martedì, Marzo 5, 2024

Plastica nell’oceano: invisibile alla luce del sole

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SECONDO LO STUDIO CONDOTTO DAL ROYAL NETHERLANDS INSTITUTE FOR SEA RESEARCH, IL SOLE TRASFORMA L’1,7% DELLA PLASTICA NELL’OCEANO IN NANOPLASTICHE, CHE SI DISTRIBUISCONO IN MODO OMOGENEO DIVENTANDO “INVISIBILI” ALL’OCCHIO UMANO

Il 70% del nostro pianeta è ricoperto da acqua, di cui il 96,5% riempie gli oceani. E sono proprio queste enormi distese azzurre che ospitano più di 150milioni di tonnellate di plastica. Ogni anno ne aggiungiamo una quantità enorme, compresa tra 5 e 13 tonnellate.

Si tratta di un’emergenza conclamata, che crea grandi problemi alla vita marina, alla salute umana, all’economia e al clima. Viste tutte le implicazioni legate a questa situazione, la questione attira particolarmente l’attenzione dagli scienziati.

Un nuovo studio, condotto dagli esperti del Royal Netherlands Institute for Sea Research, pubblicato sul Marine Pollution Bulletin, ha mostrato che il Sole, in modo inatteso, favorisce l’inquinamento della plastica. Gli scienziati dicono che, nello specifico, la parte ultravioletta dei raggi solari sono in grado di frantumare plastica e microplastica. Si divide così in frammenti più piccoli, la nanoplastica, che prendono posto per l’altezza della colonna d’acqua, non visibile quindi in superficie.

Plastica nell’oceano: le evidenze scientifiche

Annalisa Delre, una degli autori del lavoro, parla dello studio. «Circa il 2% della plastica visibile nell’oceano, quella che galleggia, sparisce dalla superficie ogni anno per effetto della luce del Sole. Potrebbe sembrare poco, ma con il passare degli anni la quantità comincia a diventare consistente. I dati che abbiamo esaminato mostrano che la luce solare potrebbe aver degradato una quantità considerevole di tutta la plastica galleggiante che l’uomo poi ha riversato negli oceani a partire dagli anni Cinquanta».

plastica inquinamento acqua
Bottiglie di plastica alla foce di un fiume

I risultati di questo lavoro potrebbero probabilmente risolvere il “paradosso della plastica mancante”. Da quando è iniziata la produzione delle materie plastiche, a oggi si stimano circa 9miliardi di tonnellate. Di questa quantità sproporzionata, solo una minima parte è stata riciclata o incenerita.

La grande maggioranza è finita nelle discariche, nei fiumi e nei mari, dove gli agenti naturali l’hanno sbriciolata in pezzi sempre più piccoli. Questo processo costante di frantumazione e dispersione permette alla plastica in acqua di essere difficilmente rintracciabile e sembrare scomparsa.

Ovviamente non può sparire. Infatti, durante una spedizione scientifica del 2016, un’équipe di esperti ha perlustrato le profondità dell’oceano Atlantico. A bordo della nave britannica RRS James Clark, il gruppo ha scoperto che le microplastiche di distribuiscono nell’acqua in modo omogeneo, anziché rimanere in superficie con i detriti più grandi. Quindi rimangono tutte lì, ma sono più difficili da vedere.

Come “sparisce” la plastica: lo studio

Il gruppo di Annalisa Delre ha cercato proprio di capire se e come il Sole influisse in questa apparente sparizione. Lo studio si è quindi svolto inserendo piccoli frammenti di plastica in contenitori pieni di acqua marina. Questi sono poi stati esposti a una luce artificiale similare a quella del Sole, analizzando i gas e i composti sciolti nell’acqua.

Dalle misurazioni, gli scienziati hanno valutato che almeno 1,7% di microplastica visibile si deteriora ogni anno per la luce solare. La maggior parte si trasforma in nanoplastiche. Di questa, una quantità minore viene attaccata e degradata ancora di più dai batteri. Poi una parte ulteriormente più piccola diventa anidride carbonica.

Questa è quindi la dimostrazione di come la mano dell’uomo sia dannosa per la natura e per lo stesso essere umano, oltre che per flora e fauna marine. Anche se a occhio nudo l’oceano può sembrare una vasta e meravigliosa distesa d’acqua pulita, la realtà è ben diversa.

Per questo è importante differenziare lo smaltimento dei rifiuti, fare i conti con il proprio senso civico ed evitare di spargere la spazzatura nei luoghi meno indicati. La Terra è la nostra casa, non la nostra discarica, la fonte della nostra sopravvivenza. Avvelenando lei, avveleniamo noi stessi.

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Pesce ucciso da un guanto di plastica

Numero verde ONA

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