Ponte Morandi, sospeso l’abbattimento per l’amianto

Ponte Morandi Genova

Possibile rischio amianto e stabilità anche nel ponte di Sabaudia, nella provincia di Latina

 

È stato sospeso l’abbattimento del Ponte Morandi di Genova, previsto per sabato 9 marzo, con l’utilizzo di esplosivi.
In particolare, in alcuni campioni prelevati nel pilone 8, sono state rinvenute tracce di amianto.
Le indagini dell’Osservatorio Nazionale Amianto hanno accertato la presenza di amianto nel ponte ed è sconcertante che, solo in seguito alle denunce dell’ONA e del comitato di cittadini assistito dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’associazione, gli organi pubblici e la ASL abbiano deciso di fare una valutazione scientifica per rilevare la quantità di asbesto nella struttura di cemento e la compatibilità di utilizzo della dinamite.
Come dimostrano numerose ricerche, le fibre di amianto, se pur in piccole quantità, vengono rilasciate nell’aria e l’inalazione può provocare diverse patologie tumorali, tra cui il mesotelioma, rara forma di tumore a carico della pleura e del peritoneo correlato principalmente all’asbesto.
Secondo Bonanni, «non esiste una soglia al di sotto della quale l’amianto sia privo di danni per la salute».
L’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi di Genova, sta assumendo proporzioni allarmanti, emergono nuovi indagati, tra cui dirigenti e tecnici di autostrade per l’italia, considerando che sul registro erano già presenti ventuno nomi.
Alle accuse di omicidio colposo e stradale, disastro e attentato alla sicurezza dei trasporti, ora si aggiunge anche il pericolo per la salute dei cittadini e per l’ambiente.
Le indagini sanitarie, ancora in corso, stabiliranno la quantità di amianto e valuteranno l’utilizzo di altre tecniche per l’abbattimento.
«Andrebbero valutate le omissioni di chi ha occultato queste condizioni di rischio», conclude il presidente dell’ONA.

Breve storia e crollo del 14 Agosto 2018 ore 11,30

Il ponte, progettato dall’architetto Riccardo Morandi, fu costruito nel 1964, quando ancora l’utilizzo dell’amianto era legale e largamente usato per le ottime proprietà tecnologiche e la sua economicità, che ne hanno favorito un ampio utilizzo industriale fino al 1994, anno in cui è stato abolito.
La costruzione ha presentato difficoltà di esecuzione molto forti, che dipendevano soprattutto dalla necessità di essere inserita entro un contesto così fitto di insediamenti preesistenti.
Inoltre, quel tipo di struttura era adeguata al traffico di quei tempi.
Il crollo, il 14 agosto 2018 ha provocato la morte di ben 43 persone, tra le quali bambini e intere famiglie, ragazzi che si affacciavano speranzosi al futuro, privandoli della vita stessa e dei propri sogni, negando ai genitori la possibilità di veder crescere i loro figli. A causa di una colpevole “disattenzione” di coloro il cui compito era tutelare i cittadini e provvedere a una costante manutenzione di una struttura complessa e ormai datata. Un giorno, iniziato come tanti, all’insegna della normalità, si è, all’improvviso, trasformato in un dramma umano di proporzioni enormi.

Il ponte Giovanni XXIII a Sabaudia (Latina), opera dell’architetto Riccardo Morandi

Il ponte “Morandi” di Sabaudia

Il ponte Giovanni XXIII a Sabaudia, progettato dallo stesso architetto di Genova nel 1962, è stato pensato per l’attraversamento del Lago di Paola, di solito sede di gare di motonautica e canottaggio.
“L’impalcato consta di una serie di travate di calcestruzzo precompresso vincolato su cavalletti a loro volta gravanti su una serie di galleggianti di calcestruzzo armato”, è scritto in una nota dello stesso architetto Morandi.
Dopo il disastro di Genova, al ponte sul lago andrebbero apportate le giuste misure di prevenzione, sia per la stabilità della struttura, che avrebbe avuto bisogno di ristrutturazione, sia per la necessità di analizzare i materiali utilizzati a suo tempo nella costruzione dello stesso.
L’appello rivolto dall’ONA al sindaco di Sabaudia e alle autorità è rimasto inascoltato. Bisogna intervenire, per prevenire e scongiurare eventuali disastri.
Due anni prima del crollo del ponte di Genova, un professore dell’Università, dubitava della qualità della progettazione della struttura.
Troppe sono le voci che oggi rimangono inascoltate.
La sicurezza dei cittadini e la tutela dell’ambiente vengono prima di tutto.
Quello di Genova, oltre che essere ricordato come una terribile tragedia deve essere un campanello d’allarme per tutelare la salute dei cittadini e prevenire disastri ambientali.

 

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