domenica, Agosto 14, 2022

Rifiuti radioattivi: a Rotondella rimosso contenitore

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A Trisaia di Rotondellla in provincia di Matera, si è conclusa, oggi, la vicenda di rifiuti radioattivi e 84 barre di uranio-torio depositati, da quasi cinquant’anni, nella sede del reattore atomico sperimentale, mai andato in funzione.

È stato estratto dal suo pozzo e stoccato nel deposito di Sogin in sicurezza Spento dopo il disastro nucleare di Chernobyl e il referendum sull’atomo, alcune tonnellate di rifiuti radioattivi e barre di uranio-torio sono rimaste nell’impianto della Sogin in attesa di essere poste in sicurezza.

I lavori di bonifica della fossa 7.1, una delle quattro a contenere le scorie radioattive, sono durati tredici anni.

I rifiuti a media radioattività, sono derivati dal riprocessamento di 20 delle 84 barre di combustibile all’uranio-torio. Queste sono giunte in Basilicata circa mezzo secolo fa dalla centrale americana di Elk River, l’unica a produrre quel tipo di combustibile.

Energia nucleare a basso costo

Il progetto, all’epoca, era di valutare se, per produrre energia nucleare, il ciclo uranio-torio fosse più economico del ciclo uranio-plutonio

Le barre sono state inglobate in un prisma di calcestruzzo, insieme a materiale da laboratorio e i filtri delle piscine, dove sono contenute le altre 64 barre.

Il prisma di cemento – di 54 m3 per 130 tonnellate – era stato impiantato 6 metri e mezzo sotto il piano stradale ma la presenza di abbondanti acque di falda avevano richiesto lavori di isolamento.

Rifiuti radioattiviIl monolite è stato quindi tagliato in quattro prismi e ciascuno di questi è stato ingabbiato in una struttura di acciaio per essere estratta e ribaltata su un mezzo di trasporto.

I quattro pozzi saranno stoccati in un sito provvisorio, in attesa della realizzazione di una struttura attrezzata per il recupero del materiale radioattivo.

Questo, infine, una volta recuperato, sarà posto a dimora nel Deposito Nazionale: prima, però bisognerà attendere la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) a ospitare il sito e, quindi, le consultazioni popolari per la scelta del luogo.

Le 64 barre rimaste saranno, poi, estratte dalla piscina ITREC (Impianto di Trattamento e Rifabbricazione Elementi di Combustibile), dopo la costruzione – in tempi medio lunghi – dei contenitori.

Stoccati negli appositi contenitori, i rifiuti radioattivi, fanno sapere da Rotondella, saranno più facili da piazzare. Trattative sono in atto con gli Stati Uniti perché possano riprendersi le barre di uranio, oppure per coinvolgerli in questa tipologia di attività.

Decommissioning uranio: eccellenza italiana

L’Ingegneristica per estrarre la fossa 7.1 con i rifiuti radioattivi, in totale sicurezza, è tutta italiana, è la prima al mondo e potrebbe anche essere poi esportata all’estero

Dopo questa fase si passerà alla bonifica del sito. La “decommissioning”, o disattivazione del centro ITREC dovrebbe concludersi tra il 2028 e il 2032.

Secondo Sogin, (fonte VICE News), il costo totale dello smantellamento del centro di Trisaia raggiungerà i 260milioni di euro, 7,5 dei quali saranno impiegati per lo stoccaggio a secco delle barre di Elk River .

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