Presentato a Roma il “Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti in Italia”

Termovalorizzatore TRM Gruppo Iren Torino

Secondo  il “Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti”, nel nostro Paese c’è un urgente bisogno di nuovi impianti per lo smaltimento in discarica

 

Il “Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti” è stato esposto a Roma nei giorni scorsi, realizzato da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia) in collaborazione con Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Dallo studio, emerge come il recupero di energia da rifiuti sia essenziale per il conseguimento degli obiettivi fissati dalle direttive europee sull’economia circolare.
È necessario aumentare la capacità degli impianti, carenti in Italia soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, perché la raccolta differenziata produce scarti che vanno smaltiti più correttamente dal punto di vista ambientale.

Inoltre, il recupero energetico – con conseguente produzione di energia rinnovabile – evita lo smaltimento in discarica.

Impianto biometano HERA Sant’Agata Bolognese

Gli impianti di digestione anaerobica hanno prodotto 1,2 milioni di MWh e gli inceneritori 6,4 milioni di MWh, tra produzione elettrica e termica: questa energia è in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,8 milioni di famiglie.
Nel nostro Paese sono presenti 142 impianti di digestione anaerobica della frazione organica e dei fanghi di depurazione e 37 inceneritori, quasi tutti al Nord.

È necessaria una strategia nazionale che limiti il trasporto fra diverse regioni e le esportazioni, abbattendo le emissioni di CO2.

In Italia nel 2017 erano operativi 55 impianti di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani – 47 al Nord, 2 al Centro e 6 al Sud – che hanno trattato 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti. Nei prossimi anni saranno operativi altri 31 impianti.

La digestione anaerobica consiste in un processo biologico attraverso il quale microrganismi trasformano la frazione organica dei rifiuti solidi, in assenza di ossigeno, in elementi semplici.

Al termine del processo si ottiene una miscela gassosa – biogas – costituita in prevalenza da metano e anidride carbonica, con presenza di inquinanti quali H2S, ammoniaca e acqua.

Questo procedimento permette il riciclo del rifiuto organico; produce fertilizzante destinato all’agricoltura, energia elettrica, calore, biometano per autotrazione e/o per immissione nella rete e una quantità considerata nulla di CO2

L’organico, con 6,6 milioni di tonnellate raccolte, rappresenta il 41,2% dei Rifiuti Urbani che entrano nel circuito della raccolta differenziata, con una crescita media annua dell’8%.

Per quanto riguarda invece la digestione anaerobica dei fanghi di depurazione, nel 2017 erano operativi 87 impianti: 45 al Nord, 17 al Centro e 25 al Sud.

Sempre nel 2017 erano operativi 39 impianti di incenerimento (attualmente ridotti a 37 per la chiusura di Colleferro e Ospedaletto) così dislocati: 26 al Nord, 7 al Centro e 6 al Sud.

Al loro interno sono stati trattati 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti, 5,3 dei quali di Rifiuti Urbani, una tendenza in leggera diminuzione rispetto ai 5,6 milioni del 2015. Tali impianti sono ormai saturi e non si prevedono nuove aperture nei prossimi anni.

L’85% delle scorie prodotte sono state avviate a riciclaggio, un dato in crescita rispetto all’ultima rilevazione del 2013 (82%).

Con la revisione delle direttive europee, previste nell’ambito del Pacchetto per l’economia circolare, i metalli recuperati dalle scorie di incenerimento concorrono inoltre al raggiungimento dei target di riciclo.

Per quanto riguarda il controllo delle emissioni di gas in atmosfera, per diversi inceneritori, i limiti applicati risultano più stringenti rispetto a quelli determinati dalla normativa vigente, soprattutto per quanto riguarda le polveri, gli ossidi di zolfo ed il monossido di carbonio.

Il 100% dell’energia prodotta dagli impianti di digestione anaerobica e il 51% di quella prodotta dagli inceneritori è energia rinnovabile: contribuisce pertanto, sostituendo l’utilizzo di combustibili fossili, alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti e alla lotta ai cambiamenti climatici.

L’Italia, secondo il “Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti”, ha urgente bisogno di nuovi impianti soprattutto per il trattamento della frazione organica.

In mancanza di questi, sarà impossibile mantenere lo smaltimento in discarica al di sotto del 10%; anche perché nei prossimi anni è previsto un considerevole aumento delle percentuali di raccolta differenziata, che si tradurrà in un incremento degli scarti di lavorazione e dei rifiuti organici da trattare.

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