giovedì, Febbraio 22, 2024

Recuperate tonnellate di rifiuti nei mari sardi

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NEI MARI SARDI DELL’ASINARA E DI CAPO CARBONARA SONO STATE RECUPERATE 2 TONNELLATE DI RIFIUTI TRA RETI A STRASCICO, ATTREZZI DA PESCA PERSI O ABBANDONATI, LENZE, TRAMAGLI E NASSE

Mediterraneo invaso dai rifiuti. Non si salva nemmeno il mare della Sardegna. Qui sono state condotte tre fasi di indagine nelle aree marine protette del Golfo dell’Asinara e di Capo Carbonara.

Indagini che hanno portato al recupero di circa 2 tonnellate di rifiuti. Un bottino composto da reti a strascico, attrezzi da pesca persi o abbandonati, lenze, tramagli e nasse.

A darne notizia è L’Unione Sarda, la quale specifica che le attività hanno impegnato per un anno e mezzo i ricercatori Ispra. Questo ente guida il progetto Mo.Ri.Net “Monitoraggio, censimento, raccolta e avvio al riciclo delle reti fantasma”.

Nato da un partenariato tra PolieCo, Università degli studi di Siena, Amp Isola dell’Asinara e Amp Capo Carbonara, il progetto si pone un importante obiettivo. I partner in questione hanno lavorato per rimuovere i rifiuti dai mari sardi, precisamente dall’area protetta del Parco dell’Asinara, Golfo dell’Asinara e da Capo Carbonara.

Mari sardi
Dai fondali marini della Sardegna sono state recuperate circa 2 tonnellate di rifiuti, tra reti a strascico, attrezzi da pesca persi o abbandonati, lenze, tramagli e nasse – foto ANSA

Gli esiti del progetto a favore dei mari sardi

I risultati del progetto sono stati illustrati durante un incontro a Porto Torres presso la sede del Parco. Durante la prima fase del monitoraggio, le due aree soggette a protezione sono state caratterizzate in termini di biodiversità.

È stata effettuata l’individuazione di habitat, specie protette, zone di pregio e di rilevanza conservazionistica e sono stati determinati tipologia e densità dei rifiuti marini. Si è giunti, quindi, a una iniziale valutazione dell’impatto di questi sulle comunità presenti, prima di compiere campionamenti delle microplastiche e prelievi di biopsie sui cetacei.

Nel Golfo dell’Asinara sono stati trovati mediamente novantasette oggetti per chilometro quadrato, con un massimo di 732 oggetti. Ma in alcune cale nessun rifiuto è stato rilevato. La seconda, e più importante fase, ha permesso di rimuovere i rifiuti marini. Complessivamente, ne sono stati raccolti circa 2 tonnellate.

Carabinieri e pescatori insieme per il mare

Oltre all’ausilio del Nucleo Carabinieri Subacquei di Cagliari, prezioso è stato il contributo dei pescatori che hanno collaborato al progetto.

Questi hanno fornito supporto logistico e raccolto a bordo dei pescherecci i rifiuti rimasti impigliati nelle reti durante la loro attività di pesca. Le reti perse, disincagliate dal fondo dai subacquei, sono state poi portate in superficie tramite palloni di sollevamento.

Nella terza fase, i rifiuti recuperati, vista l’impossibilità di essere riciclati hanno preso la strada dello smaltimento. I ricercatori dell’Ispra, che monitorano i fondali marini, hanno osservato che i rifiuti e gli attrezzi da pesca persi interagiscono negativamente con l’ambiente marino. I danni sono riconducibili principalmente al fenomeno dell‘entanglement, ovvero al ricoprimento, abrasione e/o completa copertura degli organismi. 

Numero verde ONA

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