sabato, Giugno 15, 2024

Il rispetto reciproco per combattere il bullismo

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FINO AL 25 NOVEMBRE NELLE SCUOLE DEL PIEMONTE SI SVOLGERÀ LA CAMPAGNA “PRIMA DI”, CONTRO IL BULLISMO E LA VIOLENZA SULLE DONNE

“Non si può tornare indietro, ma possiamo agire prima”. È questo l’importante messaggio che porta avanti la campagna contro il bullismo e la violenza sulle donne “Prima di”, organizzata da Dare voce al silenzio Onlus.

Fino al 25 novembre le scuole piemontesi e gli studenti dai 12 ai 17 anni saranno coinvolti in incontri. Qui, attraverso metodologie che utilizzano gli stessi linguaggi e stili dei ragazzi, si incentiva l’interazione e si stimola il dialogo, il confronto e la partecipazione attiva.

La scuola rappresenta il luogo ideale in cui illustrare come la violenza sia sempre da evitare e come, al contrario, bisogna prediligere comportamenti basati sul rispetto reciproco. E ciò si farà valorizzando le esperienze personali, le diverse opinioni e i diversi punti di vista, le emozioni dei partecipanti, senza generalizzazioni o giudizi.

La campagna “Prima di”, contro il bullismo e la violenza

Per sensibilizzare studenti e insegnanti sulle tematiche della violenza e del rispetto sono stati realizzati anche tre video, diretti dal regista Giuseppe Bisceglia e dall’attore Max Liotta.

Il primo di questi è stato mostrato in anteprima durante l’incontro di apertura del 7 novembre. Ha raccontato la drammatica storia di Sara, che da ragazza vittima dei bulli della propria scuola è diventata lei stessa carnefice.

«Ogni giorno dovevo affrontare l’ansia e la paura di andare a scuola. Mi sentivo impotente e senza controllo sulla mia situazione. Man mano che il tempo passava la mia frustrazione e la mia rabbia crescevano. Non sapevo come affrontare tutto quello che stavo vivendo – riporta nel video Sara -. Era come se mi avessero rubato l’autostima e la felicità. Ho così iniziato a reagire e ho capito che se trattavo male loro, come avevano fatto con me, mi sentivo più forte. Mi sono avvicinata a un gruppo di ragazzi che incoraggiava i miei comportamenti aggressivi e che mi faceva sentire accettata. Con loro non avevo più paura e non mi importava di ferire le persone. Una volta ho esagerato e ho lanciato un sasso. Avrei voluto fermarmi a pensare, ascoltare le persone che mi vogliono veramente bene. Avrei potuto semplicemente parlarne».

Questa narrazione si intreccia poi con altri due video, che saranno invece diffusi il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Il bullismo in Italia, un fenomeno fortemente sottostimato

Nella società attuale purtroppo la competizione costante ha favorito lo sviluppo di atteggiamenti sempre più aggressivi verso l’altro, provocando problemi crescenti nel normale processo di socializzazione dei giovani, che danneggia di conseguenza la corretta formazione della personalità.

Perciò non stupisce che sono sempre di più i casi registrati di violenza interpersonale. Tuttavia dai dati emerge anche come questo fenomeno sia purtroppo fortemente sottostimato. Solo in sei casi su cento il minore viene tutelato.

Inoltre, secondo Health Behaviour in School-aged Children Italia 2022, gli atti di bullismo subiti a scuola sono più frequenti nei più piccoli, di età tra gli 11 e i 13 anni, e nelle ragazze. E siccome la violenza sui minori nel 90% è in ambito familiare, sono soprattutto gli insegnati che devono mostrare una specifica sensibilità nello scorgere comportamenti o segnali che possono essere indicativi di un abuso o di violenza.

Il bullismo non compromette solo l’aspetto sociale della propria esistenza ma può arrivare a ledere persino la propria salute.

Il disagio può manifestarsi con disturbi d’ansia e dell’umore, ideazione suicidaria, autolesionismo e disturbi da deficit di attenzione e da comportamento dirompente.

Inoltre il fenomeno è anche associato a un maggior rischio di soffrire di disturbi correlati all’abuso e dipendenza da alcol e sostanze psicoattive.

Perciò occorre mettere in atto azioni di prevenzione, utilizzando proprio la scuola come il “teatro” più adatto. Infatti, per porre rimedio a condotte antisociali, le attività scolastiche sono il mezzo migliore per sviluppare le competenze emotive e relazionali, che si sviluppano principalmente in età infantile e pre-adolescenziale, e per promuovere la “salute mentale positiva” degli studenti.

Si ottengono così maggiore controllo dell’aggressività e maggiore resilienza, autostima, capacità di autoregolazione delle emozioni, di definizione di obiettivi personali e di sviluppo delle abilità relazionali.

Come “Dare voce al silenzio”, il progetto

Educare al rispetto come antidoto alla violenza è proprio la missione perseguita dal progetto di “Dare voce al silenzio”. Dal 2014 opera nell’ambito dei diritti delle donne e dei minori. Riunisce tanti professionisti accomunati dal desiderio di tutelare i più deboli, come i giovani.

A questi si vuole trasmettere l’importanza di non ricorrere alla violenza durante i numerosi incontri organizzati, che hanno coinvolto ben 2700 insegnanti, provenienti da 472 istituti di tutto il Piemonte.

Si cerca così di affrontare la tematica riducendo quegli stereotipi che possono creare tensioni e privilegiando la diffusione di una cultura alternativa alla violenza, grazie anche alla collaborazione della Polizia di Stato, della Polizia Municipale di Torino e dell’Ordine degli Avvocati.

Gli obiettivi perseguiti sono quindi:

  • identificare le forme di violenza;
  • fornire informazioni sulla diffusione della violenza di genere e sulle sue caratteristiche;
  • far sì che i ragazzi possano riconoscere i segnali della violenza nelle relazioni e nei rapporti;
  • mettere a fuoco gli stereotipi più comuni sui soggetti autori di violenza nei confronti delle donne;
  • aiutare i ragazzi a gestire le relazioni interpersonali e i conflitti relazionali, eliminando la violenza fisica e verbale, sia nella famiglia sia nella scuola e nella società;
  • diffondere i valori di uguaglianza e rispetto, riducendo le diseguaglianze di genere e contrastando l’odio e le persecuzioni razziali;
  • combattere il bullismo ed il cyberbullismo.

Combattere la violenza rispettando la diversità

Il progetto si rivolge principalmente ai giovani. A questi diventa fondamentale trasmettere i valori del rispetto e dell’uguaglianza, necessari per contrastare qualsiasi forma di discriminazione e di violenza.

Il primo passo è comprendere che ognuno di noi ha il diritto di essere esattamente ciò che sceglie di essere, con il suo modo di pensare, di esprimere le proprie opinioni, di sentire, di agire.

Rispettare significa infatti tener conto dell’altro nelle sue differenze individuali, non giudicarlo per le sue scelte, i suoi comportamenti o il suo stile di vita. Questi insegnamenti poi “contageranno” positivamente ogni rapporto relazionale, che sia con i propri genitori o con i propri coetanei.

Solo così in futuro la società sarà composta da individui che preferiranno confrontarsi l’uno con l’altro in maniera civile e costruttiva, imparando dalla diversità e non temendola. Rivolgersi ai giovani oggi significa investire su un futuro domani dove la violenza sia sempre combattuta e non considerata un male inestirpabile.

Numero verde ONA

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