lunedì, Gennaio 24, 2022

Poligoni militari in Sardegna: una realtà sottaciuta

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I poligoni militari e le sostanze inquinanti della Sardegna

Poligoni militari in Sardegna: questa è una storia di omissioni, di silenzi da parte di quelli che cercano in tutti i modi di celare il danno, di sminuire il problema. Ma è anche una storia di giustizia, quella che chiedono i cittadini sardi e coloro che sanno e hanno più volte denunciato, lì nella terra di Sardegna dove spesso vige l’omertà.

Un’omertà dovuta ai ricatti, alle costrizioni dei detentori del potere, i quali pensano, in questo modo, di zittire i cittadini che dal 2005 sono consapevoli e hanno denunciato più volte la cosa.

Mariella Cao - Poligoni militari Sardegna
Mariella Cao, nel corso di un’audizione in Parlamento, sui Poligoni militari In Sardegna

Mariella Cao è un’ex insegnante di francese, attivista e capo dell’associazione sarda Gettiamo le basi, un movimento antimilitarista nato nel 1997. La Cao ci racconta come più volte hanno cercato di smuovere le autorità denunciando il problema dei poligoni militari in Sardegna.

Si ammalarono militari, pastori e persone nelle zone adiacenti il Poligono Sardegna di Salto di Quirra. Nacquero animali deformi, agnelli con un solo occhio o senza occhi, a due teste. Terrificanti.

Gli abitanti del luogo ebbero un’inquietante presa di coscienza. Da troppo tempo cercavano di dar voce a questa devastante realtà.

Metalli pesanti, scorie radioattive e altri inquinanti: tutto nascosto in una zona incantevole, a pochi metri dal mare cristallino di vacanze per vip.

La denuncia del comitato “Gettiamo le Basi”

«Noi abbiamo incominciato denunciando l’uso dell’uranio impoverito – in Bosnia – e di altri agenti cancerogeni, come il torio, durante le esercitazioni militari, nel 2005, per ammissione della NATO», chiarisce la Cao.

In Sardegna, i poligoni militari più estesi d’Europa

Il primo, il più ampio, è il poligono sperimentale e di addestramento interforze di Salto di Quirra, che si estende tra Cagliari e Nuoro. È concesso in uso per esercitazioni militari anche di Stati stranieri.  Alcune aree sono date in affitto ad aziende private (Piaggio, ex Finmeccanica, Leonardo, Alenia, Selex, Aermacchi, Vitrociset, Galileo Avionica, eccetera – fonte Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07735 del 2017)

Il secondo è quello di Capo Teulada, affidato all’Esercito Italiano e messo a disposizione della Nato o di Paesi fuori dalla Nato come Israele, e non è soltanto l’Esercito, ci sono anche le basi della Marina Militare come quella di “La Maddalena”.

Qui si svolgono simulazioni belliche e la sperimentazione di nuove armi, che si sommano alla condizione di rischio amianto dovuta all’utilizzo del minerale nella base di “La Maddalena”.

L’isola dei ricchi e i poligoni della morte

«Nel poligono di Capo Teulada c’è un promontorio enorme definito zona interdetta perché lì non può andarci nessuno».  A chiarire è Domenico Leggiero dell’Osservatorio Militare. «E noi siamo l’unico Paese al mondo in cui c’è un pezzo di terreno di Stato in cui lo Stato stesso non esercita la potestà. È talmente inquinato che quando siamo andati lì in commissione, alla domanda chiara del presidente state bonificando? Quanto tempo ci vorrà? La risposta è stata: 540 anni».

Il terzo è quello di Capo Frasca, utilizzato sia dall’Aeronautica Militare e dalla Marina Militare italiana sia da altri Paesi della NATO o fuori dalla NATO, come Israele per esempio, per esercitazioni di tiro a fuoco.

Ci sono poi poligoni in Sardegna minori. Da non dimenticare che sull’isola di Santo Stefano, nell’arcipelago della Maddalena, si trova il deposito di munizioni della NATO, “Guardia del Moro”. L’arsenale è affidato alla gestione della Marina Militare italiana. Tutto costituisce il demanio militare Sardegna.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, «quando si sottoscrisse il piano Marshall – precisa Leggiero – l’Italia si impegnò, tra le altre cose, nel dare agli americani una sede di addestramento e di basi americane in Sardegna e sul Mediterraneo».

Solo questi tre poligoni sardi rappresentano il 60% del demanio militare italiano.

Il caso dei poligoni militari in Sardegna

La storia iniziò anni fa, quando alcune madri sarde, in seguito alle patologie tumorali riscontrate nei propri figli militari che avevano svolto servizio nei poligoni e nelle basi Nato Sardegna, fecero scoppiare il caso.

Denunciarono la cosa e i cittadini iniziarono a rendersi conto dei pericoli cui andavano incontro. Non solo i militari ma anche chi abitava nella zona contigua dove tutt’ora si svolgono, gli addestramenti militari della Nato e non solo.

«I poligoni militari sono poligoni internazionali – aggiunge il responsabile dell’Osservatorio Militare -; ci sono interessi economici importanti perché sono anche affittati.  Ci sono inchieste in corso ma, purtroppo, ci si avvia verso l’archiviazione».

Conseguenze della contaminazione bellica in Sardegna

L’uranio impoverito Sardegna è solo una goccia in un mare di veleni da contaminazione bellica nella regione. Erano utilizzati, per le esercitazioni, i missili MILAN (acronimo del francese Missile d´Infanterie Léger ANtichar, cioè  missile anticarro per fanteria leggera). Questi contengono lunette di torio, usate come radiotraccianti, che è possibile recuperare, le quali sono cancerogene se disperse nell’ambiente. Quindi vi è anche il problema di torio in Sardegna.

«Il tutto si somma alla condizione di rischio amianto e alla esposizione perdurante che si è verificato fino a tempi più recenti», dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

«Se si sperimentano ordigni per le guerre, evidentemente un motivo c’è – continua Leggiero -, è tutta una questione che gira intorno ai soldi».

Denuncia dell’ONA riguardo il pericolo dell’uranio

Il rischio legato all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e di altri cancerogeni è denunciato dall’ONA e dall’avv. Ezio Bonanni in numerosi giudizi civili e penali. In molti casi, l’assistenza legale ha reso giustizia alle vittime e ai familiari, arrivando al riconoscimento dello status di vittima del dovere

Inoltre, gli ospiti della quarta puntata del notiziario ONA News hanno raccontato la dura battaglia dei militari italiani vittime dell’uranio impoverito.

L’Avv. Ezio Bonanni è stato audito anche dalla Commissione di Inchiesta Uranio Impoverito, che ha evidenziato gli effetti negativi dell’uranio impoverito sulla salute umana.

È il caso di Alberto Sanna, deceduto per l’esposizione all’uranio impoverito e a causa di un errato programma vaccinale. «È necessaria la prevenzione primaria, rispetto al rischio dovuto a varie fonti, come il Torio dei missili MILAN, o all’uranio impoverito e all’amianto», precisa l’avv. Ezio Bonanni. «È necessario quindi che ci sia un sollecito riconoscimento dei benefici previdenziali, cioè delle prestazioni per il riconoscimento di vittima del dovere, sia per chi ha subito infermità sia per i superstiti. Come ONA, abbiamo ottenuto significative sentenze di riconoscimento di questi diritti».

Il torio in Sardegna ritrovato dai consulenti del Procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi nei corpi riesumati di pastori morti, ci ricorda Mariella Cao.

Segreti su cui il procuratore Fiordalisi cercava di far luce

Il Procuratore fece inoltre notare che, nelle zone ad alta intensità di attività militare, la concentrazione di metalli pesanti era tale da superare tutti i valori soglia previsti dalla normativa vigente.

La dottoressa Antonietta Gatti, con una nuova tecnica di microscopia elettronica – unica al mondo – ha analizzato gli organi interni di animali malformati e i tessuti patologici di soldati e cittadini della zona.

«Nel cervello e nei linfonodi di un agnello nato deforme sono state riscontrate nanoparticelle metalliche che hanno avuto origine, probabilmente, dalle esplosioni. Dal materiale documentario in possesso della Procura di Lanusei, risulta altresì che lo smaltimento– illecito –di rifiuti militari è stato camuffato con prove tecniche e sperimentazione di esplosivi».

Dagli atti risulta che sono stati prodotti 350mila esemplari del missile Milan, di cui oltre 100 sono stati utilizzati nel Poligono militare Sardegna di Salto di Quirra dal 1986 al 2000. In seguito, tale armamento è stato ritirato per la sua tossicità. (fonte Senato)

Nelle greggi alto numero di nascite con malformazioni

Si riscontra un alto numero di nascite con malformazioni nelle greggi che pascolavano vicino ai poligoni militari. Nella foto un agnellino nato con due teste. Da un rapporto dell’epoca, dice Mariella Cao, risulta che il 75% dei pastori che avevano l’allevamento entro la fascia di 3 km dal poligono, furono colpiti da tumori. E nelle greggi si riscontrava un alto numero di feti malformati e aborti spontanei.
«Questo rapporto shock è stato pubblicato in Sardegna il 4 gennaio del 2011 ma in realtà noi sapevamo già tutto».

«Nei tessuti di alcuni animali è stato trovato alluminio o, per esempio, una lega di antimonio-cobalto, che io non conoscevo prima, in altri animali malformati e militari», afferma la professoressa Gatti.

In taluni poligoni – ha spiegato la presidente della Health, Law and Science Association – è stato riscontrato un inquinamento “sperimentale” che è diverso dall’inquinamento “bellico” rincontrato in tali altri poligoni.

Il punto, afferma l’esperta in nanoparticelle, è che entrambe le attività producono polveri che per la loro dimensione e chimica, possono essere cancerogene.

La storia coinvolge non solo i cittadini sardi, che hanno fatto di tutto per denunciare la cosa, ma tutti i militari che prestano servizio o si recano in questi poligoni per l’addestramento e sono stati esposti a sostanze inquinanti e cancerogene.

Le malattie di cui hanno sofferto i militari in Sardegna sono simili sia alla Sindrome dei Balcani sia alla Sindrome del Golfo dove il munizionamento a Uranio Impoverito è stato utilizzato sia durante la guerra del Golfo in Iraq sia durante la guerra nei Balcani.

Il problema è più grosso di quanto possa sembrare

«Quando ci recammo in una delle aziende che aveva chiesto e ottenuto il rilascio per la sperimentazione di armi, in un determinato periodo di tempo nel Poligono di Quirra – continua Leggiero -, abbiamo chiesto all’amministratore delegato: “avete utilizzato l’uranio impoverito?  Lui rispose sì, noi abbiamo sperimentato munizionamento a uranio, con molta tranquillità”. Si trattava di una ditta Svizzera».

Risulta, inoltre, da documenti del CISAM (il Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari) che il sistema di guida dei missili NIKE – numerosi esemplari dei quali sono stati lanciati nel Poligono di Salto di Quirra – utilizzavano sensori radioattivi.

Lo stesso CISAM aveva dato indicazioni sulla rimozione e il trasporto di tali componenti. Ma questi sono rimasti, invece, abbandonati per dieci anni in locali dove mancava qualsiasi segnalazione di pericolo di radioattività.

La rimozione di detti componenti, che contengono torio, una sostanza molto pericolosa se liberata nell’ambiente, non è stata mai effettuata.

«Il problema degli armamenti è che noi non sappiamo l’effetto di quello che utilizziamo adesso, ma lo sapremo tra anni. Un po’ come l’amianto. Ci sono persone che si ammalano a distanza di anni, il tempo di latenza è molto lungo, dipende anche da altri fattori, genetici ecc…», sottolinea Leggiero.

Poligoni militari in Sardegna sono in affitto

Da un lato ci sono cittadini sardi che chiedono la chiusura dei poligoni. Dall’altro c’è lo Stato che percepisce i soldi degli affitti dei poligoni e ha tutti gli interessi perché questi continuino a essere utilizzati.

Si affittano i poligoni a 50mila euro l’ora, anche a società private (fonte Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07735 del 2017)

«I capi maggiori dei militari hanno sempre definito i poligoni sardi i gioielli della corona», continua Cao. «Senza i gioielli della corona ogni operazione bellica nell’area mediterranea diventa tecnicamente impossibile. Le sembra mai possibile che il proprietario di un diamante solo perché qualcuno gli dice che è un pezzo di vetro ceda il suo diamante? Sono quasi vent’anni che questo poligono di tiro Sardegna viene chiamato centro culturale. Hanno organizzato stage per fare andare nei poligoni i ragazzi perché il posto è bellissimo».

Le denunce e gli interventi politici

«Noi abbiamo sempre denunciato. I sindaci di tutto il territorio che si sono mossi sono stati puniti. il sindaco medico oncologo di Villaputzu. è stato condannato a sei mesi per procurato allarme», afferma la presidente di Gettiamo le basi.

«Un altro, ne è uscito indenne. Un ex sindaco di La Maddalena, l’ex base di approdo di sommergibili nucleari americani. Aveva affidato a una ditta specializzata lo studio sulle ricadute economiche del poligono. Venne fuori che la base atomica statunitense costava al Comune 1miliardo e settecento milioni l’anno».

E le grandi ricadute economiche sventolate?

«Il sindaco di Villaputzu lo hanno ucciso moralmente, lui diceva chi tocca il poligono muore».

Addirittura, la morte!

«Assolutamente sì, Ha ragione la Cao», risponde Leggiero.

Anche l’on. Gian Piero Scanu, ex presidente della IV Commissione per l’Uranio Impoveritosi è occupato dei poligoni militari in Italia.

«Non lo hanno più candidato. Queste sono state le conseguenze di ciò che aveva proposto… è una coincidenza? Questo perché ha parlato di uranio e di poligoni», afferma Leggiero.

La signora Cao parla di una cava nella quale hanno buttato i rifiuti delle esercitazioni, materiale nucleare. È ancora aperta!

Sembra che le protezioni non bastino a proteggere il danno che viene da sostanze nucleari che ci sono in quella cava, perché una parte finisce nelle falde acquifere.

I disastri e le morti tra i militari

A ottobre 2019 erano 369 i decessi e 7.500 i malati, a causa dell’Uranio Impoverito (fonte Osservatorio Militare)

In tutta questa storia si cerca il nesso causale tra l’aumento dei decessi, delle patologie tumorali, nelle zone contigue ai poligoni e l’inquinamento in Sardegna ma non solo, legato alle esercitazioni.

Sono morti anche bambini in questa guerra silenziosa.

Da non dimenticare la storia di un militare di 23 anni, Francesco Piras, morto in seguito a metastasi. Aveva svolto servizio a Capo Teulada zona militare, un giorno lo mandarono a sterrare i bossoli a mani nude, sulla spiaggia e proprio questo lo uccise.

Ma questa è solo una delle tante storie di morti ingiustamente che si possono raccontare e che, purtroppo, si racconteranno se qualcuno non interverrà in un modo o nell’altro.

«I sardi dovrebbero avere più voce in questione», racconta Michele Piras, deputato e membro della IV Commissione Difesa in un’intervista rilasciata a Today nel 2014. «Esiste una condizione di ricatto verso coloro che si oppongono alla dismissione delle basi, utilizzando come argomento una ricaduta occupazionale. Purtroppo, i tassi di disoccupazione nell’isola sono elevati. Ma i poligoni non presentano interscambi significativi con l’economia locale, mentre le basi (come era per la Maddalena) un po’ di più».

L’Italia è una Repubblica democratica, non permettiamo che i ricatti, le manipolazioni, distruggano il nostro Paese. Perché molti continueranno a morire a causa dell’inquinamento Sardegna bellico. E forse, se e quando ce ne ricorderemo, sarà troppo tardi.

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