venerdì, Agosto 19, 2022

Salviamo i ricci dall’estinzione

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I RICCI MUOIONO A CAUSA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, DELLA DISATTENZIONE DEGLI AUTISTI, DELL’USO DI PRODOTTI CHIMICI IN ORTI E GIARDINI. SE NON SI PRENDERANNO IMMEDIATI PROVVEDIMENTI, SI CALCOLA CHE NEL GIRO DI 10-20 ANNI SI ESTINGUERANNO

I ricci sono animali considerati sentinella dello stato di salute di un ecosistema. Sono a stretto contatto con il suolo, territoriali e insettivori.

Il rapido declino di questa specie che, nella sua forma attuale vive sul pianeta da circa 15milioni di anni, è sintomatico. Il grado di devastazione che la razza umana sta causando al pianeta ha ridotto gli esemplari di ben il 70% in Europa in venti anni.

I dati in Inghilterra sono ancora più impressionanti. Secondo una stima fatta dagli anni ‘70 a oggi, gli esemplari presenti sul territorio sarebbero scesi da 30milioni a meno di 800mila. Di questo passo, se non si farà nulla, i ricci si estingueranno nel giro di 10-20 anni.

Ricci in pericolo, ecco i motivi

Le ragioni per cui i ricci stanno scomparendo sono molteplici. La perdita del loro habitat, l’espansione delle monocolture, il declino del numero di insetti, gli incidenti d’auto e l’abuso di pesticidi aggravano una situazione già compromessa.

Oggi, i cambiamenti climatici stanno rendendo la vita sempre più difficile alla fauna selvatica che fatica ad adattarsi, anche perché tutto sta avvenendo molto velocemente.

I periodi di protratta siccità causano un’ecatombe di morti per disidratazione e denutrizione. Il caldo intenso, invece, provoca un aumento vertiginoso della mortalità per shock termico.

Gli animali selvatici, a differenza nostra, non hanno facile accesso all’acqua e non hanno case che li proteggono dal caldo. Il protrarsi della stagione calda sta anche causando uno stravolgimento del ciclo riproduttivo dei ricci.

centro ricci la ninna

«Da otto anni, in qualità di veterinario, mi occupo del recupero e della cura dei ricci – dice il dott. Massimo Vacchetta, veterinario -. Sono piccoli mammiferi notturni che accolgo nella mia casa-ospedale di Novello, un piccolo paese abbarbicato su una rocca delle Langhe, nella zona del Barolo. La mia diretta esperienza con la fauna selvatica, anche se limitata ad una sola specie, i ricci appunto, mi ha fatto toccare con mano quanto sia grave la problematica del degrado ambientale e del riscaldamento globale e quanto poco sia purtroppo percepita dalla gente».

Il dott. Vacchetta dirige il Centro Ricci “La Ninna” a Novello (CN). Il Centro oggi ospita circa 200 ricci, alcuni resi disabili dall’attività dell’uomo (investimenti, ferite da decespugliatori e dai tosaerba robotizzati).

Altri sono stati recuperati in condizioni difficili a causa del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo, mancanza di prede per l’utilizzo di prodotti chimici).

Quali provvedimenti adottare

Il drammatico calo numerico delle specie selvatiche come il riccio dovrebbe essere motivo di grande preoccupazione per tutti.

I ricci, come la maggior parte degli animali, hanno un importante ruolo nel mantenere in vita un ecosistema che permette anche a noi di sopravvivere.

Il problema più grave da affrontare in questo momento è l’inerzia, la mancanza di azione. Ci sono molte soluzioni efficaci, ampiamente illustrate dagli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che studiano da anni il problema del clima.  

Un altro cardine fondamentale è quello di piantare tanti alberi, circa tre trilioni, e di proteggere i boschi e le foreste rimaste. Tutelare il verde esistente è fondamentale per l’equilibrio delicato degli ecosistemi.

«Non voglio che i ricci si estinguano – conclude Massimo Vacchetta – non solo perché li ritengo animali meravigliosi, ma perché temo che il loro destino possa presto diventare il nostro».

Per ulteriori informazioni, vai al Centro Ricci

e su Facebook 

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