Diffusione del Covid-19 e aria condizionata, quale relazione?

aria condizionata locali pubblici

Sanificazione dei luoghi pubblici e utilizzo degli impianti di aria condizionata

La “fase 2” della pandemia pone all’attenzione di tutti l’assoluta necessità e urgenza della sanificazione dei luoghi pubblici. In particolare degli ospedali, degli uffici, delle attività commerciali e dei mezzi pubblici.

L’arrivo della bella stagione, inoltre, e la prospettata ripresa delle attività lavorative, sebbene graduali, solleva diversi dubbi sull’utilizzo degli impianti di aria condizionata, potenziali propagatori del virus negli ambienti soggetti a trattamento dell’aria.

L’aria condizionata nei luoghi pubblici può aumentare la diffusione del COVID-19?

Lavoratori e cittadini si chiedono ora se l’aria condizionata, presente in quasi tutti i luoghi pubblici, può aumentare la diffusione del SARS-CoV2-19. Questo, come è stato ampiamente spiegato, si trasmette da persona a persona con tre modalità: per contatto ravvicinato e diretto con una persona infetta; per inalazione di goccioline liquide prodotte dalla persona infetta; tramite contatto con superfici contaminate dal virus.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), infatti, ha indicato come principale meccanismo di esposizione al virus il contatto diretto o indiretto con le secrezioni respiratorie (goccioline) di una persona infetta. Dopo oltre due mesi di confinamento, non si può ancora prevedere la fine dell’emergenza e appare molto probabile che si dovrà gestire un periodo di transizione.

Il virus non è stato debellato ed è necessario prepararsi a eventuali “contagi di ritorno”, come sta accadendo in Cina. E non si può nemmeno escludere che nel prossimo inverno possa esserci una parziale recrudescenza del Covid-19.

L’aria condizionata veicolerà il virus?

L’ottimismo delle ultime settimane, dovuto alla diminuzione del numero dei decessi e dei ricoveri e anche all’arrivo del caldo, che potrebbe, come è stato ipotizzato dagli esperti, indebolire il virus, si riduce dinanzi ad alcuni dubbi che in molti si pongono. In queste prime giornate di caldo, preludio di un’estate afosa che richiederà l’uso di climatizzatori e condizionatori, l’interrogativo è “l’aria condizionata veicolerà il virus?”.

Le prime ipotesi sul rischio contagio dovuto all’aria condizionata sono state formulate in seguito ad alcuni studi condotti in Cina e in Corea del Sud. Studi che hanno presentato, però, alcuni limiti, poiché non sono stati compiuti gli esperimenti per simulare la trasmissione aerea. Ma i timori che l’aria condizionata potesse aerosolizzare il virus sono, tuttavia, sorti e circolati. E la scienza, al momento, non fornisce risposte univoche.

L’aria condizionata in casa non trasmette il virus

aria condizionata per uso domestico
Impianti di aria condizionata per uso domestico

«È stato ipotizzato che l’aria condizionata possa aerosolizzare il virus e trasmetterlo a distanza ma questo non è assolutamente provato – ha dichiarato all’Ansa Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) – al massimo può fare da “effetto vento” e spingere goccioline di saliva all’interno di un ambiente chiuso. Alcuni giorni fa, è stato pubblicato un articolo sulla rivista americana, Emerging Infectious Diseases, dal titolo fuorviante, ossia “Trasmissione del virus attraverso l’aria condizionata”. In realtà dai risultati si è visto che, all’interno di un ambiente chiuso dove due famiglie erano sedute a circa un metro di distanza, l’aria condizionata aveva fatto da vento, spostando le goccioline di saliva di poco più di un metro. Ma si tratta di un caso eccezionale, non è stata l’aria condizionata in sé a trasmettere il virus. Perché il virus si trasmette per contatti ravvicinati tra persone».

L’opinione di Pier Luigi Lopalco, epidemiologo

Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e Consigliere scientifico della Regione Puglia, ha spiegato su Radio Capital che: «Mentre in casa l’aria condizionata non ha nessun tipo di effetto sulla trasmissione del virus, il problema nei locali pubblici potrebbe derivare dai flussi d’aria creati dai condizionatori e dai ventilatori, che potrebbero spostare le goccioline infette oltre il fatidico metro di distanza».

Il parere del la virologa Ilaria Capua

Di parere diverso è la virologa Ilaria Capua che ha affermato: «L’aria condizionata può veicolare il Coronavirus. Su questo tema invito a fare una riflessione, perché ogni anno i centri commerciali diventano un rifugio per gli anziani che non hanno l’aria condizionata a casa. Visto che il caldo deve ancora arrivare, sarebbe opportuno che si riflettesse su cosa potrebbe succedere questa estate se dovesse arrivare un momento di grande caldo, perché sappiamo che l’aria condizionata può veicolare il virus».

Gli impianti industriali a doppia mandata

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Impianti di aria condizionata per edifici industriali

Le opinioni sono contrastanti e non aiutano a fare chiarezza su un quesito di grande rilevanza. Di certo si sa che gli impianti industriali a doppia mandata, con una pompa per l’afflusso d’aria e una per il deflusso, sarebbero più sicuri.

È consigliabile tenerli sempre accesi, con la raccomandazione di non dirigere l’aria addosso alla persona e di effettuare la manutenzione periodica degli impianti. Di fondamentale importanza è la pulizia delle griglie dei condizionatori e la ventilazione dei locali, ecco perché è necessario aprire spesso le finestre.

LAssociazione Italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento Refrigerazione dal 1960 si occupa dell’uso consapevole dell’energia e delle risorse naturali, oltre che dell’innovazione delle infrastrutture energetiche sia nel settore impiantistico sia in quello edilizio.

Come gestire gli impianti di ventilazione e climatizzazione

AiCARR ha dato alcune indicazioni sulla corretta gestione degli impianti di ventilazione e climatizzazione per ridurre i potenziali rischi di trasmissione dell’infezione.

In un documento del 13 marzo scorso, l’Associazione ha asserito che per minimizzare gli effetti «della presenza di una persona infetta nel luogo di lavoro, si consiglia di ridurre il livello di occupazione degli ambienti passando, ad esempio, da una persona per 7 mq a una ogni 25 mq. In modo da ridurre l’eventuale possibile contaminazione aerea. Considerato che l’aria esterna non è normalmente contaminata dal virus, AiCARR consiglia di areare frequentemente gli ambienti non dotati di ventilazione meccanica.

Con aria di rinnovo, impianti sempre accesi

Se negli ambienti sono presenti impianti di ventilazione che forniscono aria di rinnovo, si suggerisce di tenerli sempre accesi (24 ore su 24, 7 giorni su 7). Quindi di farli funzionare alla velocità nominale o massima consentita dall’impianto per rimuovere le particelle sospese nell’aria (l’aerosol) e contenere la deposizione sulle superfici.

La ventilazione meccanica e la filtrazione dell’aria possono avvenire tramite impianti dedicati (di sola ventilazione), o tramite impianti di climatizzazione (impianti misti ad aria primaria e impianti a tutt’aria). La diluizione con aria esterna e i filtri a elevata efficienza riducono la presenza di particolato e di bio-aerosol contribuendo in tale maniera alla riduzione dei rischi di contagio. Si consiglia di valutare sempre l’opportunità o la necessità di chiudere le vie di ricircolo e di evitare che l’aria immessa sia contaminata da quella estratta o espulsa dagli ambienti».

Il contagio attraverso l’aria condizionata non è provato    

Abbiamo voluto riportare le diverse posizioni di quanti si sono interessati fino a oggi della correlazione tra la diffusione del Covid-19 e l’aria condizionata, nell’intento di rassicurare o di mettere in guardia chi ne usufruisce. Al momento, il contagio attraverso l’aria condizionata non è assolutamente provato.

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