mercoledì, Maggio 22, 2024

Processo Eternit Bis; la Cassazione ha annullato la condanna di Schmidheiny

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PER L’ENNESIMA VOLTA, LA CORTE DI CASSAZIONE HA ANNULLATO LA CONDANNA DI STEPHAN ERNEST SCHMIDHEINY, PROPRIETARIO E AMMINISTRATORE DELL’ETERNIT, IMPUTATO NEL PROCESSO CHE LO VEDE ALLA SBARRA PER LE VITTIME DELL’AMIANTO

«Non possiamo comprendere, né condividere, la decisione della Corte – sottolinea l’avvocato Ezio Bonanni, che rappresenta gli interessi degli eredi della vittima -. Il nostro impegno, comunque, proseguirà in tutte le competenti sedi, per la bonifica, la messa in sicurezza, la tutela medica e risarcitoria di tutte le vittime e dei loro familiari».

Nel processo che riguarda le vittime dell’amianto, a carico del magnate svizzero, Stephan Ernest Schmidheiny, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna dell’imputato, rinviando nuovamente il processo a una differente sezione della Corte di Appello di Torino.

In precedenza, la Corte d’Appello di Torino aveva già ridotto la condanna di Schmidheiny per omicidio colposo a un anno e otto mesi di reclusione. Il processo dovrà essere ripetuto da capo, con tutti gli atti che saranno rinviati in appello.

“… valutati tutti gli elementi di cui all’art. 133 c.p. – recita la sentenza della Cassazione -, con particolare riferimento all’incidenza causale del periodo in cui SCHMIDHEINY risulta aver rivestito una posizione di garanzia sull’ingravescenza della patologia da cui è risultata affetta al persona offesa Giulio TESTORE, rapportato al periodo complessivo diesposizione alla noxa dell’ex dipendente presso lo stabilimento di Cavagnolo. (27 anni), si stima equo rideterminare la pena in anni 1anno e 8 mesi di reclusione…”. Con la concessione di non dover scontare la pena detentiva.

Reati a rischio prescrizione

Nel frattempo, però, «la prescrizione incombe e le vittime rimangono senza giustizia», commenta Bonanni, che presiede l’Osservatorio Nazionale Amianto, costituito parte civile ai processi a carico di Schmidheiny.

“Questa Corte – continua il dispositivo – non ignora che l’imputato, pur formalmente incensurato, risulta attualmente sottoposto ad altri procedimenti analoghi a quello trattato da questo collegio per condotte poste in essere nello stesso periodo, il cui esito non è ancora definitivo, sicché, non disponendo di elementi per ritenere sussistente un concreto pericolo di recidivanza, si ritiene di potergli concedere entrambi i benefici previsti dalla Legge, apparendo sufficiente monito e deterrente la presente vicenda giudiziaria”.

Giulio Testore, impiegato nello stabilimento SACA Eternit di Cavagnolo (Torino) aveva respirato la fibra killer negli ambienti di lavoro per circa ventisette anni. Nel 2008 a causa dell’esposizione all’amianto, Testore muore per un mesotelioma pleurico, la peggiore patologia asbesto-correlata. Nel 2018, in primo grado, Schmidheiny era stato condannato a quattro anni di reclusione con l‘accusa di omicidio colposo.

La Cassazione riconosce le attenuanti a Schmidheiny

La difesa dell’industriale aveva impugnato il provvedimento e, in appello, “in parziale riforma della sentenza applicata, il magnate svizzero aveva dovuto rispondere esclusivamente della morte di Testore”, è scritto nella nota. Quindi, la Cassazione, “riconosciute all’imputato le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza con le contestate circostanze aggravanti, ridetermina la pena inflitta a SCHMIDHEINY Stephan per la residua imputazione in 1 anno e 8 mesi di reclusione”.

La Corte aveva anche escluso il diritto al risarcimento per i familiari dell’operaio, in quanto avevano già firmato una transazione al termine di un altro procedimento penale contro altri dirigenti Eternit. Quindi, gli eredi di Testore avevano presentato ricorso in Cassazione. Ricorso presentato anche dai legali di Schmidheiny, il quale è stato escluso dal risarcire enti e associazioni. Tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il caso Rita Rondano

Nel corso dell’udienza, per lo stesso processo, la Suprema Corte oltre al caso di Testore ha preso in esame anche il caso di il caso di Rita Rondano. La donna era deceduta nel 2012 a causa di un mesotelioma pleurico poco dopo la diagnosi. La sua esposizione alle polveri di amianto era avvenuta sia in ambiente residenziale, poiché abitava vicino allo stabilimento di Cavagnolo sia per motivi lavorativi, poiché svolgeva attività agricole in terreni contaminati dal «killer numero uno della salute pubblica», chiosa Bonanni.

Il Primo Giudice, però, ha respinte tutte le richieste avanzate dalla difesa, perché “ha, inoltre, osservato che la diversità del factum tra i due processi diviene addirittura lapalissiana ove si consideri il caso di Rita Rondano, le cui vicende non sono minimamente contemplate nell’ambito del primo processo Eternit”. Come è scritto nella sentenza.

Quindi la Suprema Corte “visto l’art. 605 c.p.p., in parziale riforma della sentenza appellata, assolve Schmidheiny Stephan dal reato a lui ascritto con riferimento alla contestazione. di omicidio colposo in danno di Rondano Rita perché il fatto non sussiste”.

Numero verde ONA

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