lunedì, Luglio 15, 2024

Lo scioglimento dell’Antartide e la crisi climatica

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LO SCIOGLIMENTO DEL GHIACCIAIO THWAITES IN ANTARTIDE COSTITUISCE UNO DEI “PUNTI DI NON RITORNO” DELLA CRISI CLIMATICA

È in Antartide, nel più sottovalutato e dimenticato dei continenti, che risiede la più grande minaccia per l’umanità. In particolare il destino dell’intero pianeta è legato alle sorti di una sua piccola parte, il ghiacciaio Thwaites.

Lo scioglimento del ghiacciaio più vasto del mondo, che si trova nella parte occidentale del continente, provocherà una reazione a catena che farà salire di più di tre metri il livello dei mari. E l’innalzamento delle acque è uno dei cosiddetti “tipping point”, i punti di non ritorno della crisi climatica.

A luglio 2022 l’estensione del ghiaccio marino antartico ha raggiunto il suo valore più basso da quando sono monitorati i dati satellitari. In particolare, negli ultimi anni, la lingua di ghiaccio di Thwaites ha accelerato il ritmo di fusione del 40% per due volte, per poi tornare a rallentare, evidenziando una complessa interazione tra la formazione di crepacci e la velocità del flusso di ghiaccio.

Mappa dei cambiamenti di temperatura dell’Oceano Antartico

Dopo contese tra ben sette Paesi, anche per i numerosi giacimenti di carbone e minerali presenti nell’area, nel 1959 il Trattato Antartico ha sottratto l’Antartide allo sfruttamento economico, a test nucleari, allo smaltimento di materiali radioattivi e alle attività militari. Ha destinato così il continente a fini esclusivamente scientifici. Qui si trovano oggi più di ottanta basi di ricerca, in cui molti studiosi si dedicano a comprendere e cercare di combattere il cambiamento climatico.

Proprio una ricerca dedicata al continente di ghiaccio, pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, mostra come l’Antartide sia vicino a un punto critico. Una mappa dei cambiamenti nelle temperature dell’Oceano Antartico, ottenuta grazie a microfossili di singole molecole e all’Intelligenza Artificiale e che copre gli ultimi 45 milioni di anni, conferma la scomparsa delle piattaforme di ghiaccio antartiche a causa dell’aumento delle temperature.

Eppure questa situazione di allarme non arriva inaspettata. Già nel 1968 il geografo inglese John Mercer aveva predetto il futuro scioglimento dell’Antartide occidentale, che avrebbe provocato di conseguenza l’innalzamento del livello dei mari. E nel 1978 avanzò persino la tesi che questo sarebbe stato dovuto al fenomeno dell’effetto serra.

Che cosa sta succedendo in Antartide?

Come è possibile che ciò stia avvenendo? Le calotte di ghiaccio che compongono l’Antartide ricoprono superfici molto estese e hanno uno spessore di 4.900 metri. I loro bordi tendono ad appiattirsi, creando una piattaforma di ghiaccio galleggiante, di uno spessore di circa mille metri, che ha la funzione fondamentale di impedire che il ghiacciaio continentale raggiunga il mare. Ma questo meccanismo con il riscaldamento globale sta cambiando.

Per millenni in Antartide le nevicate hanno prodotto abbastanza ghiaccio da compensare quello che andava perso. Purtroppo, negli ultimi anni, la piattaforma di ghiaccio davanti al Thwaites si dissolve sempre più rapidamente e rischia di frantumarsi. I ghiacciai dell’area occidentale hanno cominciato a sciogliersi a causa dell’acqua più calda che scorre sotto di essi. Questa, penetrando nell’Antartide occidentale, fa sciogliere il ghiaccio, che arriva così in mare.

Il ritiro sempre più rapido del ghiacciaio di Thwaites

Per comprendere questo fenomeno è giunta sul posto Anna Wåhlin, una delle oceanografe tra le più autorevoli al mondo. Come riporta il settimanale “Internazionale”, grazie all’utilizzo di un robot sottomarino di nome Rán, del valore di 4milioni di dollari, la ricercatrice ha ottenuto un’immagine tridimensionale del lato inferiore del ghiacciaio Thwaites. Rán ha così trovato le tracce di una collina sottomarina, che stabilizza la parte anteriore. Tuttavia non sempre questa ha compiuto la sua funzione durante le rilevazioni, provocando il ritiro sempre più rapido del ghiacciaio.

«I nostri risultati indicano che potrebbe succedere di nuovo – ha affermato Wåhlin -. Ciò significa che il Thwaites si disintegrerebbe molto più rapidamente di quanto non faccia oggi. Purtroppo non possiamo fermare questo fenomeno. Finirà solo quando tutto il ghiaccio si sarà sciolto. L’unica cosa che possiamo fare è continuare a studiare, per prepararci a quello che ci aspetta».

L’acqua dell’Oceano Antartico diventa sempre più calda

Ma perché l’acqua intorno al ghiacciaio Thwaites si sta scaldando? Ha trovato la risposta a questa domanda l’oceanografa dell’università di Houston, Julia Wellner. Infatti non si può ricondurre il fenomeno semplicemente al riscaldamento globale. Il ritiro del Thwaites sembra collegato a un più ampio ritiro dei ghiacciai della regione, riconducibile a un surriscaldamento locale dell’acqua di mare. Questo surriscaldamento è dovuto a grandi cambiamenti nello schema dei venti e delle tempeste nell’emisfero sud, che a loro volta dipendono dalla crisi climatica causato dall’essere umano. Il riscaldamento delle acque oceaniche alimenta le tempeste e modifica le correnti, che dipendono in gran parte dalle differenze di temperatura.

Tutto questo adesso sta avendo effetto sull’Oceano Antartico che circonda l’Antartide. La corrente circumpolare antartica, che impediva all’acqua calda di raggiungere le coste del continente, è cambiata. È diventata più rapida, meno fredda e sta facendo penetrare così sempre più acqua calda. Ed è proprio in corrispondenza del ghiacciaio Thwaites che questa acqua più calda ha trovato un varco.

L’importanza di comprendere la situazione in Antartide

Questo fenomeno darà vita ad alluvioni, inondazioni e migrazioni di massa, oltre a provocare l’innalzamento del livello del mare. Quest’ultimo avrà poi diversi effetti nelle varie parti del mondo. I Paesi più poveri saranno i più colpiti, sia dal livello delle acque sia dagli eventi climatici estremi più frequenti, come tempeste, tornado e inondazioni.

«Se il nostro tempo di reazione supera il tempo che ci rimane per evitare la catastrofe, significa che la situazione è fuori controllo – dichiara il glaciologo Olaf Eisen -. Purtroppo, per quanto riguarda l’innalzamento del livello dei mari non ci sono dubbi: la situazione è fuori controllo».

Ma non è tutto perduto. Proprio riuscire a comprendere ciò che sta accadendo al ghiacciaio Thwaites ci aiuta a prevedere l’andamento del livello dei mari, così da individuare le misure efficaci per proteggerci ed evitare gravi conseguenze per l’umanità. Lo stesso Eisen conclude le sue conferenze riportando una citazione del ricercatore dell’Università di Yale (Stati Uniti), Anthony Leiserowitz: «It’s real. It’s us. Experts agree. It’s bad. There’s hope» (È reale. È colpa nostra. Gli esperti sono d’accordo. È grave. C’è speranza).

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