Scorie radioattive: un problema senza soluzione

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Scorie radioattive: una gestione troppo complicata

Esistono diverse opzioni per la gestione delle scorie radioattive, come il riciclaggio, il trasferimento in centri specializzati, a pagamento, lo stoccaggio e lo smaltimento ma nessuna ci convince

L’uranio impoverito è un sottoprodotto della produzione di uranio arricchito.

Sebbene la sua radioattività sia molto bassa, deve essere fisicamente protetto e può essere soggetto a garanzie internazionali.

Attualmente è presente in migliaia di dispositivi in ​​tutto il mondo, nella schermatura contro le radiazioni di sorgenti radioattive sigillate, in un’ampia varietà di applicazioni, tra cui agricoltura, medicina, applicazioni industriali, trasporti, nonché altre aree tecniche e di ricerca, per proteggere gli utenti dalle radiazioni, in ambito militare.

Tra i vari dispositivi che lo contengono, vi sono anche i macchinari per la terapia del cancro.

Quando le apparecchiature non emettono più radiazioni sufficienti per lo scopo previsto, rimangono radioattive e devono essere correttamente gestite come “fonti in disuso”.

Ma cosa succede al resto della macchina, che può contenere uranio impoverito?

La sorgente radioattiva sigillata in disuso (Disused Sealed Radioactive Source – DSRS) continua a essere pericolosa, perché l’accumulo di prodotti derivati ​​dal decadimento di questi isotopi, aumenta la radiazione totale emessa dal materiale.

La gestione

Esiste una vasta gamma di opzioni per la gestione del DSRS, come il riciclaggio, il trasferimento nei centri appositi (a pagamento), lo stoccaggio e lo smaltimento, ma nessuna ci convince…

Riciclaggio

L’uranio impoverito è un metallo:

– duttile;

– malleabile;

– particolarmente denso, presenta una densità 1,6 volte quella del piombo;

– piroforico, cioè le sue particelle sono in grado di prendere fuoco in aria spontaneamente più o meno rapidamente, in dipendenza di una serie di variabili tra le quali la temperatura e l’umidità dell’aria.

Tutte queste caratteristiche hanno permesso il riciclaggio di ciò che in realtà è un rifiuto delle centrali nucleari per la produzione di oggetti di varia natura.

Cosa si nasconde dietro al riciclaggio

1) Attraverso il riciclaggio, il governo USA risolve gratuitamente i suoi problemi di stoccaggio;

2) l’industria bellica ha a disposizione a costo zero o quasi un’elevata quantità di materiale utile per la costruzione di armi all’avanguardia.

Stoccaggio

Il materiale radioattivo, alla fine del suo ciclo dovrà essere collocato in depositi definitivi per tali scorie e rifiuti ma, ad oggi, non esiste un luogo adibito a tale processo. Che fare dunque?

Una soluzione “furba”

Dagli anni ‘80 il DOE (Departement Of Energy of USA), sta effettuando campagne promozionali per incentivare l’uso dell’uranio per applicazioni civili.

Come mai?

Sarà forse perché bisogna risolvere il problema dello stoccaggio di enormi quantità di scorie radioattive accumulate negli ultimi cinquant’anni?

Lo smaltimento

L’uranio impoverito può essere smaltito come rifiuto radioattivo di basso livello se viene convertito in composti di ossido di uranio chimicamente stabili, come l’ossido di triuranio (U3O8) o il biossido di uranio (UO2), che sono simili alla forma chimica dell’uranio naturale.

Nella forma di ossido, l’uranio può essere smaltito come rifiuto radioattivo di basso livello in una struttura di smaltimento autorizzata.

Lo smaltimento del DSRS nei pozzi è stato proposto per la prima volta nel 1995. Da allora, si è cercato di trovare soluzioni ben definite e giustificabili per lo smaltimento di un ampio spettro di DSRS in diverse condizioni geologiche e climatiche.

Conclusioni

Non esiste alcun tipo di pianificazione sicura e a lungo termine per le scorie radioattive, né per aree di immagazzinamento né per impianti di trattamento.

Ai livelli attuali e solamente nel caso in cui il DOE riducesse a zero la produzione di nuovo combustibile nucleare, il costo del mantenimento delle esistenti scorie radioattive fino al 2070 sarebbe superiore ai 230miliardi di dollari.

Ci si deve rendere conto che, dunque, la radioattività è un problema che non ha soluzione.

Fonti:

Toxicological Profile for Fluorides, Hydrogen Fluoride and Fluorine, U.S. Department of Health and Human Services, Public Health Service, Agency for Toxic Substances and Disease Registry

“Audit Report: Potential Uses for Depleted Uranium Oxide,” U.S. Department of Energy, Office of the Inspector General, Office of Audit Services, DOE/IG-0810

 

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