sabato, Novembre 26, 2022

Il climate change colpisce anche le banche e il sistema finanziario

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Un nuovo filone di ricerca ha iniziato a studiare gli impatti dei cambiamenti climatici sul settore finanziario. Le crisi finanziarie hanno ripercussioni sull’economia, perché causano una riduzione della produzione e dei consumi ma anche sulla finanza pubblica, per un aumento dei costi necessari alla ristrutturazione del sistema finanziario da parte dei governi.

Cambiamenti climatici: effetti sulla stabilità del sistema finanziario

Una tempesta causata dai cambiamenti climatici provoca danni per milioni di dollari

Gli eventi associati al cambiamento climatico come innalzamento del livello del mare, tempeste, frane, alluvioni, possono aumentare le infrastrutture a rischio e ripercuotersi negativamente sulle compagnie assicurative, per effetto dell’innalzamento dei premi.

Il deteriorarsi delle condizioni di bilancio di imprese, colpite dagli impatti del clima, porterebbe a insolvenze che, accumulate, andrebbero a minare la stabilità delle banche.
Anche se il clima e la finanza possono sembrare lontani, in realtà c’è una stretta correlazione tra clima ed economia.
Per esempio, la produzione di beni primari dipende strettamente dalle condizioni climatiche: un periodo di gelo o di siccità potrebbe portare a una crisi finanziaria del settore.
Non a caso, lo scorso anno, il premio Nobel per l’economia è stato assegnato a William D. Nordhaus, per i suoi studi sull’interrelazione tra i cambiamenti climatici e l’economia e a Paul M. Romer, per gli studi sulla crescita endogena e le ricerche sulle politiche che incoraggiano l’innovazione e la crescita a lungo termine.

Gli effetti del clima potrebbero riverberarsi su scala globale, proprio come quelli sperimentati nel corso della crisi finanziaria del 2008, costringendo i governi a intervenire.
Per effetto dei cambiamenti climatici, i fallimenti delle banche diventeranno in futuro sempre più frequenti, mentre la finanza pubblica dovrà sostenere costi sempre più elevati per salvare le banche insolventi, con un’esplosione del debito pubblico.

A causa dei cambiamenti climatici, i fallimenti delle banche in futuro sarebbero sempre più frequenti

Secondo il nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Climate Change, per effetto dei cambiamenti climatici, l’instabilità del sistema bancario potrebbe aumentare considerevolmente e questa incertezza, a sua volta, amplificherebbe gli impatti che i cambiamenti climatici hanno sulla crescita economica.
Lo studio per la prima volta prova a quantificare tale effetto: i fallimenti delle banche in futuro sarebbero, a causa dei cambiamenti climatici, più frequenti (da +26% fino a +248%); salvare le banche insolventi comporterebbe un costo per i governi pari a circa il 5%-15% del PIL all’anno, portando a un’esplosione del debito pubblico, che potrebbe arrivare a raddoppiare nel 2100.

Francesco Lampertiassistant professor alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e junior scientist a RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment, primo autore dello studio, spiega: “l’idea alla base della nostra ricerca era cercare di capire quanto gli impatti dei cambiamenti climatici influenzino il settore bancario. Gli impatti in realtà sono a livello d’impresa, perché vanno a ridurre la produttività o mettono a rischio gli stock di capitale. Questi però hanno il potere di influenzare, per effetto del fallimento delle aziende, il sistema finanziario.
Sappiamo, infatti, che, quando le banche sono sotto stress, danno meno credito alle imprese le quali, di conseguenza, hanno a disposizione meno fondi per investire, con una riduzione ulteriore della crescita”.

L’approccio utilizzato nello studio

L’approccio utilizzato nello studio prevede l’uso di un modello ad agenti eterogenei (agent-based), che permette di descrivere il sistema economico a livello di singoli attori (imprese, banche, decisori politici, ecc.), esposti ai danni dei cambiamenti climatici, che derivano dalle emissioni dell’economia.

Appare chiaro”, spiega Massimo Tavoni, Direttore di RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment e professore al Politecnico di Milano, “che mentre la probabilità di sopravvivenza delle imprese si riduce di circa tre volte; il rischio di fallimento delle banche arriva a raddoppiare.
Questo a sua volta implica dei costi ulteriori per la finanza pubblica, dove ci aspettiamo un aumento del 5%-15% di PIL che deve essere speso ogni anno per ripianare le perdite delle banche e assicurare il loro salvataggio”.

Secondo Valentina Bosetti, senior scientist a RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment e professoressa all’Università Bocconi di Milanoil 20% della riduzione della crescita dovuta al cambiamento climatico è attribuibile a questo canale finanziario”

Come prevenire o limitare i danni?

Un altro risultato interessante dello studio riguarda le possibili misure correttive che i regolatori finanziari possono implementare per ridurre questi rischi, in particolare attraverso le politiche macro-prudenziali, che sono progettate per mitigare il rischio di solvibilità del sistema finanziario.

Lo studio ha evidenziato”, continua Andrea Roventini, professore presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, “come, in presenza di impatti da cambiamento climatico, il regolamentatore finanziario può richiedere alle banche di fissare un limite ai prestiti erogati alle imprese che tenga conto anche dell’andamento del clima, così da minimizzare i rischi a cui il sistema finanziario si espone”.

Escludere il sistema finanziario da una valutazione degli impatti dei cambiamenti climatici potrebbe portare quindi a una loro sottostima, mentre la regolamentazione finanziaria potrebbe avere un ruolo fra le possibili strategie di mitigazione e adattamento. Anche agendo sui parametri di politica macro-prudenziale, però, i danni restano comunque ingenti, per cui gli autori suggeriscono di associare sempre a questo strumento strategie di mitigazione e adattamento forti e incisive.

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