martedì, Settembre 27, 2022

Sharona Shnayder, l’attivista del “trash talk” in Israele

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SHARON SHNAYDER HA FONDATO IN ISRAELE UN MOVIMENTO GLOBALE PER RACCOGLIERE LA SPAZZATURA E «CONVINCERE LE PERSONE A PREOCCUPARSENE».

Sharona Shnayder, 21 anni, è cofondatrice e CEO di Tuesdays for Trash, un movimento ambientalista globale che incoraggia le persone di tutto il mondo a dedicare almeno un giorno alla settimana alla raccolta dei rifiuti.

«Se sette miliardi di persone in tutto il mondo raccolgono un pezzo di rifiuto, sono sette miliardi di pezzi di rifiuti» Sharona Shnayder

Sharona ha iniziato il movimento durante l’emergenza Covid nel maggio 2020. Stava studiando alla Portland State University, negli USA ma, come la maggior parte degli studenti, è stata costretta a stare a casa.

Preoccupata di “fare qualcosa” per uscire, ha indossato maschere e guanti e, con l’amica Wanda McNealy, ha iniziato a raccogliere spazzatura. Lo hanno fatto la settimana successiva e poi la successiva, e l’iniziativa è diventata “Tuesdays for Trash”, il martedì della spazzatura.

In poco più di un anno, Shnayder ha trasmesso la filosofia del suo movimento in ventisei Paesi.

Giunta in Israele, la ragazza dalle lunghe treccine colorate si è impegnata in una varietà di attività ambientali. Tra queste, per esempio, parlare ai ragazzi delle scuole superiori, organizzare manifestazioni e preparare il campo per il suo futuro politico.

Sembrava quasi di essere in un’apocalisse

La giovane attivista ambientale è nata a Lagos, in Nigeria, da madre nigeriana e padre israeliano. All’età di otto anni, si è trasferita con suo padre a Tualatin, un piccolo sobborgo di Portland, in Oregon, Stati Uniti, dove è cresciuta. Frequentava il college quando ha visto Greta Thunberg parlare alle Nazioni Unite.

È stata come folgorata dalla attivista svedese. Sharona studiava contabilità ed «ero pure brava», ha raccontato alla sua intervistatrice Diana Bletter della rivista Israel21c, «ma ho capito che non voglio passare la mia vita a fare conti, se non ci sarà un pianeta. Per quanto sia un cliché, è vero».

Inoltre, gli effetti dei cambiamenti climatici in Oregon sono stati devastanti. «Guardavo il cielo rosso e tanto fumo. Sembrava quasi di essere in un’apocalisse», ha raccontato. «La temperatura era di 116 gradi Fahrenheit (circa 47 gradi centigradi – ndr), che è più caldo del Sahara. I cavi di linea si stavano sciogliendo. Si soffocava. Respirare all’aperto per un’ora equivaleva a fumare un pacchetto di sigarette».

Quello che Sharona chiede è di vivere tranquilla sul pianeta «che chiamo casa».

Shnayder lavora per la Albo Climate, una startup high-tech che utilizza immagini satellitari per mappare e monitorare lo stoccaggio del carbonio (diossido) al suolo. L’azienda israeliana sta sviluppando progetti in Africa sulla gestione delle foreste e sull’agricoltura rigenerativa.

Tutto funziona in Israele

Sharona è arrivata in Israele con un viaggio organizzato per studenti. Affascinata «da come tutto ciò che funziona in Israele», è rimasta per lavorare come stagista alla UBQ Materials, un’azienda che promuove il riciclaggio e la gestione dei rifiuti.

«Israele può essere leader in tutto il mondo nella definizione di standard per una società sostenibile – ha commentato Sharona -. Abbiamo la capacità di attuare un cambiamento diffuso se riusciamo a convincere le persone a interessarsene».

Subito dopo l’arrivo a Tel Aviv, la ragazza nigeriana-israeliana dalle lunghe trecce ha contattato le organizzazioni ambientaliste del posto. Quindi ha dato inizio alle iniziative di Tuesdays for Trash, organizzando le pulizie settimanali nella capitale dello Stato ebraico.

Una speranza di Sharona Shnayder è quella di programmare “pulizie interculturali” a Tel Aviv e Jaffa con HaBayit (TheHome – LaCasa ebraica), che sponsorizza i dialoghi israelo-palestinesi “Cleaning the Hate”, cancellare l’odio.

I governi dalla parte dei produttori di plastica

A proposito dell’inquinamento, Shnayder, è convinta che «il riciclaggio fa sentire le persone più a loro agio con l’acquisto di prodotti in plastica».

Però, la maggior parte dei produttori non acquista plastica riciclata. Perché, secondo le informazioni dell’attivista, per le aziende è molto più facile acquistare plastica vergine e «i nostri governi stanno permettendo loro di continuare a fare soldi».

«Israele ha bisogno di leggi che ritengano le grandi imprese, produttori e fabbricanti, responsabili dell’inquinamento da plastica», afferma Shnayder.

Il governo invece, continua l’attivista, dovrebbe implementare gli incentivi e finanziare la produzione di materiali eco-compatibili che possono sostituire la plastica. «Inoltre dovrebbe fornire vantaggi fiscali per l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili invece dei combustibili fossili».

Se le cose non cambiano nei prossimi sette anni, non sopravviveremo

Sebbene arrivata da poco, Sharona è stata una dei relatori alla manifestazione del 25 ottobre con Extinction Rebellion e altri attivisti ambientali davanti alla residenza del presidente israeliano Isaac Herzog. Studia l’ebraico per poter entrare in politica.

Shnayder, così come altri militanti, ha rinunciato a vivere la propria adolescenza per dedicarsi all’attivismo ambientale e costringere i governi a fare cambiamenti.

«Non mi piace svegliarmi e pensare a questi problemi – ha detto all’intervistatrice -. Mi piacerebbe seguire i miei sogni e vivere la mia vita, ma se continuiamo ad andare avanti, come al solito, per i prossimi sette anni, non sopravviveremo».

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sempre più indubitabili: uragani sempre più violenti, incendi sempre più intensi, innalzamento del livello del mare sempre più rapido per lo scioglimento dei ghiacciai artici.

Urge determinare la vivibilità del nostro futuro sul pianeta

«Entro il 2050 avremo 200milioni di rifugiati climatici. Non c’è posto che sia sicuro», afferma Sharona.

Pertanto, l’attivista desidererebbe che nella sua patria di adozione fosse messo in essere «un sistema educativo più solido intorno al clima e all’ambiente in modo che la nostra società possa essere dotata della conoscenza e della comprensione di come lavorare per un futuro sostenibile. Siamo in una battaglia generazionale per determinare la vivibilità del nostro futuro su questo pianeta».

Shnayder trascorre il tempo libero nel Parco nazionale israeliano vicino a Ramat Gan, un sobborgo di Tel Aviv, dove vive. A contatto con la natura, tra alberi e ruscelli.

Lei crede molto nelle pulizie del martedì.  «Proprio come Shabbat per l’anima, il martedì potrebbe essere il giorno dedicato alla sostenibilità».

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