mercoledì, Agosto 10, 2022

Insieme per proteggere gli oceani e i mari

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IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI DELLE NAZIONI UNITE SONO STATE ESPOSTE VARIE SOLUZIONI PER FAR FRONTE ALLA CRISI CHE STA COLPENDO LE NOSTRE ACQUE

Gli oceani e i mari sono essenziali per la nostra sopravvivenza. Coprono tre quarti della Terra e permettono di vivere a circa 3 miliardi di persone, assorbendo CO2 e generando il 5% del Pil mondiale.

Purtroppo gli ecosistemi marini subiscono le gravi conseguenze del cambiamento climatico e dell’inquinamento. È nostro dovere proteggerli. Da qui nasce il tema della Giornata mondiale degli oceani 2022 delle Nazioni Unite: “Revitalization. Collective Action For The Ocean”.

Ciò non fa riferimento solo al trovare soluzioni per la rivitalizzazione dei mari, come precisa Amber Valletta, modella e sostenitrice della sostenibilità, presente all’evento. È l’occasione per rinfrescare le nostre idee. È un’opportunità per riflettere sulla relazione con il nostro “pianeta blu”.

L’importanza della cooperazione per far fronte all’emergenza

La giornata di celebrazione dell’8 giugno ha avuto luogo nella sede delle Nazioni Unite a New York. Ha coinvolto celebrità, partner istituzionali, portavoce di comunità, imprenditori ed esperti intersettoriali. Questi hanno fatto luce su idee e soluzioni volte ad aiutare a rivitalizzare l’oceano e tutto ciò che sostiene.

«Per arrivare agli obiettivi riguardo la sostenibilità, abbiamo urgente bisogno di azioni collettive per rivitalizzare l’oceano – dichiara in apertura dell’evento il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres -. Questo significa che dobbiamo lavorare insieme alla natura, non contro di essa, costruendo inclusive relazioni tra Nazioni, settori, comunità, al fine di collaborare per trovare soluzioni creative al problema degli oceani».

Infatti noi dipendiamo dall’oceano e l’oceano dipende dalle nostre azioni, come chiarisce Abdulla Shahid, presidente delle Nazioni Unite. Per questo dobbiamo porre fine all’inquinamento da plastica e rinforzare gli accordi internazionali per renderli vincolanti. «Noi possiamo fare scelte per proteggere il nostro pianeta e i nostri mari – conclude Abdulla Shahid -. Questa è una grande ragione di speranza».

Salvare gli oceani attraverso la conoscenza

Gli altri che sono intervenuti alle celebrazioni, rese possibili grazie a La Mer e a Oceanic Global, hanno ribadito l’importanza di un’azione collettiva per far fronte al problema. Sono stati:

  • il sottosegretario generale per gli affari legali, Miguel De Serpa Soares;
  • João Gomez Cravinho, ministro degli affari esteri del Portogallo;
  • la rappresentante della Repubblica del Kenya alle Nazioni Unite, Njambi Kinyungu.

Di ispirazione anche il discorso della biologa marina, oceanografa, esploratrice e presidente di Mission Blue, Sylvia Earle. Pone l’accento sul potere della conoscenza in questi tempi di crisi.

«È essenziale per noi fare pace con l’oceano – sostiene Earle -. Dobbiamo risolvere la crisi dell’oceano per risolvere la crisi climatica perché è tutto collegato. Quando abbiamo istituito questa giornata nel 1992 non sapevamo questo, ma adesso sì. Noi abbiamo una conoscenza senza precedenti e questa è la nostra migliore speranza».

Soluzioni nel mondo per rivitalizzare gli oceani

E la Giornata mondiale degli oceani è stata perciò anche l’occasione per diffondere il sapere proveniente da tutte le iniziative del mondo che riguardano la conservazione, il restauro, l’esplorazione, la creazione di coalizioni al fine di rivitalizzare i mari.

«Dobbiamo riconsiderare la dinamica del “dare e avere” per salvare non solo gli oceani ma anche noi stessi – dichiara Lea D’Auriol di Oceanic Global -. L’impatto delle nostre azioni, individuali e collettive, ha creato questo disastro e adesso noi dobbiamo lavorare insieme per cambiare».

Hanno parlato dei propri progetti la consulente di biologia marina Sheena Talma, la direttrice esecutiva di EMEDO Editrudith Lukanga, la fondatrice di SCAPE Kate Orff, l’executive chef di L’Effervescence Shinobu Namae, James Kairo del Kenya Marine and Fisheries Research Institute, il coordinatore navale Martin Kramp e l’esploratrice Lisa Blair, protagonista di un viaggio in barca in solitaria intorno l’Antartide per raccogliere dati e misurazioni.

Deve cambiare anche il sistema economico

Anche il settore economico è stato uno dei protagonisti dell’evento. Infatti un argomento essenziale affrontato è stato quello di riuscire a rivalutare il valore della natura e integrarlo nell’odierna economia. A tal riguardo Ralph Chami del Fondo monetario internazionale ha illustrato come il paradigma economico debba cambiare, in modo che la “nature-based economy” possa mirare alla conservazione e alla restaurazione dell’ambiente.

Su questo fronte si sono confrontati diversi esperti del settore. Questi hanno esposto il loro punto di vista su come creare un’economia oceanica resiliente, tra cui:

  • Kendra MacDonald, CEO di Canada’s Ocean Supercluster;
  • Andrew Hudson del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo;
  • Whitney Johnston di Salesforce.

Infine non sono mancati momenti d’intrattenimento, come la premiazione del nono concorso fotografico annuale dele Nazioni Unite e l’esibizione musicale di Julian Lage e Margaret Glaspy.

Il pericolo non riguarda solo gli oceani ma anche i mari

Ogni informazione scaturita dalla giornata organizzata alle Nazioni Unite sarà indispensabile per incentivare le collaborazioni tra comunità o tra Stati e per trovare delle soluzioni innovative a quelli che sono i problemi che colpiscono gli oceani e non solo.

Infatti anche il Mar Mediterraneo sta subendo le conseguenze della crisi climatica, oggi più evidenti che mai. Per esempio l’aumento delle temperature delle acque sta provocando la migrazione dei pesci e l’invasione di altre specie che hanno causato la diminuzione di quelle autoctone fino al 40% in alcune aree. Inoltre la popolazione delle meduse è notevolmente aumentata, mentre quella del mollusco Pinna Nobilis si è ridotta dall’80 al 100% in Spagna, Italia e altri siti mediterranei.

Infine anche le praterie di posidonia sono minacciate dal riscaldamento delle acque e dall’innalzamento del livello del mare, con gravi conseguenze per la biodiversità e per il “carbonio blu”. Con questo termine si indica il carbonio immagazzinato negli ecosistemi costieri e marini e queste praterie riescono a catturare dall’11 fino al 42% delle emissioni di CO2 dei Paesi mediterranei.

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