domenica, Agosto 14, 2022

Scorie nucleari: in Canada nessuno le vuole

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CANADA, LE SCORIE NUCLEARI RESTERANNO RADIOATTIVE PER 400MILA ANNI; IL GESTORE DELLE CENTRALI CERCA UN SITO DOVE STOCCARLE IN SICUREZZA(?). MA NESSUNO LE VUOLE.

Il Canada è un Paese enorme e con una densità abitativa minuscola. La sua superficie copre 10milioni di chilometri quadrati. È la seconda nazione più grande del mondo, dove vivono 38milioni di persone.

Uno dirà beh, sicuramente troveranno un posto dove mettere le loro scorie nucleari, no?

E invece no! Non lo sanno ancora, nemmeno loro e la soluzione è ancora lontana, indice che davvero nessuno, ma proprio nessuno, vuole questa robaccia nelle loro case e nelle loro vite.

In Canada hanno tre siti nucleari, da sessant’anni. E da sessant’anni cercano ancora la risposta a dove mettere le scorie prodotte.

Una delle idee più recenti è di depositare le scorie in una serie di caverne sotterranee, naturali e/o artificiali, scavate sotto i grandi laghi che separano in Canada dagli Stati Uniti.

Le scorie radioattive saranno trasformate in materiale ceramico, compresse in cilindri di media lunghezza, a mo’ di tronchetti di alberi. Questi, poi, sarebbero messi dentro contenitori metallici depositati in queste caverne sotterranee. Il tutto sarà separato dal resto del mondo da mura di 10-12 metri di cemento.

Per l’eternità.

Ma quant’è lunga l’eternità?

Almeno 400mila anni.

Infatti, questa roba radioattiva non sarà una collezione di innocenti tronchetti di alberi. E nemmeno di felicità. Continueranno a rilasciare energia, calore e radiazioni per 30-60 anni in modo super-intenso. Poi, in modo più lieve ma certo non sopportabile dall’uomo, per altri 400mila anni, appunto.

Costi stimati?

25miliardi di dollari.

I canadesi non ne vogliono sapere niente

L’ente incaricato di trovare una sede permanente si chiama Nuclear Waste Management Organization. Ha iniziato nel 2010 e ha localizzato ventidue cittadine, dando un po’ di soldi a tutti in segno di buona volontà.

Ma da ventidue, ora sono arrivate a due.

Le cittadine “finaliste” sono South Bruce, a due ore da Toronto e Ignace, vicino al confine con lo Stato del Manitoba.

Ci sono almeno una decina di comunità di nativi nei dintorni di queste località.

Chissà perchè scelgono sempre le comunità più silenziose, con già tanti problemi, lontano dai riflettori. Forse pensano che resteranno più passive e accetteranno il tutto ad occhi e cuore chiuso.

Ma i nativi che vivono vicino al possibile sito a South Bruce si chiedono perché proprio loro? E dicono che non è giusto lasciare questo tipo di eredità a decine di generazioni future.

Governanti e pro-nuclearisti rispondono, come sempre, che è tutt’apposto che ci sono “modelli matematici” che garantiscono la sicurezza etc. etc.

Tutte balle.

Non esistono modelli matematici che ti proteggono dalle scorie nucleari

Chi scrive fa modelli matematici per mestiere. Non esiste nessun modello matematico che possa prevedere nulla con assoluta certezza cosa accadrà nei prossimi 4 o 400mila anni.

Le scorie nucleari sono di due tipi: quelle più pericolose (le barre radioattive di uranio) e quelle medie (reattori, materiale usato per pulire e altri oggetti venuti in contatto con le radiazioni).

Le scorie medie in Canada si smaltiscono laddove sono prodotte, cioè nei siti nucleari stessi. A volte sono incenerite, altre volte sepolte.

Ma per quelle più pericolose non si sa cosa fare. Ed è questo il compito della Nuclear Waste Management Organization. Trovare una sede permanente per le barre di uranio.

Ci lavorano dal 2010 e, finora, dodici anni dopo, non hanno trovato la sede giusta.

Per il Canada è un gran problema! Infatti, nelle centrali ci sono già 3milioni di questi tronchetti radioattivi. Ne vengono prodotti 90mila ogni anno e, per ora, sono depositati nelle stesse centrali nucleari dove sono prodotti in attesa di soluzioni “permanenti”.

Un documento scritto quarantaquattro anni fa e da allora nulla è cambiato

Nel 1978 lo stato dell’Ontario rilasciò un documento dal titolo “A Race Against Time”, col quale affermava già che non si sapeva cosa fare con questi rifiuti radioattivi. Già da allora si diceva che è pericoloso tenerle in superficie perché ci sono rischi di attacchi terroristici, e rischi da catastrofi naturali (terremoti, alluvioni, incendi).

Questo documento fu scritto quarantaquattro anni fa e da allora non è cambiato nulla. Si proponeva una moratoria alle nuove centrali fino a che non fosse stato trovato un sito idoneo per le scorie radioattive. Ma nessuno fece niente.

L’idea attuale è che i rifiuti radioattivi più pericolosi debbano essere messi sottoterra e che occorrono repositori geologici e in profondità. Ma non è facile.

Perché?

Perché i rifiuti nucleari devono essere bene fissati da non spostarsi per nessun motivo. Devono sopportare cambiamenti geologici estremi, come i terremoti, o di spostamento di materiale roccioso e/o fluido che magari sono impercettibili nel corso di pochi anni ma che nel corso di millenni possono causare il collasso di caverne o di cemento. I metalli non devono corrodersi neanche un pochino. L’acqua non deve penetrare nemmeno per pochi millimetri l’anno.

Cemento, metalli, faglie, devono restare immutabili per… 400mila anni!

Ma questo è difficilissimo da progettare, da sapere, da immaginare. Come si può prevedere cosa succederà in un’era geologica lontanissima? Qualsiasi fallimento porterà alla catastrofe, all’inquinamento delle falde idriche e del terreno, per bene che vada. A una mega Chernobyl nel peggiore dei casi.

E poi, dobbiamo essere sicuri che quelli che verranno fra 200, 2mila o 20mila anni sapranno gestire il tutto. Sapranno leggere e interpretare i nostri documenti, la nostra lingua? Sapranno capire e non finire in quelle caverne per caso e spinti dalla curiosità riportare in luce i tronchetti radioattivi?

Fa ridere? Può darsi, ma occorre pensare a queste cose.

Metti, per esempio che gli antichi Romani avessero costruito un deposito nucleare e che noi non lo sapessimo. E un archeologo ci finisca dentro per caso e riapra un contenitore radioattivo nel centro di Roma?

Come detto, 400mila anni è un’eternità. Le piramidi sono state costruite 5mila anni fa. E non ne sappiamo poi granché oggi, né qual’era lo scopo né cosa ci sia dentro.

Le simulazioni contraddicono i gestori del nucleare

In Canada parlano di un repositorio costruito nella roccia profonda, dove, secondo i progettisti, tutto sarà stabile per milioni di anni. Invece, simulazioni su diversi scenari affermano che i contenitori metallici degradano in 10mila anni. Gli stessi operatori dicono che ci sono tante variabili difficili da considerare e che non sanno neanche loro cosa stanno facendo.

Ma va.

È tutta fantascienza. Ed è irresponsabile dire “abbiamo fatto un po’ di studi su quello che accadrà fra 10mila anni” e lasciare questa bomba ad orologeria a chi viene dopo di noi.

Anche se qualcuno cerca di propinare la bontà di questi siti, i residenti sono scettici e arrabbiati: né a South Bruce né ad Ignace nessuno gli ha ben spiegato cosa succederà. Cosa capiterà ai loro laghi, alle loro foreste, ai loro figli. E, ovviamente, nessuno vuole lasciare roba tossica per le generazioni future. Anzi, capi tribù delle comunità indigene vorrebbero che il Canada abbandoni il nucleare tout court.

È dal 2018 che tutti i capi tribu’ indigeni dello stato dell’Ontario e l’Assemblea delle First Nations chiedono alle autorità di non costruire più centrali nucleari di nessun genere. Nemmeno quello supposto “minore”, fatto di piccoli moduli SMR, che sta per small modular nuclear reactors.

Decisione difficile per la Nuclear Waste Management Organization

Ma, alla fine, cosa sceglierà la Nuclear Waste Management Organization?

Dicono che non costruiranno niente senza l’appoggio delle comunità locali. Le due cittadine non hanno ancora dato il loro si o il loro no. Il consiglio cittadino di Ignace deciderà entro il 2023. South Bruce, dopo tante proteste, promuove un referendum come richiesto a lungo dai cittadini.

Il processo di selezione già dura dal 2010 e quindi, per bene che vada, in Canada saranno passati almeno quindici anni solo per decidere *dove* farlo!

Se entrambe dicono di no, la Nuclear Waste Management Organization dovrà iniziare tutto daccapo.

Ma quale che sia la decisione ufficiale di Ignace e di South Bruce, ci vorranno decenni affinché questo deposito nucleare entri in funzione.

Da come la vedo io, è quasi impossibile identificare dove mettere roba che resterà tossica per 400mila anni.

In Italia il problema è ancora più complesso

E se non ci riescono in Canada, con i suoi enormi spazi, chi ci assicura che sarà un processo facile, sicuro, accettato dalle persone, intelligente, fatto in tempi e costi ragionevoli in… Italia, con tutta la sua complessità?

Molto meglio scommettere su sole, vento, idroelettrico, risparmio energetico.

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