lunedì, Agosto 15, 2022

Sostenibilità e geopolitica: cosa farà l’Unione Europea?

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IL CONVEGNO PROMOSSO DA AWOS METTE IN LUCE TUTTE LE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA SOSTENIBILITÀ E ALLA DIPENDENZA DA ALTRI STATI

Mai come in questo periodo è stata resa evidente la profonda interconnessione tra la situazione geopolitica e le strategie di sostenibilità e transizione energetica. Le difficoltà che si stanno affrontando a causa delle varie crisi che si sono succedute in questi anni, dalla pandemia globale alla guerra in Ucraina fino alla siccità, richiedono che l’Unione Europea si ponga come guida per tutti gli Stati membri.

Questo è l’argomento affrontato durante il convegno “Sostenibilità e Geopolitica: l’ora dell’Europa”. È organizzato dall’associazione AWOS-A World of Sanctions il 13 luglio a Spazio Europa nel centro di Roma, gestito dall’ufficio in Italia del Parlamento Europeo e dalla rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

Questo incontro è stata anche l’occasione per presentare la rivista specializzata in geopolitica e commercio estero GeoTrade. Hanno partecipato rappresentanti della Commissione Europea e del ministero della Transizione Ecologica, ed esperti di sostenibilità e geopolitica.

Sostenibilità e geopolitica: valore dell’economia circolare

«Ecosostenibilità e geopolitica sono due concetti che oggi vanno strettamente a braccetto», ha dichiarato in apertura del dibattito Antonio Parenti, capo della rappresentanza della Commissione Europea in Italia.

Infatti ha esposto come l’Unione Europea sia un sistema di Paesi di trasformatori. Invece sono poche le materie prime che abbiamo sul territorio, utili per l’economia moderna. Questo rende l’Europa fortemente dipendente da altre realtà, come la Russia. Ma queste difficoltà possono diventare delle opportunità per il rinnovamento. «Se l’Unione Europea riesce a lavorare sul concetto di economia circolare – spiega Parenti -recuperando una gran parte delle materie prime che mancano e riducendo la dipendenza da altri Paesi, si aprirebbero scenari interessanti».

L’Italia, in termini di indice di circolarità, è già tra i primi Paesi in Europa. E il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) darà un ulteriore incentivo. Come, infatti, spiega Laura D’Aprile, capo dipartimento “Transizione Ecologica e Investimenti verdi” del Ministero della Transizione Ecologica, il PNRR rafforzerà le filiere industriali dell’economia circolare. In più colmerà i gap territoriali che frenano il suo sviluppo, soprattutto al centro-sud, data la mancanza di infrastrutture impiantistiche adeguate.

Il problema delle discariche abusive e dei reati ambientali

Questo servirà anche a contrastare il fenomeno delle discariche abusive. Nel 1986 un primo censimento in Italia ne ha contate fino a 5mila. Si ridussero poi a duecento, ma ciò non bastò per evitare sanzioni da parte dell’Unione Europea del valore di 280milioni.

«Ma questo ha costituito uno stimolo e ha fatto nascere uno spirito di rivalsa nel nostro Paese», ha dichiarato il generale Giuseppe Vadalà, commissario unico per la bonifica delle discariche abusive, intervenuto durante il dibattito. Infatti ha esposto come attualmente le discariche abusive sul territorio siano solo sedici, e che è in programma di ridurre il loro numero a zero entro il 2024.

Una spinta verso la legalità in materia ambientale è stata data anche dall’entrata in vigore di norme specifiche, come racconta Alessandra Zacchetta, Legal & Special Project Manager di ZPC Srl. È del 2008 la direttiva 99 dell’Unione Europea che ha inserito i reati ambientali nel decreto legislativo 231 di materia penale, che ha una forte funzione preventiva. L’obiettivo è rendere le imprese consce del rischio che corrono dal punto di vista penale, per prevenire il reato.

La sostenibilità del settore tessile

Gli investimenti previsti dal PNRR, dal valore complessivo di 600milioni di euro, saranno destinati alle filiere flagship per l’economia circolare: carta e cartone, plastiche, apparecchiature elettriche ed elettroniche, tessile.

Proprio su quest’ultimo settore saranno indirizzate iniziative per contrastare il fenomeno della fast fashion. Infatti, secondo l’ultimo Rapporto ISPRA, nel 2020 solo lo 0,8% dei rifiuti tessili è stato raccolto separatamente e il 5,7% di tutti rifiuti non raccolti in modo separato è costituito da rifiuti tessili, che finiscono in discarica o negli inceneritori. Ciò significa che oltre 660 tonnellate l’anno di rifiuti tessili si perdono invece di essere recuperati e riciclati per una seconda vita.

Ha approfondito la questione della sostenibilità del settore tessile Nicola Gelder, co-founder di ZPC Srl, che ha partecipato ai tavoli di normazione per il settore tessile. La Commissione Europea prevede che per il 2030 tutti i prodotti tessili saranno durevoli, riciclabili, composti da fibre riciclate e liberi da sostanze nocive. Si arriverà quindi a prodotti completamente circolari che sostituiranno quelli “usa e getta”.

Sostenibilità energetica e geopolitica

Quando si parla di sostenibilità non bisogna dimenticarsi della sostenibilità energetica. Il delicato tema della transizione energetica in Europa è stato illustrato da Chiara Trovati di DG ENER. Questa sezione elabora e attua le politiche energetiche della Commissione Europea.

Per affrontare la crisi dei prezzi di energia, che ha portato a un aumento di circa il 200% e che ha messo in luce la forte dipendenza dalle importazioni, soprattutto dalla Russia per il gas (45%), petrolio (29%) e carbone (54%), nasce il REPowerEU. Questo piano si basa su tre pilastri:

  • accelerazione verso energia pulita;
  • diversificazione delle fonti di energia;
  • riduzione della domanda.

Attraverso l’attuazione di questa strategia si mira a diversificare l’approvvigionamento del gas, nello specifico il GNL (Gas Naturale Liquefatto). Ci saranno infatti collaborazioni con Stati Uniti, Egitto, Israele, Giappone, Corea, Qatar e Africa subsahariana. Mentre per i gasdotti gli accordi sono con Norvegia, Algeria e Azerbaijan. Si punta così a diventare indipendenti dai combustibili fossili russi entro il 2027. Inoltre sarà incrementata l’energia rinnovabile del 45% e il risparmio energetico del 13% entro il 2030.

In questo modo si porta avanti la gestione strategica delle interdipendenze. Infatti, secondo l’ambasciatore Gabriele Checchia, presidente del comitato scientifico AWOS, «le interdipendenze sono inevitabili ma non devono diventare dipendenze esclusive».

Inoltre, accorciandosi le catene globali emerge anche l’importanza del trasporto a corto raggio, che deve diventare sempre più sostenibile. Infatti Antonio Errigo, vice direttore generale Alis (Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile) evidenzia come attualmente il settore della logistica produca il 10% alle emissioni di gas serra.

Sostenibilità e geopolitica: incentivare la produzione green

Infine non si deve sottovalutare il contributo della finanza sostenibile. Infatti non è possibile realizzare una transizione verso un’economia sostenibile senza il supporto delle imprese e del settore della finanza. Rita Cappariello di Banca d’Italia ha così illustrato l’importanza dei fattori ESG (Environment, Social e Governance). Costituiscono indicatori della sostenibilità ambientale e sociale delle imprese, i quali incidono direttamente sui fattori di rischio e reddittività.

L’idea di tassare le emissioni di carbonio

Il Dott. Pasquale De Micco del DG for Taxation and Custom Union della Commissione Europea ha poi introdotto l’ideazione di un nuovo sistema che mira a rafforzare nell’Unione Europea le dinamiche ambientali: il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism). Attraverso questo nuovo meccanismo si prevede di tassare le emissioni di carbonio ai confini degli Stati membri europei. «È una cosa mai fatta prima – dichiara De Micco – perché noi prendiamo in considerazione i prodotti, non le fabbriche».

Lo scopo perseguito è puramente climatico perché non è uno strumento di politica commerciale. Il CBAM applicherà lo stesso prezzo del carbonio alle imprese europee e alle importazioni. Tuttavia non mira ad attuare una strategia protezionista. Infatti ci sarà il principio della “non doppia imposizione”. In altre parole si prenderà in considerazione se i Paesi non appartenenti all’Unione Europea applichino già una tassazione ai prodotti ambientali simile a quella europea. In questo modo si incentivano gli altri Stati a intraprendere gli stessi obiettivi ambientali. E già la Cina e la Turchia stanno pensando di adottare una carbon tax.

I settori su cui si focalizzerà questa misura sono però solo cemento, acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità (come prodotto finale). Tuttavia il Parlamento Europeo ha obiettivi più ambiziosi per questa rivoluzione. Vorrebbe includere anche i campi della chimica, dell’idrogeno e delle plastiche, e colpire anche le emissioni indirette, cioè quelle compiute durante il processo di produzione.

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