giovedì, Febbraio 9, 2023

Rapporto Green Italy 2022: sì alla green economy “anti crisi”

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LO SCORSO 25 OTTOBRE UNIONCAMERE E SYMBOLA HANNO PRESENTATO IL TREDICESIMO RAPPORTO GREEN ITALY 2022. DAI DATI EMERGE COME GREEN ECONOMY E SOSTENIBILITÀ RAFFORZINO LE IMPRESE E AIUTINO A COMBATTERE LA CRISI. IL TUTTO FAVORITO DALLA TRANSIZIONE VERDE E DIGITALE IN EVIDENTE AUMENTO. E I NUMERI PARLANO CHIARO

Il 25 ottobre 2022 il presidente della fondazione Symbola Ermete Realacci e Andrea Prete, presidente Unioncamere, hanno presentato il tredicesimo Rapporto Green Italy. Alla realizzazione del documento hanno partecipato il Centro Studi Tagliacarne, CONAI, Novamont, Ecopneus, tante altre organizzazioni e un gruppo di oltre quaranta esperti.

I numeri del rapporto indicano in modo chiaro come l’Italia sia fortemente proiettata verso una politica green, basata sulla sostenibilità e sul digitale, a vantaggio dell’ambiente, delle imprese e della crescita economica.

Sono 531mila (circa il 40%), infatti, le imprese che nel quinquennio 2017-2021 hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green. Una chiara spinta verso la transizione ecologica dai combustibili fossili alle energie alternative. Questo perché le aziende “eco-investitrici” hanno capito di essere, così, più competitive e dinamiche sul mercato estero, aumentando fatturato, export e assunzioni.

I dati che confermano il trend

La conferma di questo trend è supportata dai dati, spalmati nei cinque anni su indicati. La produzione di elettricità da fonti rinnovabili, infatti, conta il 28,3% del totale, con un uso quintuplicato di eolico e solare. Nello specifico, in Italia, il 36% dei consumi elettrici deriva da fonti rinnovabili.

Tuttavia bisognerà fare ancora degli sforzi, affinché la potenza totale installata raggiunga la neutralità climatica, disposta dall’Agenda 2030. Comunque, le premesse sono buone perché l’Italia, nei primi sei mesi del 2021, ha connesso oltre 1GW di potenza fotovoltaica, entrando tra i diciotto Paesi nel mondo che superano quella soglia.

Al riguardo, il presidente Realacci ha dichiarato che «c’è un’Italia che può essere protagonista con l’Europa alla COP27 in Egitto», riferendosi al vertice sul clima di Sharm El-Sheikh, iniziato lo scorso 7 novembre. «Accelerare sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica per sostituire i combustibili fossili oltre a contrastare la crisi climatica ci rende più liberi e aiuta la pace». Ponendo, così, l’accento sull’opportunità di un’economia “anti-crisi”, più a misura d’uomo, sostenibile, innovativa e rispettosa dei territori.

Sull’argomento, il presidente Prete ha aggiunto che «nell’anno di ripresa post-pandemia, è cresciuta la quota di imprese eco-investitrici, rilanciando il processo di transizione verde del Paese».

Si è passati, infatti, dalla quota del 21,4% del 2020, anno in cui gli investimenti green avevano comunque tenuto, alla quota del 24,3%”. Questo, nonostante i tempi autorizzativi e le lungaggini burocratiche stiano rallentando l’installazione degli impianti rinnovabili.

I punti del rapporto in breve e i settori più rilevanti

Tra i vari numeri riportati nel tredicesimo documento Green Italy, spiccano anche quelli relativi ai green jobs, cioè all’ “occupazione verde”.

I contratti del settore, attivati nel 2021, rappresentano il 35% dei nuovi contratti previsti nell’anno. Vale a dire che la ricerca delle aziende incentrata su figure specifiche e qualificate, ha fatto spiccare la domanda di green jobs rispetto alle altre. A fine 2021, infatti, gli occupati “green” corrispondevano a 3.095,8 unità. Per l’esattezza, al 32,9% del green nazionale a Nord-Ovest, 23,9% a Nord-Est, 22,2% a Sud e al 21% al Centro.

Tuttavia, dal rapporto emerge anche che, rispetto alla dinamica occupazionale generale, la richiesta di green job non è stata in grado di differenziare il proprio andamento complessivo rispetto allo scorso trend. Per cui bisognerebbe ulteriormente insistere sull’aumento delle qualifiche ad hoc, puntando al conseguente rialzo della relativa domanda per il futuro.

Quanto all’economia circolare, invece, l’Italia è leader, con un avvio a riciclo sulla totalità dei rifiuti, urbani e speciali, dell’83,4%. Ciò, solo nel 2020, superando di gran lunga la media europea e quella di potenze come Germania, Francia e Spagna.

Il nostro Paese, dunque, ha compiuto un passo importante verso la transizione ecologica, manifestando la chiara volontà di attuare politiche sostenibili, a più basso impatto e decisamente incentrate sulla reimmissione degli scarti nel ciclo produttivo.

Un esempio su tutti, il fatto che siamo riusciti a conquistare il quarto posto al mondo, per il riutilizzo della materia a fine vita. Si pensi all’importante produzione di biogas, ottenuto, appunto, da frazione organica, fanghi di depurazione e scarti del settore agricolo.

Ad avvalorare queste tesi, poi, il rapporto indica che, tra il 2020 e il 2021, l’Italia ha brillato nel settore del riciclo industriale, consolidando l’attitudine al recupero e riuso della carta e derivati, facendo aumentare, così, la quota delle materie seconde impiegate.

green Italy

I settori produttivi sostenibili e a economia circolare

Primo tra tutti, il biologico. Dati del 2021 alla mano, l’Italia risulta leader europea nella produzione del biologico, registrando la diminuzione del 19% nel settore del fitosanitario e allargando del 17,4% la superficie agricola destinata al bio, rispetto a quella totale. Non a caso, proprio nel nostro Paese si trova il distretto biologico più grande d’Europa.

Si comprende, dunque, quale importante risvolto possa avere tutto questo, in seno alla filiera dell’agroalimentare, quanto a qualità, quantità e tipo di beni prodotti, venduti e consumati. Si auspica, in sostanza, ad una ulteriore espansione del settore… e le basi ci sono!

Anche nel mondo dell’edilizia e nella filiera dell’arredo-casa, è forte la spinta alla sostenibilità. Infatti, gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo segnano un aumento del 25% nel 2021, anche grazie ai bonus statali e agli incentivi fiscali.

Inoltre si è calcolato che il Superbonus porterà un impatto positivo sull’ambiente, facendo risparmiare circa 979 tonnellate di CO2 a lavori conclusi. Nonché, potrebbe portare anche un risparmio medio annuo pro capite di 500 euro e di 15,3miliardi di euro totali.

Quanto all’arredo casa, viene confermato il buon trend degli anni passati: il 95% del legno viene riciclato per fare pannelli di arredo, il 67% delle imprese utilizza materie prime seconde e l’81% impiega legno sostenibile.

Ulteriori dati su materie prime, emissioni e crisi

Nel rapporto Green Italy esaminato anche il settore della meccanica. Esso rappresenta il secondo indotto in Europa e, attualmente, deve fare i conti con la difficoltà di reperire alcune materie prime, specie quelle importate. Tuttavia le aziende stanno cercando soluzioni alternative, quali proprio il recupero dei materiali, cercando di ridurre l’import.

Oppure, la digitalizzazione dei processi produttivi per non sfruttare eccessivamente i macchinari e ridurre l’utilizzo dei fossili. Ad esempio, le acciaierie – settore più in difficoltà degli altri – stanno puntando sul fotovoltaico per ridurre l’utilizzo di gas. E questo potrebbe risultare cruciale, specialmente in un periodo come questo, afflitto dalla guerra tra Russia e Ucraina, che strozza letteralmente l’import di materie prime.

Infine, anche il problema delle emissioni ricopre un ruolo chiave in questo contesto, diviso tra transizione ecologica e crisi economica in atto. Attualmente le aziende puntano all’elettrificazione dei mezzi di trasporto, per adeguarsi alla decisione del Consiglio Europeo Ambiente, Clima ed Energia. Esso bandisce l’uso dei motori endotermici a partire dal 2035.

Ricordiamo che i motori endotermici sono i classici motori a scoppio, a combustione interna dei gas che li alimentano: benzina, cherosene, gasolio ecc. Tutti prodotti di cui si cerca di diminuire l’utilizzo, sostituendoli con energie pulite. In questo, anche a fronte della stringente crisi di materie prime, l’Italia sta cercando di vincere la sua sfida. Infatti, nel 2021 il settore della produzione di vetture ibride ha registra un incremento del 40%, assolutamente significativo rispetto allo 0,1% del 2019.

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