sabato, Dicembre 3, 2022

La Russia, l’Ucraina, la guerra, il gas

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LA GUERRA È L’ULTIMA COSA DI CUI ABBIAMO BISOGNO. MA, ALLA FINE, SIAMO ALLA MERCÉ DEL GAS RUSSO. BISOGNA ACCELERARE LA RICERCA E L’USO DELLE ENERGIE RINNOVABILI.

È sempre difficile vedere immagini di carri armati, di gente che fugge, di esplosioni nei cieli grigi.

E lo diventa ancora di più quando si pensa alle vite umane che ci stanno sotto quei cieli grigi, gente normale, come me, come te, che tutt’a un tratto, nel 2022, si trova nel mirino dei sogni espansionistici dell’inqualificabile Vladimir Putin.

Veniamo da due anni di pandemia, di solitudine, di cuori infranti per mille motivi. Andiamo incontro a cambiamenti climatici irreparabili, paure ed incertezze sul futuro. La guerra è l’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno.

Tanti sono gli ingredienti geopolitici che si agitano in me, e credo in tutti.

Perché, Putin?

L’Ucraina voleva entrare nella NATO.

È una aspirazione giusta, sbagliata? Non lo so. Ma l’Ucraina è uno stato indipendente e in quanto tale può decidere per sé stessa cosa sia migliore per la sua gente, la sua economia, la sua sicurezza.

Ovviamente la Russia non vuole questo perché sminuisce il suo ruolo nello scenario geopolitico mondiale. A suo tempo, a bilanciare la NATO (filo occidente) c’era il Patto di Varsavia (filo sovietico). Un po’ d’Europa stava nella NATO e un altro po’ nel Patto di Varsavia.

I sogni di Putin dopo il crollo del Comunismo

Tutto cambia nel 1991 quando questa coalizione filo-sovietica viene smantellata, dopo il crollo del comunismo.

In quegli stessi anni l’Ucraina stessa vota per la propria indipendenza, e vota con quasi un plebiscito: il 90% dei votanti chiede di essere una nazione sovrana, svincolata dalla Russia. Fu un duro colpo per quello che restava dell’URSS.

Passano gli anni e l’ironia della storia vuole che alcuni stati un tempo sotto l’orbita sovietica sono finiti nella NATO, fra questi Estonia, Latvia, Lituania, Polonia.

Anche l’Ucraina voleva questo, anatema per i russi, perché l’Ucraina ha importanti riserve di materie prime (metalli, gas), è sede di enormi distese di terra coltivabile, produce grano, e cereali che possono essere utili alla Russia.

L’occidente ha tanti problemi, è evidente.

Ma la Russia è un Paese messo male, con tanti problemi interni. Ci sono qui enormi divergenze fra super-ricchi e gente che muore di freddo. Il loro vaccino è fallito, la loro economia è al collasso, e la Russia campa solo grazie alle esportazioni di petrolio e gas. Gli oligarchi hanno esportato quantità enormi di denaro mettendoli nelle banche straniere, impoverendo il Paese e facendo lievitare la corruzione. Si parla di miliardi e miliardi di dollari svaniti dalle casse statali. Pure Putin ha enormi capitali in banche svizzere o in altri paradisi fiscali. Si parla di 200 miliardi di dollari a suo nome. Quasi come Elon Musk!

Petrolio, corruzione, disparità sociale, tutti ingredienti che fanno della Russia un petrol-stato. Non a caso il crollo dei prezzi del petrolio verso il 2014-2016 ha portato alla recessione qui.

Il PIL russo pro-capite è meno della metà del nostro

Per fare un paragone di quanto debole sia l’economia russa, basta solo pensare che il PIL russo è di 1.5trillioni di dollari; il PIL italiano è 1.9trillioni di dollari.

Cioè il nostro PIL è maggiore di quello russo, sebbene la Russia abbia 145milioni di persone, e l’Italia solo 60. E dunque il loro PIL pro-capite è meno della metà del nostro. E non è che l’Italia sia messa bene!

E quindi è evidente che molti dei Paesi ex-filo sovietici preferiscano stare sotto l’orbita e la protezione dell’occidente. Non è un caso che Polonia, Latvia, Estonia, Lituania, ex Cecoslovacchia e giù a scalare abbiano chiesto di entrare nella NATO, nell’UE, svincolandosi dalla Russia. Evidentemente anche l’Ucraina vorrebbe far parte di questo gruppo.

E Putin? Cosa ha da fare di fronte a questo possibile scenario?

Putin è e resta un uomo del KGB e gli interessa solo avere specchietti per proiettare quello splendore immaginario che la Russia ha perso da tempo.

L’URSS e il Patto di Varsavia non esistono più, ma a Putin piacerebbe tanto. E quindi non può accettare che l’Ucraina gli sfugga sottomano o che entri nella sfera occidentale.

È il suo ego ad essere svilito.

Secondo me studiava tutto questo da tempo.

Ha iniziato nel 2014 con la Crimea.

E poi ha iniziato a fomentare spiriti “indipendentisti” in Donetsk e di Luhansk, le due province ucraine al centro del conflitto attuale. La scusa di fico era di garantirne l’indipendenza. In realtà è stata solo la via più facile per prendersi un altro pezzettino di Ucraina, entrare indisturbati, e poi lanciare una vera e propria invasione con il sogno di ricreare una grande Russia.

Donetsk e di Luhansk, cavalli di Troia di Putin

Un cavallo di Troia, o meglio un cavallo di Donetsk e di Luhansk.

Hitler disse la stessa cosa in Sudetenland: ha usato la scusa di proteggere i tedeschi che vivevano in Cecoslovacchia per invaderla. Neville Chamberlain, il primo ministro britannico dell’epoca, accettò il tutto autoconvincendosi che finiva li.

E invece no, non è finita li, niente affatto. Hitler non voleva solo il Sudetenland ma pure Belgio, Olanda, Francia, Polonia, Norvegia. E stolto chi gli ha creduto.

Putin ha messo 150mila truppe russe attorno ai confini ucraini. Sono entrati da nord, est e sud e vanno avanti.

La gente fugge. Pure Chernobyl si sono presi. Chissà, magari presto prenderanno Kiev.

La NATO non partecipa perché l’Ucraina non ne è parte né perché tutto sommato non ne ha stomaco.

Io penso che sia difficilissimo tornare indietro.

Gli USA e l’Europa parlano di una “prima tranche” di sanzioni contro la Russia che potranno aumentare nel tempo.

Ma sono parole di perdenti.

Biden è debole, dopo tutta la debacle in Afghanistan e Putin lo sa. Olaf Scholz (il nuovo cancelliere tedesco) abbisogna del gas russo e quindi si fermano a sanzioni “leggere” che lasceranno il tempo che trovano secondo me.

Saranno colpite istituzioni finanziarie (banche, debito russo), e famiglie di oligarchi russi ma l’affondo sarà superficiale. Intanto alcune di queste cose sono state già implementate partire dai tempi della Crimea, nel 2014. Non hanno fermato la Russia che negli anni ha continuato ad ammassare materiale bellico ai confini con l’Ucraina, e a stuzzicare i cosiddetti “indipendentisti”.

E poi, molte di queste nuove sanzioni saranno implementate il 1º Marzo, dando tutto il tempo ai russi di organizzarsi meglio.

Le sanzioni non sono l’arma migliore contro lo zar

E poi ancora, la Russia non è stata interdetta dal sistema bancario SWIFT, la principale rete bancaria del mondo che coordina 11mila istituzioni finanziare, gestita dal Belgio.

Perché cosi tiepidi? Perché molti Paesi dipendono dalla Russia, specie per il petrolio e per il gas.

Quindi, temono fortemente per le loro economie, Germania in primis. Sono scettici su misure drastiche e cosi facendo fanno il gioco di Putin.

E comunque, nel corso della storia recente, pochissimi sono stati i casi di sanzioni economiche che hanno portato a risultati. Pare che i Talebani siano ancora in comando in Afghanistan, mentre la gente muore di fame.

Le sanzioni hanno cambiato qualcosa ai tempi della guerra in Vietnam? Nel Venezuela di Chavez? In Iran? A Cuba dove ce le hanno da 60 anni? In Nord Corea?

No.

La gente soffre, ma non cambia nulla. Anzi, nella mente malata di chi è al comando, le sanzioni portano solo a maggior testardaggine.

Le mire della Russia e della Cina

Dall’inizio delle ostilità in Crimea nel 2014 fino ad oggi sono morte quasi 15mila persone. Ai maschi fra i 18 e i 60 anni è vietato lasciare il Paese. Mi spiace molto per la gente d’Ucraina.

La domanda è: e se Putin non si fermasse qui e se perseguisse la Bielorussia o la Georgia, o altre repubbliche ex-URSS? O la Finlandia?

Domanda ancora peggiore: e se la Russia si accordasse con la Cina? Cina che ha da tanti anni mire espansionistiche su Taiwan e che da poco ha “domato” quelli di Hong Kong?

Potrebbero mettersi d’accordo e fare un’economia cino-russa, con scambi commerciali, energetici e bancari fra loro. Con la Russia che si prende l’Ucraina e stringe la mano alla Cina che si prende Taiwan.

È cosi inverosimile?

Mi viene in mente il patto Ribbentrop-Molotov del 1939 con il quale nazisti e russi decisero di spartirsi vari territori in Europa senza darsi fastidio l’un l’altro.

Potremmo vedere la stessa cosa con russi e cinesi nel 2022?

Ma poi qual’è l’arma principale di Putin?

Intanto il suo passato che lo rende insensibile alla sofferenza altrui.

E poi il gas.

Io credo che sia qui il suo vero punto di forza. Le sanzioni dell’occidente non funzioneranno perché l’Europa, la Germania, l’Italia dipendono dal gas russo.

La transizione ecologica è in ritardo

E torniamo al vero perno di questo mio scrivere.

Da quanti anni è che parliamo di transizione ecologica? Di rinnovabili? Di liberarci delle catene di paesi poco affidabili, Libia, Russia, Iraq? In questi anni abbiamo avuto tutto il tempo del mondo per organizzarci, pianificare, scappare da Putin o da Gheddafi. La Crimea del 2014 avrebbe dovuto essere un campanello d’allarme.

E invece no, siamo rimasti attaccati alla canna del gas di Mosca.

Il Nord Stream 2 che avrebbe dovuto portare il gas dalla Russia lungo un percorso di 1200 km direttamente nelle case dei tedeschi non è una cosa di 30 anni fa, ma una cosa di adesso, progettata in piena crisi climatica e ben conoscendo chi fosse l’amico Putin.

Certo, è stato fermato all’indomani dell’attacco in Ucraina. Ma i tedeschi (e gli italiani pure) dipendono fortemente dal gas russo, a prescindere da Nord Stream 2: il 65% del gas tedesco è russo. Il 43% del gas italiano è russo.

In totale, il 40% del gas europeo arriva da Mosca. Il gas russo è più abbondante e costa meno di quello norvegese (24% del gas europeo) e algerino (11% del gas europeo) ed è per questo che è cosi importante per l’Europa assetata di metano ed affini tenersi Putin almeno un po’ buono.

Energia rinnovabile per salvare  l’Europa gas-dipendente

Per adesso i tedeschi hanno delle riserve, Biden pare che stia mandando carichi di gas liquefatto, ma per quanto tempo i politici tedeschi (e italiani) potranno dire ai propri cittadini di tenere duro mentre che i costi del gas schizzano in alto? Per quanto tempo la “coalizione” USA-Europa resterà compatta su queste (poco efficaci) sanzioni?

Ma soprattutto: perché non c’è stato maggior impeto per le rinnovabili in questi anni per meglio sfruttare l’energia (per esempio) eolica dai mari del Nord? Per avanzare ricerca, implementazione, incentivi, investimenti, stoccaggio, ottimizzazione della rete, accordi internazionali?

Si poteva migliorare lo scambio energetico fra Paesi in modo che invece di un mega gasdotto dall’Azerbaijan (vedi TAP) o dalla Russia (appunto, il Nord Stream 2) ci fosse un sistema di scambio di energia rinnovabile dal deserto marocchino o dal vento scozzese fino in Europa?

No al nucleare

E no, la risposta non è il nucleare (non possiamo aspettare venti anni e riempirci di scarti radioattivi) né tantomeno trivellare l’Italia in lungo e in largo (non basterà mai perché ce ne abbiamo troppo poco).

La risposta è accelerare con le rinnovabili, come se si trattasse di mettere l’uomo sulla luna nel 1969, come se si trattasse di un enorme piano Marshall per la stabilità delle democrazie mondiali.

Non ho risposte.

So solo che la guerra è sempre imprevedibile e basta un non nulla per far saltare tutto. E che sole e vento non abbisognano di gasdotti nemici.

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