Puglia: l’Osservatorio Nazionale Amianto confermato parte civile nel processo Ilva

La Puglia è tra le regioni più a “rischio” per quanto riguarda l’esposizione a fibre di amianto e altri cancerogeni

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) stima che in Puglia siano circa 5mila i morti causati o concausati dall’esposizione all’amianto nel periodo dal 1993 al 2015.
Dunque, circa 220 l’anno, per le sole patologie asbesto correlate. E statisticamente i tumori polmonari sono circa il doppio dei mesoteliomi, cui vanno aggiunte le altre patologie causate dalla diossina e dagli altri inquinanti.

È di giovedì 10 ottobre la notizia che vede in primo piano l’ONA nella difesa dei lavoratori dell’ILVA, a causa dell’amianto in fabbrica.

Infatti, si è svolta l’udienza preliminare del processo che vede imputati dodici ex dirigenti dell’acciaieria più grande d’Europa per l’omicidio colposo di tre lavoratori (morti per mesotelioma, tumore strettamente correlato alle fibre di amianto) e per lesioni colpose di un altro lavoratore.

Il tribunale ha ammesso la costituzione di parte civile dell’ONA, che rappresenta e tutela da anni le vittime dell’amianto.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, sostiene che «si tratta dell’ennesimo tentativo dei vertici dell’Ex Ilva di fuggire dal confronto con le richieste di giustizia delle vittime e con l’ONA, che è l’ente esponenziale che le rappresenta. L’ONA – continua Bonanni – si è costituita parte civile nel procedimento penale al fine di sostenere la pubblica accusa nelle istanze di giustizia e anche per il risarcimento dei danni subiti prima di tutto dalle vittime e dai loro familiari. L’amianto e le altre sostanze tossico-nocive hanno causato l’insorgenza di mesotelioma, tumore del polmone e di altre patologie asbesto correlate. Questi danni debbono essere risarciti, sia quelli della vittima primaria, sia quelli dei loro familiari».

L’Ona ha richiesto la tutela preventiva, la bonifica e la rimozione dell’amianto e altri cancerogeni presenti all’interno dello stabilimento e ha avanzato  l’ipotesi di una responsabilità in solido degli apparati pubblici, non solo perché l’impianto è stato designato dallo Stato ma anche perché vi fu un difetto di vigilanza,  cioè una certa accondiscendenza rispetto a coloro che si sono resi responsabili della violazione delle norme di sicurezza in materia di amianto e di altri cancerogeni.

«l’ONA – prosegue Bonanni – ha subito anch’essa dei danni, rispetto ai quali è del tutto legittima la richiesta di risarcimento».

L’associazione si prefigge, come finalità riportata nello statuto, la tutela della salute e dell’ambiente rispetto al rischio amianto e altri cancerogeni.

«Le condotte degli imputati, per effetto di quanto riportato nel capo di imputazione, ledono le finalità proprie dell’associazione e, in quanto tale, la danneggiano. Per di più rispetto agli associati e a coloro che vogliono associarsi, fa apparire come non realizzabile la finalità della stessa e, dunque, in alcuni casi scoraggiano anche le adesioni, ossia ledono l’immagine dell’ONA provocando un danno. La risarcibilità di questi pregiudizi – termina l’avvocato – è stata confermata dalla Corte di Cassazione in molte sentenze.  È sufficiente richiamare Cassazione, IV Sezione Penale, n.38991/2010; e tali principi sono stati poi confermati dalle SS.UU. nel procedimento penale Thissenkrupp. Le costituzioni di parte civile sono state quindi ammesse anche dalla Cassazione».

L’ONA in Puglia

Quando in Puglia sono state impiantate grandi fabbriche coma l’ILVA, la Fibronit e la Firestone-Brema oggi Bridgestone l’uso dell’amianto era legale, nelle stesse è stato utilizzato in maniera massiccia ma anche in aziende pubbliche.

Per le sue molteplici caratteristiche (economicità, la resistenza al calore) è stato utilizzato come coibente, isolante, mescolato con un composto di carta cemento amianto: l’Eternit.

Dopo l’uscita della legge 257 del 1992, che bandì l’uso dell’asbesto, furono presi alcuni provvedimenti ma in tempi lunghissimi e a discapito dei lavoratori che morivano e continuavano ad ammalarsi.

Così raccontano Luigi Giovannelli, coordinatore dell’ONA in Puglia e Vito Vasiento, segretario dell’Associazione vittime amianto Bari, entrambi ex lavoratori della Bridgestone, allora Firestone, l’azienda multinazionale che si occupa della produzione di pneumatici.

Entrambi hanno vissuto in prima persona l’esperienza dell’esposizione, sono stati per anni a contatto con le fibre di amianto e hanno deciso di sostenere, affiancati dal presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, quelli che come loro sono stati esposti continuamente a queste sostanze, inconsapevolmente.  E i consapevoli non hanno alcun appoggio né sostegno.

L’ONA in Puglia, fornisce assistenza medica, psicologica e legale a tutti gli esposti alle fibre di amianto.

«Noi come ONA – parla Luigi Giovannelli – in accordo con medici che lavorano in ospedali pubblici, ci occupiamo della sorveglianza sanitaria. Gli esposti vengono sottoposti a uno screening e, se necessario, a una Tac e a una spirometria. Dopo aver visionato la situazione, gli specialisti decidono se è necessario fare ulteriori accertamenti. Sono medici con cui collaboriamo da molto tempo. Le visite sono gratuite come i controlli (pagano solo il ticket). Sotto l’impulso e la sensibilità ripresa di Ezio Bonanni – continua – stiamo valutando i molteplici casi di lavoratori esposti a fibre di amianto e ad altri cancerogeni a livello regionale. Come sedi dell’ONA ci occupiamo di fare richieste tramite lo sportello dell’amianto in alcuni comuni. C’è una certa sensibilità, sono persone già attive e sensibili a livello sociale e disposte a creare collaborazioni».

Anche a Bari è stato creato uno sportello regionale ONA.

«Dal punto di vista legale – riferiscono i due – aiutiamo i lavoratori esposti indirizzandoli a fare richiesta all’INAIL o all’INPS. Se la domanda non viene accettata si interviene legalmente. È difficile che ci sia un riconoscimento da parte di questi enti, abbiamo raccolto circa 3mila domande nella zona di Bari. Alcune richieste sono molto forti dal punto di vista medico, come il caso di un uomo che è deceduto a soli 49 anni a causa dell’amianto. Lavorava, come noi alle Bridgestone».

Grazie all’iniziativa e al sostegno dell’avv. Bonanni, sono stati organizzati molti convegni, durante i quali Giovannelli e Vasiento hanno esposto queste problematiche dal punto di vista sanitario e legale.

Gli ultimi appuntamenti cui hanno partecipato cittadini, lavoratori e operatori della giustizia, si sono svolti il 9 Febbraio di quest’anno: due convegni, la mattina a Taranto e il pomeriggio a Bari.

Ha presieduto i convegni l’avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA. Relatori: dott. Ignazio Zullo, consigliere regionale Puglia, dott.ssa  Antonella Laricchia, consigliere regionale Puglia, Vito Vasiento, segretario Associazione Vittime dell’Amianto Bari, Luigi Giovannelli, coordinatore ONA Puglia, Giovanni Gentile, coordinatore ONA Taranto.

Tra i siti contaminati dall’amianto, per i quali tra l’altro è stato emesso l‘atto di indirizzo ministeriale, sono compresi: l’Ilva (Taranto), Imprese appalto Enichem (Brindisi), Impr. Appalto C.s. Ilva (Taranto), Nuova SIET (Taranto), Bari Fonderie Meridionali (BFM).

 

 

 

 

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