venerdì, Giugno 21, 2024

Raffaello Sanzio: tecnologia e Intelligenza Artificiale scoprono un artistico fake

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QUANDO LA TECNOLOGIA E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SI MESCOLANO CON L’ARTE, SI SPALANCANO PORTE VERSO MONDI INESPLORATI, CHE RIVELANO SEGRETI NASCOSTI NEI CAPOLAVORI PIÙ ICONICI DELLA STORIA. IL PROTAGONISTA DELL’AVVENTURA DI OGGI? UN DIPINTO DI RAFFAELLO SANZIO CHE, A QUANTO PARE, NON SAREBBE STATO DISEGNATO DAL GENIO RINASCIMENTALE. TUFFIAMOCI IN QUESTO MISTERO, ALLA RICERCA DELLA VERITÀ CELATA DIETRO LA VERNICE

Raffaello Sanzio e il volto incriminato

Grazie alla tecnologia e all’intelligenza artificiale, si è approdati a una sorprendente scoperta che riguarda Raffaello Sanzio (1483-1520). L’autore di uno dei volti disegnati nel celebre dipinto Madonna della Rosa, databile al 1518 e conservato nel Museo del Prado di Madrid, non sarebbe il Maestro urbinate.

A finire sotto indagine, il viso di San Giuseppe, posizionato in alto a sinistra nell’iconico dipinto del genio rinascimentale.

La scoperta ha ovviamente scosso il mondo dell’arte.

Ma come è possibile che un particolare pittorico, così intrinsecamente legato all’opera originale, possa essere attribuito a una mano diversa?

Chi potrebbe essere l’autore di questa parte del dipinto? È un’aggiunta successiva o un intervento eseguito da qualcun altro durante la creazione dell’opera? E, soprattutto, da dove è nata l’indagine?

Indagini sull’enigma d’arte

Iniziamo il viaggio su questo enigma d’arte, rispondendo all’ultima domanda. A destare sospetto negli studiosi, è stato un dettaglio negli occhi di San Giuseppe.

Mentre la Madonna, il Bambino e San Giovanni sarebbero effettivamente nati dalle maestose pennellate del Maestro, il volto dello sposo di Maria sembra essere stato ritoccato da un altro artista.

Questo dettaglio ha alimentando i sospetti degli studiosi circa l’autenticità del dipinto.

Il volto del Santo, precedentemente messo in discussione per la sua realizzazione meno raffinata rispetto agli altri, è diventato pertanto il fulcro dell’indagine di esperti e investigatori d’arte di ogni parte del mondo, i quali hanno deciso di ricorrere all’aiuto dell’AI.

Il moderno mastino dei Baskerville è stato addestrato a leggere tra le righe della tela con un’analisi personalizzata.

I ricercatori, il cui studio è stato pubblicato su Heritage Science, hanno poi scrutato ogni minima anomalia.

«Per effettuare un’analisi approfondita delle caratteristiche, abbiamo utilizzato immagini di dipinti autentici di Raffaello. Abbiamo quindi addestrato il computer a riconoscere il suo stile in modo molto dettagliato, dalle pennellate, alla tavolozza dei colori, all’ombreggiatura e ad ogni aspetto dell’opera», afferma il matematico e informatico Hassan Ugail dell’Università di Bradford, nel West Yorkshire (Regno Unito).

«Il computer vede molto più profondamente dell’occhio umano, a livello microscopico».

«Abbiamo seguito le tracce, e i risultati non lasciano spazio a dubbi», prosegue il detective d’arte.

Risultato? Non è opera di Raffaello

L’algoritmo pre-addestrato da Microscoft, noto come ResNet50, associato a Support Vector Machine (modello di apprendimento supervisionato), ha “fiutato” la firma di un altro autore.

Chi potrebbe essere il vero “padre” del volto di Giuseppe?

Secondo gli esperti, si tratterebbe di una “pennellata” di Giulio Pippi de’ Jannuzzi o Giannuzzi, detto “Giulio Romano” (1499-1546), allievo di Raffaello. Non si è scoperto tuttavia se il disegno è stato aggiunto successivamente.

La “Madonna della Rosa”: mistero svelato

La “Madonna della Rosa“, tela rinascimentale realizzata tra il 1518 e il 1520, è stata avvolta da un alone di incertezza fin dal XIX secolo.

Il rebus, ha per lungo tempo dato filo da torcere ai critici, che iniziavano a sospettare fortemente circa la paternità artistica del volto incriminato, dubbi che ora si manifestano con la forza della certezza.

L’AI potrà sostituire l’uomo nello studio?

Ovviamente l’intelligenza artificiale non intende sostituire l’occhio esperto degli studiosi, tuttavia può affiancarli. Un sano binomio, uomo-tecnologia, potrebbe non solo arricchire la nostra comprensione, ma riscrivere le regole del gioco, aprendo una nuova era di scoperte artistiche.

«Non si tratta di un’intelligenza artificiale che ruba il lavoro alle persone», rassicura Ugail. «Il processo di autenticazione di un’opera d’arte implica considerare molti aspetti, dalla sua provenienza, ai pigmenti, alle condizioni dell’opera e così via. Tuttavia, questo tipo di software può essere utilizzato come strumento per assistere nel processo».

Numero verde ONA

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