NEI MARI SARDI DELL’ASINARA E DI CAPO CARBONARA SONO STATE RECUPERATE 2 TONNELLATE DI RIFIUTI TRA RETI A STRASCICO, ATTREZZI DA PESCA PERSI O ABBANDONATI, LENZE, TRAMAGLI E NASSE
Mediterraneo invaso dai rifiuti. Non si salva nemmeno il mare della Sardegna. Condotte tre fasi di indagine nelle aree marine protette del Golfo dell’Asinara e di Capo Carbonara.
Indagini che hanno portato al recupero di circa 2 tonnellate di rifiuti. Un bottino composto da reti a strascico, attrezzi da pesca persi o abbandonati, lenze, tramagli e nasse.
A darne notizia è L’Unione Sarda, la quale specifica che le attività hanno impegnato per un anno e mezzo i ricercatori Ispra. Questo ente guida il progetto Mo.Ri.Net “Monitoraggio, censimento, raccolta e avvio al riciclo delle reti fantasma”.
Nato da un partenariato tra PolieCo, Università degli studi di Siena, Amp Isola dell’Asinara e Amp Capo Carbonara, il progetto si pone un importante obiettivo. I partner in questione hanno lavorato per rimuovere i rifiuti dai mari sardi, precisamente dall’area protetta del Parco dell’Asinara, Golfo dell’Asinara e da Capo Carbonara.

Gli esiti del progetto a favore dei mari sardi
I risultati del progetto sono illustrati durante un incontro a Porto Torres presso la sede del Parco. Durante la prima fase del monitoraggio, le due aree soggette a protezione sono caratterizzate in termini di biodiversità.
Effettuata l’individuazione di habitat, specie protette, zone di pregio e di rilevanza conservazionistica e determinati tipologia e densità dei rifiuti marini. Si è giunti, quindi, a una iniziale valutazione dell’impatto di questi sulle comunità presenti, prima di compiere campionamenti delle microplastiche e prelievi di biopsie sui cetacei.
Nel Golfo dell’Asinara trovati mediamente novantasette oggetti per chilometro quadrato, con un massimo di 732 oggetti. Ma in alcune cale nessun rifiuto è rilevato. La seconda, e più importante fase, ha permesso di rimuovere i rifiuti marini. Complessivamente, raccolti circa 2 tonnellate.
Carabinieri e pescatori insieme per il mare
Oltre all’ausilio del Nucleo Carabinieri Subacquei di Cagliari, prezioso è stato il contributo dei pescatori che hanno collaborato al progetto.
Questi hanno fornito supporto logistico e raccolto a bordo dei pescherecci i rifiuti rimasti impigliati nelle reti durante la loro attività di pesca. Le reti perse, disincagliate dal fondo dai subacquei, sono portate in superficie tramite palloni di sollevamento.
Nella terza fase, i rifiuti recuperati, vista l’impossibilità di essere riciclati hanno preso la strada dello smaltimento. I ricercatori dell’Ispra, che monitorano i fondali marini, hanno osservato che i rifiuti e gli attrezzi da pesca persi interagiscono negativamente con l’ambiente marino. I danni sono riconducibili principalmente al fenomeno dell‘entanglement, ovvero al ricoprimento, abrasione e/o completa copertura degli organismi.




