giovedì, Febbraio 9, 2023

Dagli scarti del melograno possibili molecole benefiche

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QUATTRO LABORATORI ENEA LAVORERANNO INSIEME PER IDENTIFICARE LE BIOMOLECOLE ATTIVE PRESENTI NEGLI SCARTI DELLA PIANTA E DEL FRUTTO DEL MELOGRANO E, SUCCESSIVAMENTE, PER STUDIARE LA LORO ATTIVITÀ ANTINFIAMMATORIA, ANTIOSSIDANTE E ANTIMICROBICA IN MODELLI SPERIMENTALI UMANI

Estrarre molecole benefiche per produrre integratori e alimenti da foglie, radici e residui di lavorazione del melograno. È questo l’obiettivo di NewTriPome, il nuovo progetto di ricerca ENEA sviluppato dai quattro laboratori del Centro Ricerche Casaccia (Roma).

I laboratori sono impegnati sui temi della salute e delle biotecnologie nel settore agroalimentare. Il nuovo progetto di ricerca segue una lunga tradizione di studi sulle proprietà bioattive di matrici vegetali.

Tra queste, ad esempio, la nocciola, lo zafferano, il pomodoro, lo zenzero selvatico, il basilico, il shiso e il crescione. Anche gli scarti, come le pale del fico d’India e quelle provenienti dai fiori della Melissa officinalis, hanno proprietà bioattive.

Dal melograno biomolecole attive per la salute umana

Il melograno è un super food per le sue proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e antitumorali. La novità introdotta con NewTriPome è quella di ricavare biomolecole attive per la protezione della salute umana. Sono stati utilizzati anche gli scarti della coltivazione e della lavorazione del frutto per produrre alimenti e succhi.

Gianfranco Diretto, responsabile del Laboratorio ENEA di Biotecnologie, ha spiegato che la valorizzazione dei sottoprodotti provenienti da attività agricole e agroindustriali avrebbe ottime ricadute economiche. Ciò anche in considerazione del trend in crescita, sia nella coltivazione del melograno, sia nel consumo del suo frutto.

I ricercatori si avvalgono del supercomputer CRESCO6

I quattro laboratori ENEA lavoreranno insieme per identificare le biomolecole attive presenti negli scarti della pianta e del frutto. «In seguito studieranno la loro attività antinfiammatoria, antiossidante e antimicrobica in modelli sperimentali umani di epitelio intestinale, tessuto epatico e componente macrofagica. Queste sono le cellule immunitarie che nel corpo svolgono il ruolo di spazzini», ha affermato Barbara Benassi, responsabile del Laboratorio ENEA di Salute e ambiente.

Inoltre, il team di ricerca si avvarrà del supercomputer CRESCO6 per analisi di dinamica molecolare. Si potranno così identificare i principi attivi utili per la definizione degli integratori alimentari che potranno agire su stress ossidativo e infiammazioni. Questi ultimi sono responsabili dell’insorgenza di diverse patologie cronico-degenerative e dell’invecchiamento dei tessuti.

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