venerdì, Ottobre 7, 2022

Sardegna terra contaminata: in pericolo la salute

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ATTIVITÀ INDUSTRIALI E MILITARI IN SARDEGNA HANNO CAUSATO EFFETTI NEGATIVI SULLA SALUTE DEI CITTADINI E DELL’AMBIENTE. QUESTO È DIMOSTRATO DA VARI STUDI

La Sardegna non è solo mare e sole. L’isola è anche una terra ricca di storia che negli anni ha subito tante ingiustizie. La salute dei cittadini è stata ed è tuttora fortemente minacciata dall’inquinamento prodotto dagli impianti industriali della regione e dalla radioattività causata dalle esercitazioni militari che si sono svolte su queste terre.

A delineare un quadro completo della situazione d’emergenza presente nella regione è stato lo studio La mortalità in Sardegna nel periodo 2012 – 2017.

È condotto dai medici per l’ambiente dell’ISDE locale. Come evidenzia lo stesso report, chi ha guidato la trasformazione sociale negli anni ’50 e ’60, la quale ha visto l’imposizione di attività militari e del settore petrolchimico, non comprese quali sarebbero stati i costi sociali, economici, ambientali e, soprattutto, le conseguenze sanitarie per la collettività. Queste attività inquinanti hanno compromesso la salute ambientale di un terzo della Sardegna. È esposto al rischio di malattie da inquinamento un sardo su tre, contro la media italiana di uno su sei.

Lo studio “La mortalità in Sardegna nel periodo 2012 – 2017”

Sebbene l’analisi evidenzia una mortalità generale analoga a quella di riferimento nazionale, ciò che preoccupa sono gli eccessivi decessi da tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie.

«Si osservano eccessi di mortalità, nei maschi, per tumori, cause esterne di traumatismo e avvelenamento, malattie dell’apparato digerente e disturbi psichici – dichiara il presidente dell’ISDE regionale, Domenico Scanu -. Invece nelle donne la morte è dovuta a malattie del sistema nervoso, disturbi psichici, cause esterne di traumatismo e avvelenamento. Quanto alla tipologia di tumori, ci sono, in entrambi i generi, eccessi di mortalità per tumori al colon-retto-ano e al pancreas. In più nei maschi sono stati riscontrati tumori della prostata e del fegato, leucemie e tumori delle cavità orali, faringe, laringe ed esofago. Mentre nelle donne ci sono anche i tumori del seno».

Infine lo studio riporta anche il numero eccessivo di morti dovuto a malformazioni congenite e anomalie cromosomiche.

L’analisi si concentra soprattutto su alcune zone in particolare:

  • due siti di interesse nazionale per bonifiche, cioè Porto Torres e Sulcis-Iglesiente-Guspinese;
  • siti di interesse regionale, cioè le diciotto aree a forte impatto ambientale, tra cui quelle riservate a scopi militari.

«Partendo dai dati Istat, abbiamo preso in considerazione i comuni all’interno delle aree potenzialmente idonee al deposito dei rifiuti radioattivi – spiega Scanu – i comuni ricadenti nei Siti di Interesse Nazionale (SIN) ai fini della bonifica e quelli con oltre diecimila residenti».

La situazione nel SIN Sulcis-Iglesiente-Guspinese

Una parte dello studio ha approfondito la situazione del SIN Sulcis-Iglesiente-Guspinese, a sud della Sardegna, in cui viene rilevata una mortalità leggermente superiore a quella regionale.

In particolare, nella zona, il numero di decessi per malattie dell’apparato respiratorio è superiore del 50% rispetto alle attese su base regionale. Negli uomini gli organi più colpiti da tumori maligni sono trachea, bronchi e polmoni, e la causa principale è l’inquinamento industriale degli stabilimenti metallurgici. Questo fattore, purtroppo, determina anche gravi insufficienze renali nei cittadini, dovute alla presenza di metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e composti alogenati.

Tutti questi elementi sono evidenziati anche da un altro studio, Sentieri. Questo è stato curato dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha monitorato la mortalità, l’incidenza oncologica e i ricoveri ospedalieri nei territori e insediamenti esposti al rischio inquinamento. Ha infatti registrato un eccesso di patologie dell’apparato respiratorio, la cui causa è anche l’inquinamento industriale dell’aria.

Sul cancro al polmone, nello specifico, si legge come abbia svolto un ruolo determinante la presenza di particolato, ossidi di zolfo e composti organici volatili emessi nell’atmosfera dagli impianti presenti nel territorio. Per quanto riguarda la zona del Guspinese, l’ISS segnala eccessivi casi di pneumoconiosi. Questa infezione ai polmoni dovuta all’inalazione di polveri è considerata “un retaggio dell’esposizione professionale nell’attività mineraria ora dismessa”. Alle esposizioni ambientali, seppure con “evidenza sufficiente o limitata”, vengono fatti risalire anche i troppi casi di cancro allo stomaco.

Rischio per la salute dei bambini della Sardegna

Tanto nel Sulcis quanto nel Guspinese è stato anche evidenziato un numero eccessivo di ricoveri per asma e di disturbi respiratori in età pediatrica (dai 0 ai 14 anni). Lo stesso dato risulta presente in tutti i siti più inquinati d’Italia. Qui l’incidenza di tumori maligni nella fascia d’età 0-24 anni è complessivamente del 9% più alta rispetto a quella registrata nelle zone non a rischio.

«Per quanto riguarda il primo anno di vita – ha riferito Ivano Iavarone, primo ricercatore ISS e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati – vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei e un eccesso compreso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute e asma tra i bambini e i giovani».

Portovesme, simbolo dell’inquinamento nel Sulcis

Tra i comuni più colpiti dall’elevata mortalità nel Sulcis ci sono Carbonia e Portoscuso. Invece a Portovesme si registra un incremento significativo dei decessi per malattie renali. Infatti, proprio i fanghi rossi di Portovesme sono da anni il simbolo dell’inquinamento nel Sulcis.

«A mio parere la situazione a Portoscuso è la più grave in Italia», ha dichiarato, in un’intervista del 2017, Nedo Biancani, consulente del Comune di Portoscuso. Infatti nella zona si sono susseguite, negli anni, varie ordinanze che vietavano coltivazioni, raccolta e consumo di prodotti agricoli, e attività di pesca nella laguna di Porceddus, a causa della presenza di diossine e metalli pesanti. Inoltre, a preoccupare maggiormente Biancani è la situazione di Portovesme, una frazione del comune di Portoscuso, polo specializzato nella metallurgia non ferrosa: «nel porto industriale c’è una situazione da Terzo mondo».

Inquinamento irreversibile nella penisola Delta

Vicino alla zona Sulcis c’è anche il poligono di Teulada, un’altra terra di contaminazione, inquinamento e vittime di cancro. Qui, nella penisola Delta, l’inquinamento è considerato irreversibile. Solo tra il 2008 e il 2016 si sono contati più di 800mila colpi, tra lanci di bombe, spari di artiglieria e missili Milan al torio, materiale radioattivo che rappresenta un pericolo per l’incolumità pubblica.

L’area è perciò diventata interdetta, cioè non transitabile. Qui l’Esercito non ha mai provveduto a raccogliere i residui bellici. Così il ministero della Difesa è stato costretto a classificare l’area non bonificabile, data la troppa presenza di materiale bellico accumulato.

Questa situazione ha avuto effetti negativi sia sull’ambiente sia sulla salute dei cittadini. In particolare si riscontra una correlazione tra inquinamento ambientale e malattie come linfoma di Hodgkin e cancro polmonare. Anche il transito dei mezzi militari ha contribuito ad arrecare danni permanenti all’ambiente. Si constata infatti un’alterazione irreversibile dei suoli, della componente floristico-vegetazionale e dell’intero ecosistema. Per quanto riguarda, invece, i danni causati alla fauna del territorio, essi potrebbero essere reversibili se solo cessassero esplosioni, inquinamento acustico ed esercitazioni militari.

Rischi per la salute a Porto Torres e a Sassari

Lo studio “La mortalità in Sardegna nel periodo 2012 – 2017” si concentra anche su un altro contaminated Sites of National Interest: Porto Torres. Anche qui si osserva un numero di morti eccessivo per malattie del sistema respiratorio e nervoso. In particolare i tumori colpiscono maggiormente il tessuto linfatico ed ematopoietico negli uomini, trachea, bronchi e polmoni nelle donne.

Anche per lo studio “Sentieri” gli incrementi di tumori polmonari a Porto Torres sono legati alle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici. Nella zona, infatti, ci sono impianti chimici, petrolchimici, raffinerie, centrali termoelettriche, aree portuali e discariche.

Vi è anche un maggiore rischio di contrarre patologie renali. Esse sono considerate “una possibile conseguenze dell’esposizione, sia professionale sia ambientale, a metalli pesanti come cadmio, piombo, mercurio e arsenico, ma anche agli idrocarburi”.

Riguardo le varie patologie riscontrate vi è quindi l’evidenza “sufficiente o limitata” di associazione con le esposizioni ambientali nel SIN.

In più a Porto Torres si sono registrati eccessi di mortalità anche per malformazioni congenite e condizioni morbose perinatali a causa dell’inquinamento ambientale. Si segnala un eccesso di linfomi in bambini nella fascia d’età 1-4 anni. Invece tra 20-29 anni si rileva un eccesso di linfomi non Hodgkin.

Infine anche a Sassari si riscontra una mortalità elevata per malattie del sistema nervoso, insieme a malattie infettive nei maschi e malattie del sistema respiratorio nelle femmine.

Da Nord a Sud nessun luogo dell’isola è al sicuro. Tolto il “velo estivo” che valorizza la natura sarda, ciò che resta ai cittadini è una terra contaminata e fonte di rischio, un rischio che il più delle volte li costringe a scegliere tra il lavoro e la propria salute.

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