sabato, Settembre 18, 2021

Salute e natura devastate dalla cecità dell’uomo

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“Gli uomini discutono, la natura agisce” (Voltaire)

Salviamo la nostra salute attraverso un futuro sostenibile

L’unica salvezza per la nostra salute e per quella del pianeta è costruire un futuro sostenibile, in cui vi sia un rapporto tra uomo ambiente natura.

Si chiude il 2020, l’anno che ha portato morte, paura, incertezze per la nostra salute e per il pianeta.
I disastri ambientali, l’estinzione di specie e habitat, i consumi e la produzione insostenibile di cibo hanno un effetto boomerang sulle nostre vite.

La salute dell’uomo dipende dalla Natura.
Colei che ci accarezza e ci culla, illuminando di colori e di vita la Terra e che si difende dagli attacchi distruttivi dell’uomo, incapace di preservare la vita e l’equilibrio. Letale per sé stesso e per gli ecosistemi. L’equilibrio avrebbe portato vita, risorse, bellezza e impedito catastrofi inarrestabili.

Ed ora solo colui che ha spezzato questa sottile linea minando la salute può redimersi per salvare sé stesso e il pianeta. Non in prospettiva futura ma immediatamente. E l’unico modo è contribuire alla conversione ecologica: solo così potremo salvarci e parlare di futuro.

I disastri ambientali che hanno minato la salute

salute del pianeta

Il WWF ha evidenziato le catastrofi che hanno segnato quest’anno e che potrebbero spegnere per sempre ogni forma di vita sulla Terra.

I cambiamenti climatici, il commercio di animali selvatici collegato con le malattie zoonotiche, la deforestazione e gli incendi hanno cancellato milioni e milioni di ettari di territorio australiano, per esempio, il koala e altre specie sempre più vicine all’estinzione. Se c’è una lezione che dobbiamo imparare dal 2020 è che la nostra salute dipende dalla salute della natura.

L’Australia devastata dagli incendi

Mentre il primo mese del 2020 viene dichiarato il più caldo mai registrato in 141 anni, l’Australia brucia. Il fronte dei roghi, la portata delle fiamme e la superficie interessata, hanno raggiunto dimensioni da record assoluto.

Le immagini dei koala e dei canguri ustionati raccontano al mondo il dramma vissuto dalle foreste australiane. Davanti a noi i mega-fires: incendi, con un’estensione superiore ai 40mila ettari associati a condizioni insolitamente calde e secche. Sono la conseguenza diretta del cambiamento climatico, che ha innalzato di oltre 1°C la temperatura media della superficie del pianeta. Questi eventi, sia per la frequenza sia per l’intensità rischiano di determinare la scomparsa definitiva di molti habitat forestali e delle specie che ospitano.

In Australia, in alcuni casi, le temperature hanno superato i 40°C per giorni

Le fiamme in Australia hanno distrutto più di 19milioni di ettari, cancellato numerose vite umane e – secondo le stime del WWF – ucciso più di 3miliardi di animali. 

“A causa del continuo aumento delle temperature globali i mega-incendi potrebbero diventare la nuova normalità”, ha detto Niklas Hagelberg, esperto di cambiamenti climatici del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP).

Rapporto tra distruzione degli ecosistemi, pandemie e salute

salute - coronavirus

L’ 11 marzo l’OMS dichiara ufficialmente l’infezione da nuovo coronavirus SARS-CoV-2 pandemia. Il WWF, sulla base di numerose ricerche scientifiche, denuncia come le frequenti malattie zoonotiche, tra cui il Covid-19, siano la conseguenza della distruzione degli ecosistemi.

Malattie come la SARS, MERS, Ebola, Zika, febbre aviaria hanno portato morti in tutto il mondo minacciando la salute umana e il pianeta. Questo a causa delle attività umane che hanno alterato i tre quarti delle terre emerse e i due terzi degli oceani. Secondo l’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) sono 1,7 milioni i virus “non scoperti” nei mammiferi e negli uccelli. 827mila dei quali potrebbero infettare l’uomo. Mentre il costo economico dell’attuale pandemia è cento volte quello stimato per prevenirla, proteggendo la natura. 

Per evitare future pandemie è necessario fermare la scomparsa di ecosistemi cruciali come le foreste tropicali. E, soprattutto, non dimenticare che la salute umana è collegata indissolubilmente a quella dell’ambiente.

Commercio illegale di animali selvatici, malattie zoonotiche

Secondo alcuni, L’epidemia da Coronavirus non si sarebbe mai diffusa se diciassette anni fa, dopo la SARS, i cinesi avessero chiuso i mercati di animali selvatici vivi.

L’associazione del Panda aveva lanciato una petizione all’OMS per chiedere la chiusura dei mercati dove avviene il commercio di animali selvatici. Proprio per evitare il fenomeno del salto di specie. Infatti, in questi mercati, i virus riescono a passare dagli animali all’uomo.

Animali brutalmente uccisi, sofferenze atroci e morti in tutto il mondo non ne hanno fermato il commercio illegale. Evidentemente, per molti, l’economia, il valore del denaro e gli interessi hanno più importanza della salute. E la volontà dei cittadini è stata violentemente calpestata: un sondaggio del WWF ha dimostrato che il 90% dei cittadini di cinque Paesi asiatici sono favorevoli alla chiusura di questo scempio.

Danni alla salute: cecità umana prima e dopo il lockdown

“Secondo me non siamo diventati ciechi. Secondo me lo siamo. Ciechi che vedono. Ciechi che pur vedendo, non vedono” (Josè Saramago)

Eppure, abbiamo visto riemergere la vita, la limpidità delle acque, la conquista di nuovi habitat urbani da parte di specie animali selvatiche. Le fontane dei centri storici che hanno attirato anatre selvatiche, l’inquinamento diminuire, i delfini nuotare nei porti. Ma nulla.

Vedere il mondo rifiorire e chiudere gli occhi davanti alla possibilità di cambiare. Di evolversi. Perché il cambiamento comporta un prezzo. Economico, politico, individuale. E non siamo abituati a sacrificarci. Abbiamo sacrificato la Natura e l’abbiamo sfruttata ma non siamo stati in grado di rispettarla.

Sembra che l’uomo non riesca a pensare alla propria salute ma solo al progresso, ormai in collisione. Il cambiamento comporta rinunce e talvolta sofferenze ma è necessario per riabbracciare la vita. Ed affacciarsi al futuro con speranze. Credere che questo “futuro” possa esserci.

Il ghiaccio bollente: gli effetti del riscaldamento globale

ecosistema

A causa del riscaldamento globale il continente antartico è in totale “fusione”. I paesaggi un tempo candidi e bianchi, grandi condizionatori del pianeta, mostrano ora le ferite di una terra scura e sassosa non più protetta dai ghiacci.

Le temperature record dell’estate antartica sono la conseguenza della prima heat wave (ondata di calore), mai registrata prima in questo continente. In meno di nove giorni le temperature abnormi hanno determinato una drammatica fusione dei ghiacci, con picchi di perdita del 20%. 

«Bastano pochi giorni di caldo estremo perché si fonda il ghiaccio accumulato in millenni», dice la ricercatrice Zoe Thomas dell’Università del Nuovo Galles del Sud (Australia). «E una volta che la calotta dei ghiacci antartici avrà superato un punto di non ritorno, la fusione continuerà a discapito delle azioni correttive che l’uomo potrà mettere in piedi». La quantità di ghiaccio perso ogni anno in Antartide è aumentata di sei volte dal 1979 e il 2017. 

Il riscaldamento globale: peggiorano i danni alla salute

riscaldamento globale

L’avanzare del riscaldamento globale si ripercuote su tutto il sistema climatico planetario e, di conseguenza su di noi, sulla nostra salute. Questo ha alterato uno dei sistemi più importanti per il funzionamento della biosfera. Se dovesse fondersi completamente la calotta glaciale antartica, ciò porterebbe all’innalzamento del livello degli oceani addirittura fino a 60 metri, mettendo a rischio la salute dell’intero pianeta.

La situazione non è migliore dall’altra parte del pianeta. A giugno 2020, in Siberia, nel Circolo polare artico, si registra un nuovo caldo record con temperature che arrivano a 38,5 °C. L’ondata di calore ha provocato nuovi incendi e la fusione del permafrost. La scomparsa del permafrost rischia, secondo gli scienziati, di aumentare esponenzialmente la quantità di gas serra immessa in atmosfera.

Drammatici sversamenti a Mauritius e in Siberia

La grave fuoriuscita di combustibili fossili avvenuta il 25 luglio 2020 al largo della costa dell’isola Mauritius ha provocato drammatici impatti sull’ecosistema costiero. Questo, a causa di una mancata strategia che garantisca una corretta gestione degli oceani e prevenga disastri in futuro.

Il 29 maggio, sopra il Circolo polare artico, oltre 20mila tonnellate di carburante diesel si sono sversati da un serbatoio di stoccaggio crollato. 

Il combustibile si è riversato nel fiume Ambarnaya, creando un disastro ecologico negli ecosistemi raggiunti dalle acque.

Secondo il WWF Russia le sostanze chimiche rilasciate nelle acque potrebbero non solo avere un impatto sulla regione per i prossimi decenni ma anche minacciare tutte le specie animali.

Brucia la California a causa degli incendi

Ad agosto 2020 anche la California si trova ad affrontare una drammatica stagione di incendi. Ha distrutto una superficie di foreste e di vegetazione due volte superiore a quella totalizzata durante i peggiori incendi dello Stato americano. Negli ultimi anni, la California ha vissuto alcune delle peggiori stagioni di fuoco selvaggio della sua storia. A causa della siccità e dei venti forti, gli incendi bruciano più terreni e pericolosi.

L’allarme del Living Planet: persi sette vertebrati su dieci

Nel mese di settembre il WWF ha pubblicato i risultati del Living Planet Report. Questi, mettono in luce una componente molto seria della crisi ecologica che il pianeta sta affrontando a causa dell’uomo: la perdita di natura. In meno di cinquant’anni abbiamo assistito a un declino del 68% delle popolazioni selvatiche animali. Questa crisi è stata riconosciuta dalle istituzioni, come il World Economic Forum, uno dei principali rischi per la salute umana.

Durante il primo summit dedicato alla biodiversità nell’ambito dell’assemblea annuale dell’ONU, i leader si sono impegnati per invertire la perdita di natura entro la fine del decennio. La conferenza al vertice ONU ha riconosciuto la valenza catastrofica della perdita globale di biodiversità che mette a rischio la salute umana.
Molti Paesi hanno deciso di impegnarsi ma c’è ancora molto da fare per scongiurare una nuova crisi.

Parlamento Europeo: un passo avanti e uno indietro

A ottobre la maggioranza sceglie il clima. Il Parlamento europeo vota in plenaria per una riduzione del 60% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Tuttavia, un obiettivo del 60% per il 2030 non è abbastanza per evitare i peggiori impatti provocati dal cambiamento climatico. Il WWF e altre organizzazioni della società civile hanno chiesto una riduzione delle emissioni di almeno il 65% entro il 2030. Inoltre, la rimozione del carbonio attraverso l’assorbimento da parte del suolo e delle foreste.

Gli eurodeputati dimostrano che per imboccare la strada del futuro occorrono coraggio e obiettivi sfidanti. Un coraggio che va dimostrato anche dagli Stati, nella consapevolezza che oggi resistere alla transizione, invece di accelerarla, vuol dire perdere posizioni e occasioni economiche e sociali per il futuro. Per l’Italia questa è un’occasione irripetibile. Se riusciremo ad attuare uno sviluppo coerente entro il 2030 non avremo solo una forte riduzione delle emissioni di CO2 ma anche un aumento del 30% del PIL. E, soprattutto, un aumento di benessere e prevenzione della salute di tutti.

Europa mette a rischio le politiche agricole europee

Il Parlamento europeo vota a favore di emendamenti che mettono a serio rischio la riforma delle politiche agricole europee.

Questa azione ostacola di fatto il cambiamento che tutti stiamo aspettando in agricoltura. È infatti proprio l’agricoltura la principale responsabile della perdita di biodiversità. Un’agricoltura più ecologica potrà fermare la distruzione degli ecosistemi e le pericolose conseguenze sulla nostra salute. Il WWF, insieme alla coalizione #Cambiamento Agricoltura, chiede alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen di ritirare la proposta per la Politica Agricola Comune (PAC) post 2020 e non procedere con il negoziato.

Gli emendamenti approvati da Parlamento e Consiglio europei, infatti, minerebbero la svolta ecologica del settore. La riforma della PAC è il primo vero banco di prova del Green Deal proposto dalla Commissione Europea. Se gli obiettivi delle “Strategie Biodiversità 2030” e “Farm to Fork” non saranno inseriti con coerenza nella PAC, nel corso del Trilogo, sicuramente non potranno essere raggiunti e la transizione ecologica dell’agricoltura europea sarà un tragico fallimento.

La deforestazione record in Amazzonia

deforestazione

A novembre, in Amazzonia le foreste tropicali, nostro vero grande vaccino contro la diffusione di malattie e cruciale elemento degli equilibri climatici, continuano a scomparire. La deforestazione raggiunge livelli mai registrati negli ultimi dodici anni. La scomparsa di questo straordinario habitat aumenterà drammaticamente la nostra vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Rendendo la nostra salute ancora più a rischio.

Come denuncia il WWF nel suo report “Quanta foresta avete mangiato, usato e indossato oggi”, una grandissima parte della deforestazione (fino all’80%) è dovuto ai nostri stili di vita. I consumi dell’Europa sono responsabili del 10% della deforestazione globale, che avviene prevalentemente al di fuori dei confini dell’UE. Negli ultimi 30 anni sono stati deforestati 420milioni di ettari di terreni. Più o meno quanto la superficie dell’intera Unione Europea. Un danno enorme per la biodiversità e per la nostra salute perché la perdita di foreste amplifica la crisi climatica.

Il grande sorpasso cambia gli equilibri della Terra

La massa degli oggetti di origine antropica, come palazzi, strade e macchine supera in peso la biomassa. É un altro tragico primato raggiunto dall’umanità, che consegnerà alla storia il 2020 come l’anno che ha sconvolto il pianeta.

La forza di una sola specie – l’homo sapiens – è riuscita a cambiare i connotati e gli equilibri della Terra. Il tutto ad una velocità e intensità tale da aver dato origine a quella che gli scienziati hanno chiamato “Antropocene”.  Gli impatti umani sono riconducibili non solo alla trasformazione della biomassa ma anche alla produzione di materia e oggetti artificiali.

urbanizzazione

Oggi, secondo una ricerca pubblicata su Nature, questa produzione “human made” ha raggiunto e superato quella “nature made” aprendo scenari preoccupanti. Solo in termini di plastica prodotta ce ne sono 8miliardi di tonnellate. Che supera il peso degli animali che arriva solo a 4miliardi di tonnellate.

L’umanità, che in termini di peso rappresenta lo 0,01% degli esseri viventi, produce una quantità vortiginosa di prodotti come cemento, asfalto, macchinari, plastica, etc.  Secondo i ricercatori, ogni settimana in media, generiamo l’equivalente in peso dell’intera umanità (quasi 8miliardi di persone). Ciò avviene anche a spese del patrimonio naturale che, sulla bilancia, ha un peso sempre più esiguo. In 5mila anni (dall’avvento dell’agricoltura ad oggi) il peso del patrimonio naturale del pianeta si è dimezzato, passando da 2mila miliardi di tonnellate a poco più di una, questo soprattutto a causa della perdita delle foreste.

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