giovedì, Ottobre 6, 2022

Ritorno al passato per un Natale sostenibile

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NON C’È PIÙ IL NATALE DI UNA VOLTA, IL CONSUMISMO E LA TRASFORMAZIONE DELLA SOCIETÀ 2.0 HANNO STRAVOLTO LO SPIRITO DELLA FESTA PER ANTONOMASIA. A FARNE LE SPESE È IL MALANDATO PIANETA TERRA.

L’abbattimento dell’abete ultracentenario destinato a piazza San Pietro per le festività natalizie ha indignato milioni di italiani. Che sia il segnale di una ritrovata coscienza ambientalista? Forse.

Di certo, uccidere un albero di quelle dimensioni e di quella età per ottemperare ad una tradizione pagana nel luogo simbolo del cristianesimo è una incongruenza vera e propria. Issato come un trofeo, è stato filmato, fotografato, addobbato per assolvere a un compito che durerà poco più di un mese.

A nulla valgono le Encicliche sulla cura della casa comune e l’ecologia, come la “Laudato Sì” di Papa Francesco, se poi nella pratica ci si comporta da distruttori della natura.

Ma si sa, Natale è Natale e bisogna consumare, spendere la tredicesima in roba spesso inutile, sprecare di tutto e abbuffarsi di cibo e di divertimenti, ubriacarsi di luci colorate e musiche e tradizioni esasperate, perdendo di vista la Luce che “viene nel mondo”.

Cibo, rifiuti e gas serra

Il periodo natalizio si aspetta per tutto l’anno, ma alla fine delle feste, tra carta colorata, fiocchi e biglietti, sotto l’albero sono arrivati, oltre ai regali, tanti rifiuti.

Ne produciamo il 30 per cento in più rispetto al resto dell’anno. Buttiamo soprattutto cibo: il 20 per cento degli acquisti alimentari di Natale finisce in pattumiera. Un danno per le nostre tasche e per l’ambiente, sia in termini di risorse – acqua, energia, terra – usate per produrlo e sia perché, per ogni chilo di cibo prodotto, ne vengono rilasciati nell’atmosfera 4,5 di anidride carbonica.

È bene ricordare che ogni anno nel mondo finiscono in pattumiera circa 1,3miliardi di tonnellate di cibo, a fronte di circa 800milioni di persone che soffrono la fame.

Gli Stati Uniti gettano 46milioni di tonnellate, l’Europa 88. Con 36 chili a testa, noi italiani siamo al nono posto tra i Paesi meno spreconi dopo Francia, Australia e Sudafrica.

Ma per produrre tutto il cibo buttato nel mondo si emettono 3,3miliardi di tonnellate di gas serra e si consumano 250mila miliardi di litri di acqua: una città come New York potrebbe viverci per 120 anni.

È necessario correre ai ripari. Perché non iniziare durante le feste? Bastano pochi accorgimenti, eccone qualcuno.

A tavola no “usa e getta”

Usiamo tovaglie e tovaglioli di stoffa, piatti e bicchieri di vetro. Se proprio non possiamo farne a meno, compriamo tovaglioli di carta riciclata e piatti e bicchieri in polpa di cellulosa, che sono biodegradabili. Quelli in bambù o fibra di mais devono provenire da piantagioni gestite responsabilmente.

Spesa alla spina

Fare il punto di cosa si vuole preparare e per quante persone evita che si acquistino prodotti inutili. Attenzione alle confezioni esagerate, le plastiche dei packaging finiscono nei mari e hanno contaminato il sale marino e i pesci.

Carne, frutta e verdura e pesce devono essere di stagione e locali, evitando le specie al collasso. La carne non deve provenire da allevamenti intensivi, che emettono sostanze nocive. Produrre quella bovina, libera cinque volte in più gas serra rispetto alle altre. No ai prodotti che causano sofferenze agli animali, come il paté di fegato d’oca.

L’ideale sarebbe progettare menu con pochi ingredienti, ma buoni, di qualità, sostenibili, etici. Usare, inoltre, ogni singola parte dei prodotti, cercando di generare meno scarti: molte parti di verdura possono essere bollite per fare il brodo vegetale. Non esagerare con le porzioni e progettare in anticipo come riutilizzare gli avanzi.

Liscia, frizzante o plastic free?

Quale acqua bere? Le bottiglie di plastica sono più leggere di quelle di vetro e per trasportarle si inquina meno. Il vetro a rendere va sottoposto a lavaggio industriale con alte temperature, soda caustica, agenti per eliminare le tracce dell’etichetta e così via. È un procedimento che consuma energia e inquina. Il pet è riciclabile all’infinito, ma l’ideale è l’acqua del rubinetto, se non ci piace, filtriamola. Oppure prendiamola alle case dell’acqua.

natale casa dell'acqua

Bollicine sostenibili

Anche l’industria vinicola impatta molto sull’ambiente: c’è il problema del vetro, l’energia per la climatizzazione delle cantine, il gasolio per lavorare i vigneti, i trattamenti fitosanitari. È importante controllare che sull’etichetta ci sia il bollino “Equalitas”, uno standard che tiene conto della sostenibilità ambientale e sociale e prediligere le bottiglie più leggere e con il tappo di sughero.

Dolci fai da te

Il panettone ideale è non industriale e con la confezione di carta, ma è più costoso. Molte aziende lo producono in modo sostenibile e il packaging spesso è riciclabile. Controllate che sulla confezione ci sia il simbolo della raccolta differenziata e che l’incarto dei torroni non sia esagerato, oppure facciamo i dolci a casa.

Non “strappate” i regali

La carta si può riutilizzare, ma va evitate quella metallizzata, dorata o argentata, che non è riciclabile. No ai regali inutili e agli animali, soprattutto esotici.  

Dove lo butto?

Palline, nastri, coccarde, candele, incarti di torroncini, posate di plastica e tappi in finto sughero nell’indifferenziata. Il calendario dell’avvento si smonta: l’esterno è di carta e l’interno in plastica. Le scatole dei giocattoli si buttano nella carta, dopo aver separato la finestrina di plastica trasparente.

Grassi e oli di frittura si conferiscono nella raccolta dell’olio vegetale esausto. Gusci di cozze e vongole, gamberi, aragoste e scampi nell’indifferenziata, se il proprio comune non prescrive diversamente. Gusci di uova, noci, nocciole, arachidi e mandorle nell’umido.

Le luminarie fulminate vanno nei Raee, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. La scatola del panettone nella carta, il sacchetto interno trasparente nella plastica, lo stampo di cottura e il gancio nell’indifferenziata. La teglia di alluminio nel metallo. I tovaglioli bianchi nell’umido, i colorati nell’indifferenziata.

Fuochi d’artificio

Ecco un’usanza da abolire: numerose sono ogni anno le vittime dei botti, a volte si rimane invalidi per tutta la vita. Spaventano e uccidono gli animali, inquinano perché rilasciano nell’atmosfera particolato e metalli pesanti, peggiorando la qualità dell’aria. E costano.

Liberiamoci dalle consuetudini che rovinano il Natale, l’ambiente, la società, usiamo questi piccoli accorgimenti che contribuiranno a mantenere in vita il pianeta e i suoi abitanti.

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