giovedì, Ottobre 6, 2022

Il ritorno del lupo in Lombardia

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Branchi di lupi sul territorio alpino della Lombardia

Il Lupo è tornato in Lombardia. La specie si è finalmente riappropriata del proprio luogo di origine e adesso vi risiede stabilmente.

ritorno del lupo sulle Alpi
Il Lupo ha fatto ritorno al suo luogo d’origine sulle Alpi lombarde

Infatti, nonostante il primo monitoraggio nazionale sulla presenza di lupi, iniziato nel 2020, non si sia ancora concluso, già i dati confermano la presenza sul territorio alpino lombardo di due branchi, composti in media da cinque esemplari ciascuno: uno in Alto Lario al confine con la Svizzera e uno in Alta Val Camonica, al confine con la Provincia di Trento. A questi si aggiunge una coppia di lupi in Valtellina (Aprica). Invece, sull’Appennino lombardo, nell’Oltrepò Pavese, fino al 2018, dai 4 a 6 branchi risiedevano nella zona.

L’importanza della salvaguardia del lupo

Coppia di lupi
Un branco comprende una coppia “alfa” di lupi

Il lupo è una della specie più preziose dell’ecosistema. Per questo gode di un’ampia tutela a livello europeo e nazionale. Questo animale ha da sempre suscitato fascino nell’uomo, ispirandone la fantasia, l’arte e la letteratura. La sua capacità di appassionare e attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica fa sì che venga considerata una vera e propria “specie bandiera”, cioè la sua presenza è in grado di garantire la protezione ad altre specie che ne condividono l’habitat, grazie all’adozione di politiche di tutela del territorio.

Il “Canis lupus” fa parte della famiglia dei Canidi e vive principalmente in branco. Solitamente il gruppo è costituito da:

  • una coppia “alfa”, che si riproduce una volta l’anno;
  • animali subalterni, che possono essere i figli della coppia o lupi immigrati dall’esterno;
  • i cuccioli, i quali, una volta adulti, possono decidere se rimanere nel branco o andare alla ricerca di nuovi territori.

Lasciare il branco è la scelta che sta prevalendo e che è alla base delle attuali dinamiche che caratterizzano il lupo in Europa occidentale. Tuttavia è la più rischiosa per lo sviluppo della specie. Infatti l’85% circa dei lupi solitari periscono per cause naturali o antropiche.

Le caratteristiche del lupo: aspetto e alimentazione

Lupo
L’aspetto del lupo è peculiare e lo distingue da qualsiasi cane domestico

Come si riconosce un lupo? Nonostante sia molto simile ad alcune razze di cane domestico, il suo aspetto è peculiare. La pelliccia è di color grigiastro in inverno, mentre diventa marrone, dalle sfumature rosse, in estate.

Gli occhi sono gialli, il muso presenta una zona bianca e la coda è relativamente corta e con la punta nera.

Il lupo è un animale carnivoro. Le sue prede comprendono principalmente cervi, caprioli, daini, camosci, mufloni e cinghiali, ma anche il bestiame domestico. L’essere umano, invece, non è riconosciuto dall’animale come possibile preda, ma è identificato come una minaccia da cui allontanarsi il più rapidamente possibile. Infatti, in Italia, non si registrano attacchi all’uomo da almeno 80 anni. Per questo la sua presenza nel territorio desta le preoccupazioni soprattutto degli allevatori.

Azioni di monitoraggio della presenza dei branchi

Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e la Regione Lombardia, col supporto dell’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste (ERSAF) e del Parco Nazionale dello Stelvio, coordinano le attività delle polizie provinciali, dei carabinieri forestali e dei parchi regionali. Tutti insieme svolgono l’attività di monitoraggio della presenza della specie. Questa misura e i dati scientifici che si ricavano sono essenziali per garantire il successo della conservazione e gestione del lupo, in un luogo fortemente antropizzato come quello alpino.

Dal 2014 al 2021 è stato possibile riscontrare un aumento della presenza della specie grazie alle tracce che i branchi lasciano dietro di sé. Per esempio ci sono stati i ritrovamenti di segni di predazione su animali domestici e selvatici, immagini e video ottenuti grazie a fototrappole, impronte e piste.

La maggior parte di questi indizi sono stati rilevati nelle aree di presenza stabile della specie, cioè l’Alto Lario, l’Alta Val Camonica e la media Valtellina, versante Orobico. Sono però in aumento le segnalazioni di lupi delle alpi solitari anche in altre zone del territorio regionale, come sul versante retico della Valtellina (Val Fontana), nelle province di Lecco, Lodi, Cremona, Mantova, nel parco del Ticino, nel Naviglio Grande e, infine, vicino Brescia.

La presenza del lupo sulle Alpi italiane
La presenza del lupo sulle Alpi italiane (dati 2014-2015)

Il lupo alpino vive solitamente a basse densità e su vasti territori, non rispettando ovviamente i limiti amministrativi. Perciò è indispensabile effettuare un monitoraggio esteso e coordinato, al di là dei confini dei singoli Stati.

Questo è uno dei motivi che ha dato il via al progetto LIFE WolfAlps Eu, a cui ha aderito anche la Regione Lombardia.

Nascita di conflitti tra lupo e allevatori

L’area alpina italiana è, ad oggi, uno dei più importanti luoghi di ricongiungimento tra la popolazione di lupo appenninica italiana e la popolazione di lupo delle Alpi Dinariche. Il ritorno naturale della specie si verifica soprattutto in zone rurali e di montagna.

Recentemente, però, anche le zone collinari, lungo fiume e più antropizzate, sono oggetto della ricomparsa della specie. Ciò determina un aumento degli incontri tra il lupo e le attività di allevamento, dando origine, così, a dei conflitti. Diviene quindi fondamentale investire localmente su sistemi di prevenzione degli attacchi al bestiame e supportare il lavoro degli allevatori, per promuovere e salvaguardare la coesistenza tra lupo e attività umane.

Branco di lupi
La coesistenza tra branchi di lupi e le attività umane è difficile

A tal proposito l’assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, in occasione dell’interrogazione consigliare sulla presenza del lupo in Lombardia e sugli interventi a tutela della zootecnia rurale regionale, ha precisato:

«L’espansione del lupo è frutto solo ed esclusivamente di dinamiche naturali della specie. Se infatti torna naturalmente nel nostro territorio, dal momento che si tratta di una specie protetta dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, quello che possiamo fare è impegnarci per rendere la sua presenza compatibile con quella dell’uomo e delle attività che l’uomo conduce in alcuni territori. Come per esempio l’allevamento».

Forme di tutela del lupo come specie protetta

Essendo una specie protetta, è assolutamente vietata la cattura, l’uccisione, il disturbo, la detenzione, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione dei lupi.

Rapporto tra lupo e uomo
Il lupo è una specie protetta e va salvaguardata

A salvaguardare l’animale si occupa anche l’attuazione del Piano d’azione nazionale per la conservazione del lupo del 2015, a cui ha preso parte anche la Regione Lombardia. È il principale strumento proposto dal ministero dell’Ambiente. In esso sono contemplate le azioni necessarie per la conservazione e la gestione di questa specie a rischio: monitoraggio, prevenzione dei danni, antibracconaggio, comunicazione e informazione, oltre a deroghe ai divieti di cattura, disturbo e abbattimento.

Infatti, tra le cause della precedente estinzione del lupo nel nostro territorio, oltre alla riduzione del loro habitat, allo sfruttamento agricolo e alla deforestazione, ha avuto un notevole impatto la persecuzione da parte dell’uomo. Questa ha determinato la scomparsa del lupo sulle Alpi italiane all’inizio del XX secolo. Tuttavia, nelle Alpi Occidentali, a partire dagli anni ‘90 si è assistito al recupero da parte dell’animale del proprio territorio naturale.

Forme di tutela per gli allevatori

Ma nei luoghi in cui il lupo è scomparso da decenni, gli allevatori hanno ormai perso l’abitudine alla coesistenza con i grandi predatori. Con il loro ritorno, diventa quindi necessario l’impiego di strumenti di prevenzione degli attacchi e modifiche nella gestione dell’allevamento. Per esempio, il bestiame deve essere difeso con l’utilizzo di recinzioni elettrificate e di cani da protezione. Ciò comporta spese maggiori da sostenere e un aumento delle ore di lavoro, nonché di stress.

Dunque, progetti come LIFE WolfAlps EU sono indispensabili per permettere gli scambi di esperienza fra allevatori sulle Alpi. Inoltre Squadre di Pronto Intervento (WPIU- Wolf Prevention Intervention Unit) offrono a questi aiuto nella prevenzione degli attacchi, nel supporto per il corretto utilizzo di cani da guardiania e di altre forme di tutela, e nell’accedere a misure di indennizzo.

Branco di lupi
Sono necessari strumenti di prevenzioni dagli attacchi di branchi di lupi

L’assessore Cattaneo ha dichiarato che, dal 2016, la Regione Lombardia ha già fornito agli allevatori settantadue strumenti di prevenzione, come recinzioni elettrificate e due cani da guardiania. Inoltre ha svolto una continua attività di formazione e di informazioni, anche su come agire in caso di danni da predazione del lupo. In più, tra il 2012 e 2021, quarantaquattro sono state le richieste di indennizzo. Queste riguardavano soprattutto predazioni su ovicaprini e, in minor misura, bovini ed equini. Questi attacchi hanno interessato maggiormente le province di Brescia, Pavia, Sondrio, Como e Bergamo.

Ma, nonostante i disagi provocati, i lupi non sono affatto l’animale che provoca, a livello economico, più danni. Infatti questi sono molto inferiori rispetto a quelli provocati da altre specie di fauna selvatica. Il cinghiale, ad esempio, causa in media circa 400mila euro di danni all’anno.

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