mercoledì, Agosto 17, 2022

Siccità: risorsa idrica ridotta del 19% negli ultimi 30 anni

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L’ACQUA SCARSEGGIA IN TANTE ZONE D’ITALIA, È ALLARME SICCITÀ

Fin dall’inizio del 2022, la siccità ha interessato l’Italia centro-settentrionale e in particolare il distretto idrografico del Fiume Po.

Le ultime riunioni degli Osservatori distrettuali permanenti per gli utilizzi idrici, cui l’ISPRA ha partecipato, hanno confermato uno scenario di severità idrica alta. Ciò per i distretti del Fiume Po, delle Alpi Orientali (ad eccezione del bacino dell’Adige per il quale la severità è media) e dell’Appennino Settentrionale.

Uno scenario di severità idrica media, con trend in peggioramento, invece, è confermato per il distretto dell’Appennino Centrale. Umbria e sud delle Marche sono già in condizioni di severità alta. Si ipotizza una riduzione del 10% a breve termine e del 40% nel lungo termine. Il consumo d’acqua per uso civile, tuttavia, potrebbe aumentare del 16% entro il 2030.

Di quanta acqua abbiamo bisogno?

La domanda di acqua in l’Italia si aggirerebbe sui 37,7 miliardi di m3. La cifra emerge dai dati del database European Environment Information and Observation Network (EIONET). Confrontando tale valore dei prelievi con la risorsa idrica media annua disponibile, ne deriva una condizione media nazionale di stress idrico.

Ma quali sono le tendenze e gli impatti a breve, medio e lungo termine dei cambiamenti climatici sul ciclo idrologico? In particolare, come influisce il cambiamento climatico sulla disponibilità della risorsa idrica?

La situazione che affiora dalle prime valutazioni effettuate dall’ISPRA è decisamente poco rassicurante. Si prevede a livello nazionale una riduzione della disponibilità di risorsa idrica. Essa va dal 10% nella proiezione a breve termine al 40% nella proiezione a lungo termine. Solo se la crescita delle emissioni di gas serra manterrà i ritmi attuali.

Il problema delle perdite

Il servizio di distribuzione dell’acqua potabile nel 2020 è stato caratterizzato da perdite in rete dell’ordine del 36%. Lo rivelano le statistiche dell’Istat sull’acqua per gli anni 2019-2021 nei 109 Comuni capoluogo di provincia/città metropolitana. Qui il servizio di distribuzione dell’acqua potabile è stato caratterizzato da perdite in rete dell’ordine del 36%.

Ciò si traduce nel fatto che a fronte di un prelievo di 370 litri per abitante al giorno, quelli effettivamente utilizzati sono 236.  

Siccità, che fare?

Si può migliorare la gestione della risorsa in un’ottica di adattamento e sostenibilità, specialmente in occasione di eventi di siccità e/o di scarsità idrica. Per questo motivo, sarebbe necessario disporre di un monitoraggio sistematico e omogeneo delle portate, dei prelievi e delle restituzioni, a copertura nazionale.

Ciò consentirebbe agli enti coinvolti, tra cui l’ISPRA, di poter costruire il quadro conoscitivo e i possibili effetti degli scenari di utilizzo della risorsa stessa.

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