Rifiuti da Roma in Puglia: protesta l’assessore all’Ambiente

Emergenza rifiuti Roma

La Regione applica una maggiorazione, il ministero dell’Ambiente si rivolge alla Consulta

 

A giugno scorso, un accordo raggiunto tra la Regione Puglia e la Regione Lazio ha permesso a Roma Capitale di far confluire i rifiuti che intasavano la Città eterna in impianti di trattamento a Bari e Foggia.

Impianto Tmb AMA Roma

L’intesa si doveva limitare a un solo mese di emergenza spazzatura. Invece, un aumento improvviso di rifiuti, quantificato nella misura del 10% circa, sfuggita a ogni previsione, ha complicato la gestione dell’AMA Roma S.p.A. che si occupa di raccolta, trasporto, trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti nella Caput mundi.

In Puglia la raccolta differenziata funziona; dal 2016, la percentuale è salita dal 32% al 48%; gli impianti di riciclo sono tra i più efficienti del Paese; quindi le discariche dei rifiuti generici si sono in parte svuotate.

Pertanto, la Regione Puglia, verificata la disponibilità di questi impianti alla ricezione, autorizzò il trasferimento di 150 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno (metà di quanto richiesto dalla Regione Lazio – fonte Il Sole 24 ore) e per soli trenta giorni.

La decisione ricadde sugli impianti Tmb (trattamento meccanico e biologico) di Bari, (capace di trattare 700 tonnellate al giorno) e di Foggia (500 tonnellate al giorno), entrambi gestiti dall’Amiu Puglia SpA.

«Nel quantitativo massimo di 5 Tir al giorno. Tale disposizione, adottata sulla base della delibera della Giunta Regione Puglia n. 917 del 31 maggio 2018 e, in via del tutto eccezionale, come misura di solidarietà istituzionale nei confronti della Regione Lazio… in ogni caso inderogabilmente non oltre il 30 giugno 2018, data ultima già indicata dal Commissario regionale Ager…», (fonte Ager – Agenzia regionale pugliese che gestisce i rifiuti).

La querelle

 

«Da allora, però, continuano ad arrivare in Puglia circa 250 tonnellate al giorno di rifiuto trattato, che va direttamente in discarica», ricorda l’assessore all’Ambiente Gianni Stea, il quale chiarisce che «la Puglia ha concesso a Roma di accogliere nei propri impianti 4.500 tonnellate di spazzatura raccolta nelle strade della Capitale nel mese di giugno».

Nell’ultimo bilancio la Regione Puglia ha inserito una norma che prevede un sovrapprezzo del 20% sulla tariffa di stoccaggio dei rifiuti provenienti da fuori, «un equo compenso di solidarietà, a titolo di compensazione e a tutela delle nostre comunità», spiega Stea.

Il ministero dell’Ambiente, però, non è d’accordo e annuncia di voler impugnare la direttiva della Regione Puglia davanti alla Consulta.

«La maggiorazione del 20% è destinata alla costituzione di un fondo per il miglioramento ambientale del territorio interessato dai carichi extra di rifiuti», continua Stea. Il provvedimento è stato votato all’unanimità, quindi anche dai pentastellati pugliesi.

Pertanto l’assessore invita il ministro Costa «di cui pure più volte ho apprezzato le iniziative a tutele dell’ambiente», a rinunciare al ricorso davanti alla Consulta, «che suona esclusivamente come un regalo, a spese dei pugliesi, alla sindaca Raggi per porre rimedio alla sua totale incapacità a far fronte all’emergenza rifiuti che da mesi ormai stringe d’assedio la capitale».

La Puglia ha al primo posto delle politiche in atto la tutela dell’ambiente «e sta lavorando senza sosta per chiudere il ciclo dei rifiuti» continua Stea.

«Se Roma non vuole discariche», come annunciato dalla sindaca Virginia Raggi «impari a rispettare i cittadini delle altre regioni e smetta questo approccio arrogante e impositorio», puntualizza l’assessore pugliese. «La Puglia non è il ricettacolo dell’immondizia che altri – mare di promesse a parte – non sanno o non riescono a smaltire correttamente. Chi ci chiede aiuto metta in conto il contributo al risanamento dei territori interessati».

 

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