domenica, Novembre 27, 2022

Ricordare Andrea, vittima dell’indifferenza

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IL 12 DICEMBRE DEL 2000 IL MARESCIALLO DELL’ESERCITO ANDREA ANTONACCI MORIVA A CAUSA DI UN LINFOMA. MOTIVO, L’ESPOSIZIONE ALL’URANIO IMPOVERITO IN BOSNIA.

Il 12 dicembre del 2000 venne a mancare il maresciallo Andrea Antonaci. Il sottufficiale della 7^ Direzione Genio Militare di Firenze, era stato in Bosnia per l’operazione di peacekeeping, cioè mantenimento della pace, nei Balcani.

Andrea Antonaci

Andrea era stato in zona operazioni dal 1° settembre 1998 al 28 febbraio del 1999.

Sarajevo era un ammasso di palazzi distrutti, come la facoltà di Diritto, dove Andrea, diplomato geometra, ebbe il compito di seguire i lavori di ricostruzione dell’immobile.

Il suo reparto si era sistemato nella caserma Tito Barak. Sede dell’Accademia Militare bosniaca, era stata uno degli obiettivi più colpito dal munizionamento all’Uranio Impoverito degli alleati.

In Bosnia il ministero della Difesa ha fatto operare i militari senza le dovute precauzioni

Proprio tra i militari delle forze alleate che alloggiarono alla Tito Barak fu riscontrata, poi, la più alta concentrazione di malattie e di decessi causati da linfomi. In particolare il Linfoma di Hodgkin. Una patologia di cui solo molti anni dopo è stato accertato il nesso causale con l’esposizione all’Uranio Impoverito.

Infatti, i nostri militari furono inviati sui teatri di guerra senza essere informati della pericolosità delle radiazioni da UI e senza le dovute precauzioni personali. Invece, «vedevamo gli americani vestiti come marziani», scriveva Andrea a casa.

All’epoca, ministro della Difesa, era il Presidente della Repubblica uscente Sergio Mattarella. La NATO ammise che l’Italia era a conoscenza di tutto.

Morte di un servitore dello Stato nello scenario della Sindrome dei Balcani

Il 9 settembre del 1999 muore Salvatore Vacca. È la prima delle vittime della “Sindrome dei Balcani”.

Antonaci, insospettito, si documentò e seppe di altri militari colpiti dalla stessa patologia. Pertanto Andrea decise di denunciare la vicenda alla trasmissione televisiva “Striscia la notizia”. «Non è per me – disse Andrea in TV – ma spero possa essere utile ad altri».

Andrea insieme con la mamma, la fidanzata, la sorella e il papà

Intanto il suo stato di salute era peggiorato e il 12 dicembre, di ventuno anni fa, ormai, il suo cuore cessò di battere.

Il 3 novembre 2012 la sentenza del Tribunale civile di Roma riconobbe ufficialmente “l’esistenza di un nesso causale tra la patologia contratta – il linfoma non Hodgkine l’esposizione all’uranio impoverito in occasione del servizio prestato in Bosnia”. E il ministero della Difesa fu condannato risarcire i familiari.

La vicenda Andrea Antonaci, andato soldato per portare la pace, è racchiusa nel libro “Lettere da Sarajevo”, scritto da Antonio Micaglio.

L’autore, fratello della mamma di Andrea, ha raccolto documenti ufficiali, pubblicazioni e articoli con i quali vuole mettere “in evidenza le manchevolezze di qualcuno, al pari del sacrificio delle vittime”.

Il libro di Antonio Micaglio

La pubblicazione di Micaglio per i tipi di Edizioni Kurumuny racchiude una fitta documentazione sull’argomento. Anche qualche atto giudiziario. Una sintesi di articoli che alcuni autori hanno affrontato nel tempo. Le suppliche dei genitori del militare, Graziella e Salvatore, al Presidente della Repubblica.

Contributi scientifici raccolti con dedizione e passione dall’autore. Fotografie del sottufficiale dell’Esercito e scattate dallo stesso a Sarajevo. Una dedica di Laura (Balistrieri – n.d.r.), la fidanzata, “che il fato, ingiusto e malevolo…” non ha lasciato “il tempo per realizzare il nostro sogno”.

Il nemico era nascosto tra chi li avrebbe dovuti proteggere

Questo libro racchiude la storia di un militare caduto nell’adempimento del suo dovere.

Al momento dell’uscita, a novembre 2020, il testo riporta che erano 7600 i militari italiani gravemente ammalati. 400 i soldati deceduti. Oltre 170 le sentenze di condanna al ministero della Difesa.

Micaglio, volutamente, non esprime giudizi sulla vicenda. Fa “parlare i documenti, le foto, le firme di tanti giornalisti che, per anni, sono stati – e lo sono ancora – sulla vicenda”.

Ma di una cosa è convinto Micaglio, che “il nemico dei nostri ragazzi si nascondeva nei palazzi di governo”. I nostri soldati “il nemico non l’avevano di fronte, altrimenti si sarebbero potuti anche difendere, ma era nascosto tra chi doveva proteggerli”.

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