venerdì, Marzo 1, 2024

Ponte sullo Stretto di Messina: un danno che non può essere indennizzato né sarà indennizzabile

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OGGI, SABATO 2 DICEMBRE 2023 A MESSINA MANIFESTAZIONE CONTRO IL PONTE INTITOLATA “LO STRETTO NON SI TOCCA”. WWF, L’ITALIA RISCHIA DUE PROCEDURE D’INFRAZIONE COMUNITARIE

Oggi, Sabato 2 dicembre a Messina, manifestazione contro il ponte intitolata “Lo Stretto Non si Tocca”.  WWF in testa, associazioni, comitati e sindacati hanno marciato per le vie del capoluogo siciliano per dire “NO” al Ponte sullo Stretto di Messina. Un progetto, che tra le altre cose, fa rischiare al nostro Paese due procedure d’infrazione comunitarie.

Nel lanciare l’allarme, il WWF, fa sottolineato che una sanzione potrebbe arrivare per «una per violazione della Direttiva Appalti, per aver assegnato senza gara un’opera il cui costo eccede più del 50% del valore del contratto iniziale».

«Non si può tenere in ostaggio il Paese per realizzare un’opera ancora al palo dopo 50 anni di studi e progetti inutili su cui ancora non si ha alcuna certezza – ha dichiarato Gaetano Benedetto, presidente del Centro Studi del WWF Italia -. Il ponte sullo Stretto di Messina viene indicato come investimento strategico nella Manovra 2024 da un governo senza idee. L’Italia, mai come in questo momento, dovrebbe puntare su investimenti prioritari per la transizione ecologica dell’economia, la mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, la conservazione della biodiversità».

Messina

No al Ponte: implementare gli interventi integrati

Gli ambientalisti richiedono la revoca di tutte le disposizioni costrittive, dalla legislazione inclusa nella legge di Bilancio 2023 ai decreti legge 35/2023 e 104/2023, che nel corso di un anno hanno promosso la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, senza che siano stati soddisfatti i requisiti economico-finanziari, tecnici e ambientali.

Chiedono, invece, che i 780milioni di euro allocati per questo progetto dalla Manovra 2024 siano destinati a implementare gli interventi integrati (come previsto dal decreto-legge 133/2014) volti a mitigare il rischio idrogeologico e a salvaguardare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità dei corsi d’acqua, al fine di prevenire e gestire in modo più efficace gli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici.

«La Manovra 2024 – continua Benedetto -, come rilevato dalla Sezione di Controllo della Corte dei Conti, è sbilanciata proprio perché concentra le risorse su progetti specifici con ricadute limitate sul sistema economico, primo tra tutti il ponte. Le ricadute sono limitate ma i costi sono rilevanti, anche se il delta di ben il 20% tra le stime presentate dallo stesso Governo (14,6 miliardi di euro nel DEF 2023 e 11,6 miliardi nel disegno di legge di bilancio) dimostra l’arbitrarietà e la strumentalità dell’operazione».

Manca la valutazione d’impatto ambientale

Il WWF si chiede, quindi, come il Governo possa stabilire i costi dell’opera in assenza di un progetto definitivo integrato, del completamento della procedura di valutazione d’impatto ambientale, della valutazione degli aspetti tecnici legati alla fattibilità del ponte e del piano economico-finanziario che dimostri la sostenibilità dell’intervento.

Benedetto sottolinea che questa decisione è stata presa senza un processo di gara, affidandosi al General Contractor Eurolink (guidato da Webuild) che ha ancora in corso una controversia legale con lo Stato, richiedendo un risarcimento di 700milioni di euro. Contesa che deriva dalla decisione presa nel 2013 di non presentare la documentazione tecnica, i piani economico-finanziari e un’analisi sulla sostenibilità dell’investimento richiesti dal governo all’epoca.

Messina

Ponte sullo Stretto di Messina, Report svela le manovre di Matteo Salvini

La trasmissione di RAI3, Report, condotta da Sigfrido Ranucci, domenica 26 novembre scorso, ha ricordato che Webuild, di proprietà di Pietro Salini, possiede oltre il 40% del consorzio Eurolink, società pubblica incaricata di costruire il Ponte sullo Stretto di Messina.

Il consorzio vinse la gara ai tempi dell’ex ministro del governo Berlusconi, Pietro Lunardi. Matteo Salvini, secondo l’inchiesta portata a termine da Report, prima ancora che il governo Meloni giurasse, ha, quindi, affidato a Lunardi l’incarico di coordinatore del Tavolo tecnico per il riavvio dell’infrastruttura che lo stesso ex ministro nel 2001 aveva inserito tra quelle strategiche.

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Un’opera concepita in un’epoca in cui non si conosceva ancora il concetto di sostenibilità

Il WWF evidenzia inoltre che, oltre agli aspetti procedurali, tecnici, ambientali ed economici del dibattito sul ponte, si dovrebbe considerare anche il modello culturale e di sviluppo che esso rappresenta. Una politica che basa lo sviluppo del Sud sul simbolismo di un’opera mastodontica, concepita in un’epoca in cui il concetto di sostenibilità era poco compreso, nega l’importanza del fatto che lo Stretto di Messina è un luogo profondamente identitario e quindi di grande valore culturale.

«Quello che si prospetta, dunque – conclude Gaetano Benedetto -, è un danno che non può essere indennizzato né sarà indennizzabile».

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