sabato, Luglio 20, 2024

La plastica invade le spiagge della Spagna

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MIGLIAIA DI PICCOLE SFERE DI PELLET SONO STATE DISPERSE IN MARE E ADESSO CONTAMINANO LA COSTA ATLANTICA DELLA SPAGNA. TANTE LE PROTESTE PER IL RITARDO NELL’AFFRONTARE QUESTO GRAVE DISASTRO AMBIENTALE

Continuano le proteste per l’inefficienza dell’autorità iberica nel gestire l’emergenza causata dalla marea di milioni di piccole sfere di plastica bianca, note come pellet, che ha invaso le spiagge della Galizia, comunità autonoma nel Nord-Ovest della Spagna.

Dallo scorso 13 dicembre, infatti, decine di sacchi di pellet sono iniziati a comparire nella regione di Rias Baixas, soprattutto nell’estuario di Muros e Noia, spargendo le piccole sfere sulla sabbia, sulle rocce e nell’acqua.

«Le coste sono interessate in un raggio di 80 chilometri – spiega Madison Hourihan, membro dell’associazione ambientalista locale Noia Limpa, il quale ha lanciato l’allarme sull’inquinamento da microplastiche nella regione -. Le abbiamo già trovate su circa venti spiagge e continuerà. La plastica sta comparendo anche più a sud, sulla costa portoghese. Se si guarda solo in un metro quadrato di sabbia si possono trovare cinquecento pellet, ognuno delle dimensioni di una lenticchia».

Ritardi nella gestione del disastro ambientale

L’incidente ha sollevato forti polemiche in Spagna che hanno visto contrapporsi le organizzazioni ambientaliste, l’amministrazione locale e quella nazionale. Quindicimila persone sono scese negli scorsi giorni nella piazza di Santiago de Compostela, in Galizia, contro l’inefficace gestione del disastro ambientale dei pellet di plastica persi nell’Oceano Atlantico da parte del governo locale.

La Giunta della zona ha infatti attivato il Piano territoriale per le situazioni di inquinamento marittimo accidentale della Galizia, dapprima con un livello di emergenza 1 e, solo successivamente, è stato alzato a 2. Attraverso un comunicato, ha poi accusato il governo centrale di non avere fatto nulla, pur avendo competenza esclusiva sul mare e dunque anche sui rifiuti che dal mare arrivano alla terraferma.

La ministra della Transizione ecologica in Spagna, Teresa Ribera, ha quindi risposto di essersi messa in contatto con l’amministrazione locale. Hanno messo a disposizione mezzi e operatori dopo l’aggiornamento del livello di emergenza.

«È passato più di un mese dall’incidente e settimane da quando siamo stati avvisati dell’arrivo massiccio di queste palline sulle spiagge – lamenta Cristobal López, portavoce di Ecologistas en Acción, confederazione che ha insistito per un intervento più tempestivo da parte delle autorità e per una maggiore trasparenza -. Eppure il governo non ha fatto nulla».

Sacchetti di pellet dispersi nelle acque della Spagna

Ma da dove provengono queste minuscole palline di plastica che si stanno riversando sulla costa spagnola? Tutto ha inizio lo scorso 8 dicembre, quando la nave Toconao della compagnia Maersk perde sei container al largo di Viana do Castelo, in acque portoghesi. Uno dei container conteneva proprio questi sacchi di pellet di plastica. Di proprietà della società Bedeko Europe, erano destinati alla produzione di imballaggi per cibo e di bottiglie d’acqua.

Le forti correnti dell’Atlantico hanno poi trasportato i materiali plastici verso Rías Baixas. L’associazione Noia Limpa al primo ritrovamento ha subito allertato la Guardia Civil e l’azienda interessata. Quest’ultima si è impegnata a raccogliere i sacchetti che raggiungono la riva. Purtroppo però centinaia di migliaia di pellet si sono già mescolati con la sabbia a causa delle maree e delle forti piogge avvenute dopo l’evento.

Plastica sulla costa di Spagna: servono delle regole

In merito a quest’ultimo incidente, gli ambientalisti affermano che non è la prima volta che queste palline di plastica si arenano a riva. La perdita di questo materiale durante il trasporto, sia via mare sia via terra, è un tema ricorrente in tutto il mondo. Chiedono perciò che la gestione di questi incidenti sia regolamentata. Occorrono specifici protocolli in caso di fuoriuscita, come già esistono per le fuoriuscite di petrolio greggio.

A oggi, purtroppo, gli armatori non sono obbligati a dichiarare la perdita del carico. Inoltre le aziende responsabili non sono tenute a occuparsi del costo della bonifica, che resta così a carico dei cittadini o delle autorità locali.

«Si stima che ogni anno l’industria della plastica e i suoi subappaltatori – sostiene Lucie Padovani della Surfrider foundation, organizzazione ambientale che si impegna a tutelare il mare – perdano 160mila tonnellate di pellet solo in Europa».

Attualmente il Parlamento Europeo ha in programma di esaminare una proposta per regolamentare il settore dei pellet di plastica. Ma, per il momento, questa proposta non includerebbe il trasporto marittimo.

La plastica può mettere a rischio la sicurezza alimentare

A preoccupare di quest’ultimo incidente non è solo l’enorme impatto ambientale ma anche le conseguenze che potrebbe comportare per la salute. La Procura spagnola ha infatti aperto un’indagine sulla crisi ambientale, temendo che i pellet possano essere tossici e possano mettere a repentaglio la sicurezza alimentare.

Anche le varie associazione, tra cui Greenpeace, avvertono del pericolo di queste palline, in grado di scomporsi in microplastiche ancora più piccole. Possono, per esempio, essere mangiate dai pesci e finire così sulle nostre tavole. Non solo quindi si tratterebbe di un problema di salute pubblica, ma anche di un problema economico per la zona coinvolta dal disastro, per la quale è fondamentale l’industria del pesce e dei molluschi.

«Che si tratti di un additivo o solo del polimero di base, sono materie prime che non dovrebbero trovarsi nell’ambiente –dichiara Jordi Oliva, cofondatore di Good Karma Projects, una organizzazione che si batte contro la presenza di microplastiche in mare. -. Si tratta in entrambi i casi di un disastro ambientale».

Numero verde ONA

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