetto ormai vecchio di venti anni. È il 2003, infatti, quando la Stretto di Messina Spa approva il progetto preliminare.

Secondo il vicepremier Matteo Salvini, oggi convinto sostenitore dell’opera – nel 2015, invece, il leader della Lega non la riteneva prioritaria – la cifra per la sua realizzazione «è intorno ai 14miliardi». Circa 4miliardi di euro in più rispetto ai 10miliardi preannunciati perché, «ovviamente sono in corso gli studi aggiornati da parte di società». Il testo approvato, però, non riporta nessuna indicazione relativa alla copertura finanziaria.

L’idea di un ponte che attraversi lo Stretto di Messina ha dato vita, come è ovvio immaginare, ad accesi dibattiti riferiti al tema economico, a quello tecnico, sociale, al rischio notevole di infiltrazioni mafiose, ambientale.

Traghetti elettrici invece del ponte

Il Ponte sullo Stretto di Messina, ha annunciato inoltre il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, «sarà un’opera green, che darà 100mila posti di lavoro».

Quanto green, però, non è chiaro perché il progetto è un controsenso rispetto agli obiettivi del Green Deal europeo. Ill riferimento potrebbe essere al risparmio di emissioni di CO2, riducendo le corse dei traghetti, che hanno una impronta carbonica elevata. Sul ponte, però, oltre alle automobili, transiterebbero mezzi pesanti per il trasporto su gomma, comunque inquinanti e in controtendenza rispetto alle norme promulgate dalla Commissione Europea.

Perché, invece, non pensare a quanto si risparmierebbe sia in termini di anidride carbonica sia in soldi pubblici se adottassimo traghetti elettrici, come già avviene a Sønderborg, in Danimarca, per esempio?

Sonderborg - ferryboat elettrico Ellen
Sonderborg (Danimarca), un traghetto elettrico

Un sistema naturale da tutelare

Kyoto Club, Legambiente, Alleanza Verdi e Sinistra, WWF e ambientalisti in genere, sono contrari al ponte per gli «elevatissimi e insostenibili costi ambientali, sociali ed economico-finanziari». 

La Commissione speciale VIA del ministero dell’Ambiente – ricorda il WWF – diede nel 2013 un parere negativo di valutazione di incidenza sul progetto definitivo del ponte a unica campata del 2010. Proprio per tutelare lo Stretto di Messina, è scritto nella nota.

Il canale, infatti, è un importantissimo luogo di transito per l’avifauna e per i mammiferi marini. Sulla sponda siciliana, proprio dove il progetto prevede sarà collocato il pilone c’è la la Riserva Naturale Orientata Laguna di Capo Peloro con i Laghi di Ganzirri, che ospita una delle più alte concentrazioni di biodiversità al mondo. Nel 2005 la Commissione Europea era pronta ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione della “Direttiva comunitaria uccelli”.

Stretto di Messina
La Riserva Naturale Orientata Laguna di Capo Peloro e i Laghi di Ganzirri

«Io ero contrario, a priori, ma come geologo…»

La Commissione speciale VIA era composta dall’architetto Franco Luccichenti, da Alberto Fantini referente del gruppo istruttore della speciale commissione del ministero dell’Ambiente e il professor Giuseppe Mandaglio. Lo studio non ha validato da subito il progetto ma ha posto una serie di quesiti e osservazioni prima di poter esprimere un parere di competenza. Naturalmente partendo dalla parte geologica dello Stretto di Messina.

Per questa competenza, abbiamo raggiunto al telefono il Prof. Geologo Giuseppe Mandaglio, docente all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Lo Stretto di Messina è attraversato da un sistema di faglie attivo, lo stesso che ha causato il terremoto del 1908, tra i più violenti tra quelli che la storia ricordi, accaduti nel nostro Paese.

“La domanda sorge spontanea”, avrebbe detto il noto giornalista e conduttore televisivo italiano Antonio Lubrano: un ponte, lungo 3,6 chilometri, a una sola campata, resisterebbe a una forte scossa di terremoto?

«Da studi fatti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – risponde il geologo – la scossa di maggiore intensità, “il momento sismico”, sullo Stretto di Messina, quella del 28 dicembre 1908, è stata di magnitudo 7.1 gradi della scala Richter. Il più intenso di tutta l’area del Mediterraneo Centrale».

La struttura di un ponte sospeso, però, è ben diversa da quella di comuni fabbricati, spiega l’esperto. Quindi?

«Dal punto di vista geodinamico, statico, nel resistere alle scosse sismiche viene calcolato con parametri molto diversi da quelli di una casa. Ma più importanti, nel senso che si aggravano maggiormente le condizioni di verifica. Essendo sospeso, può oscillare ma non crollare».

Il Ponte sospeso può oscillare ma non crollare

Il 25 maggio a Reggio Calabria (il 26 maggio replicato a Messina), il prof. Mandaglio ha partecipato a un convegno tecnico-scientifico organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, dalla Fondazione Centro Studi del CNG e dagli Ordini regionali dei Geologi di Calabria e Sicilia.

Mandaglio chiarisce il concetto del ponte sospeso che può oscillare col modello spiegato nel corso del simposio dal presidente INGV Carlo Doglioni.

«Non succede nulla perché – spiega il geologo -, immaginiamo le onde sismiche come le onde del mare. Quanto tempo impiega una cresta a raggiungere la successiva? 2,5 secondi. Questo è il periodo di oscillazione tipico del terremoto del 1908. Il periodo di oscillazione del ponte è di 30 secondi. Quindi, il ponte non se ne accorge nemmeno di una vibrazione di 2,5 secondi».

Quanto alla resistenza aeroelastica, cioè la resistenza della struttura a un vento che può arrivare un certo numero di Km/ora, anche in questo, il progetto, ormai datato di quasi due decenni, è stato verificato e modificato.

Il Ponte sullo Stretto di Messina e i cambiamenti climatici

Ma in questi ultimi tempi, gli eventi estremi dovuti ai cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Il progetto del ponte, i dati strutturali, nel frattempo sono stati adeguati?

Anche di questo, risponde il professore, si è parlato al convegno del 25 maggio. Quella che può influire sul ponte è praticamente la quantità di calore che viene a essere assorbita dalla struttura. Infatti, ogni corpo che assorbe calore si dilata. Quando perde calore si comprime, si restringe.

«I ponti non sono fissi, sono scorrevoli – spiega il professore -. Da una parte l’impalcato è solidale con il pilastro, dall’altro scorre su un rullo. Se così non fosse, lo abbatterebbe il sole, prima di un terremoto, a causa della dilatazione termica».

Comunque, «la gradazione termica è stabilita con valori massimi ben al di sopra dei valori dell’incremento termico dovuto alla variazione climatica».

Il fatto che il ponte sullo Stretto di Messina, non abbia fondamenta nel canale è un bene, precisa il nostro interlocutore. «Perché se appoggiasse nell’acqua, il ponte avrebbe impatti ambientali irresolubili. Le variazioni che avrebbero le correnti sarebbero praticamente imprevedibili. Altro che terremoto. Questa condizione è stata un azzardo ma è stata una scelta dal punto di vista ambientale risolutiva».

Mandaglio, però, aggiunge lapidario che «le conoscenze sulla geologia dello stretto sono sufficienti per progettare il ponte in sicurezza. Ovviamente vanno rispettate le norme».

«Se venisse meno una specie o se viene meno la laguna di Ganzirri sarei io che ho fallito, ho fatto perdere all’umanità un sistema ecologico»

«Per quanto mi riguarda – continua il perito -, il problema ambientale principale del ponte non sta nell’aria, il problema sta quando il ponte sbarca in Sicilia, dove stanno i laghi di Ganzirri».

Come già detto, a Messina, a Punta Faro, proprio dove sarà innalzato il pilastro alto 400 metri, ci sono due laghi molto importanti dal punto di vista ambientale. «Non abbiamo lagune costiere in questa zona dell’Italia, questa è l’ultima», afferma sconsolato il geologo.

«Lo scavo deve avvenire in perfetta impermeabilità»

Il ponte, ha spiegato l’esperto, poggia tutto su due pilastri alti 400 metri ciascuno. Uno sulla sponda calabrese, uno sulla sponda siciliana, entrambi hanno una enorme fondazione conficcata nel suolo. Ciascuna di questa è un cubo di cemento di oltre 50 metri per lato.

Il ponte è “appeso” a funi che scaricano il peso dell’impalcato su questi enormi blocchi. «Sulla costa calabrese non ci sono problemi dove erigere questi blocchi», spiega il geologo. Sulla costa siciliana sarebbe, invece, compromessa l’esistenza stessa della laguna di Ganzirri. Perché «lo scavo deve avvenire in perfetta impermeabilità», spiega il professore con la soddisfazione di aver posto lui questo problema.

Secondo il progetto, la pila del ponte verrebbe edificata proprio in mezzo alle due lagune. Man mano che lo scavo per posizionare i giganteschi blocchi alla base del pilastro del ponte va avanti, c’è il rischio che l’acqua dei laghetti sia richiamata nello scavo per effetto della pressione idraulica. «Non si prosciugherebbero perché entra l’acqua del mare ma il chinismo dell’acqua dei laghetti verrebbe modificato e non sappiamo in quale misura. Con un danno alla biodiversità delle due lagune».

Il microhabitat delle due lagune va conservato

La proposta del professore, «per tutelare la biodiversità e l’unicità dell’ambiente dello stretto, è di congelare con l’azoto liquido tutta la falda che sta intorno ai laghi di Ganzirri».

Intorno al cubo di cemento che fa da base al pilone del ponte bisogna comunque creare una barriera di protezione, spiega il tecnico. «Poi man mano che si scava, bisogna immettere l’azoto liquido in modo che l’acqua che va a contatto con lo scavo, rimanendo allo stato solido non possa percolare e passare attraverso la protezione».

Ci sarebbero altri metodi proteggere le lagune «io ho proposto quello di cui sono a conoscenza e che non alterano l’ambiente. La prescrizione l’ho scritta io e pretenderei che venisse rispettata!», conclude il Prof. Mandaglio.

Numero verde ONA

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