domenica, Agosto 14, 2022

“Salvamare”: approvato il ddl al Senato

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Approvato in Senato il ddl Salvamare

Presentato dall’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa nel luglio 2018, il disegno di legge Salvamare è stato finalmente approvato in Senato. 220 i voti favorevoli, 15 astenuti e nessun contrario.

Per l’approvazione definitiva, però, serve un altro passaggio parlamentare. Il Senato ha apportato modifiche. Solo pochi giorni fa, la Onlus Marevivo aveva chiesto che il ddl venisse, dopo essere stato approvato alla Camera nel 2019, calendarizzato al più presto.

La richiesta dell’associazione ambientalista era stata sostenuta da organizzazioni come Federazione del Mare, Lega Italiana Vela, Confindustria Nautica e altre.

Cosa prevede?

Il disegno di legge si compone di 17 articoli, di cui 10 aggiunti dalle Commissioni Ambiente di Camera e Senato.

I temi portanti sono: la gestione dei rifiuti marini, la sensibilizzazione all’abbandono dei rifiuti e alcune misure per la tutela degli ecosistemi marini. L’obiettivo è di educare al rispetto del mare e dei suoi abitanti, contrastando l’abitudine di abbandonare i rifiuti negli specchi d’acqua.

Tra le misure adottate, quella per cui i pescatori o i conducenti delle barche possono consegnare i rifiuti marini all’impianto portuale di raccolta.

Attività, questa, fino ad ora negatagli. I rifiuti raccolti in mare vengono equiparati a quelli speciali, quindi soggetti a un percorso di smaltimento complesso dal punto di vista burocratico. Per di più, con la normativa vigente, il trasporto illecito di rifiuti è un reato penale.

La cosa più conveniente per chi ne pesca accidentalmente uno è quindi quello di ributtarlo in acqua. Pensiero asfissiante per un Paese bagnato per 2/3 dal mare.

Salvamare - rifiuti nel pescato
Con la normativa vigente, il trasporto illecito di rifiuti è un reato penale

Quale vantaggi introduce la legge Salvamare?

Con la legge Salvamare, dunque, i rifiuti potranno essere portati in appositi punti di raccolta nei porti. In aree non ricadenti nel territorio di un’autorità portuale, saranno allestite, vicino agli ormeggi, strutture, anche temporanee, dai Comuni competenti nell’ambito della gestione dei rifiuti urbani.

A incentivare la responsabilizzazione, i premi economici, da definire, per i pescatori “spazzini”, che potranno avere un ruolo attivo nella salvaguardia ambientale.

Si tratterebbe della prima risposta pratica dell’Italia dall’inizio della COP26, ma il WWF spera che la Camera possa modificare di nuovo la proposta. I rifiuti trovati in mare, come già si fa per i cosiddetti “beach litter”, cioè i rifiuti presenti sulle nostre coste, potrebbero essere equiparati a quelli urbani, semplificando ancor di più il processo di recupero e smaltimento.

La senatrice Virginia La Mura, relatrice della legge e oceanografa, interviene in Aula per il voto del provvedimento.

La Salvamare «si collega alla Strategia europea per la plastica nell’economia circolare del 2018», ha sottolineato.

L’Europa, in questo quadro, si sta già adoperando per fermare la dispersione di rifiuti in mare e per dotare le aree portuali di zone di raccolta rifiuti proveniente dalle navi. La Salvamare sarebbe la risposta di un’Italia attenta e responsabile.

Approvare il ddl Salvamare è così urgente?

La risposta è sì. Se non bastassero le immagini di animali intrappolati nelle reti o soffocati dai sacchetti della spesa, il WWF ricorda che il 95% dei rifiuti nel Mediterraneo è composto da plastica.

“Arginare l’inquinamento pervasivo e persistente da plastica che sta soffocando i nostri mari e che ha impatti devastanti sulle nostre spiagge e sulla salute umana è prioritario – ha dichiarato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi -. Finalmente la Salvamare è tornata all’attenzione del Parlamento. Il voto in Senato è un segnale importante di attenzione per la tutela del mare e la lotta all’inquinamento da plastica.

Oltre a causare danni provocati finora alle vite di oltre 130 specie marine, i rifiuti ostacolano scambi aria-mare. Secondo un rapporto ISPRA, quasi 50mila animali di 116 specie diverse hanno ingerito plastica nel Mediterraneo tra il 1980 e il 2019.

Salvamare - animali e rifiuti
La convivenza tra rifiuti e animali non è ammissibile

Il concatenamento fino all’uomo è elementare: i pesci mangiano la plastica, noi loro. Alcuni studi dell’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina hanno rilevato polipropilene, un polimero plastico, nella placenta e nel feto di alcune donne.

Chi mangia pesce può arrivare a ingerire miliardi di particelle di microplastica. Prima che la plastica finisca nella catena alimentare, prima che gli animali siano soffocati da finte meduse in polietilene, prima che le alghe periscano perché i raggi del sole non filtrano. Prima che la condanna dei nostri mari si compia a pieno, il Salvamare deve essere legge.

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