…e Picasso dipinge Guernica

Guernica di Pablo Picasso

Con Guernica, Picasso dipinge l’ira, il dolore per la cittadina basca, bombardata dai tedeschi

 

Il bombardamento di Guernica, nella storia degli uomini, è il primo che colpisce non un obiettivo militare ma una cittadina, uno spazio urbano, un sistema di architettura popolare e una popolazione inerme.

Nel luglio del 1936, il popolo votò per la Repubblica spagnola, affidando il governo del Paese alla sinistra. Grande vittoria Democratica e dell’Umanità.

A Francisco Franco e a una parte dell’esercito spagnolo, il voto democratico non piacque e il Generale decise di opporsi con la forza alla scelta repubblicana del popolo spagnolo.  Il 18 luglio del 1936 Franco sferrò il colpo di Stato, cui seguirono tre anni di guerra civile sanguinosa e di dittatura militare.

Dieci mesi dopo quella data, il 26 aprile 1937, alle sedici e trenta, il cielo di Guernica, piccola cittadina della Spagna settentrionale, si oscurò. Le campane della città basca si misero a suonare in modo strano. Era il segnale del coprifuoco. Quindici minuti dopo, i primi aerei sganciavano bombe su piazze, vie, abitazioni, cittadini.

Erano i bombardieri tedeschi della Divisione Condor, seguiti, purtroppo, anche da aerei italiani. Quel lunedì, a Guernica, era giorno di mercato, come in molte città spagnole. La gente era arrivata dai paesi vicini per comprare e vendere polli, verdura, bestiame, vestiti.

Piovvero bombe. I tetti crollarono. Gli incendi si propagavano nel paese senza limiti. Tre ore e quindici minuti di orrore. Alle diciannove e quarantacinque, l’ultimo aereo scomparve. Il paese quasi tutto raso al suolo bruciava; il suo ambiente, le sue tradizioni, la vita urbana, annullati insieme a uomini, donne, bambini, anziani.

Il bombardamento di Guernica, nella storia degli uomini, è il primo che colpisce, non un obiettivo militare ma una cittadina, uno spazio urbano, un sistema di architettura popolare e una popolazione inerme.

Il primo maggio 1937, Pablo Picasso era a Parigi e scopre l’orrore sulla prima pagina del giornale “Ce-soir – Grand Quotidien d’information Indipendant – 6° Edition”. L’articolo al centro in basso della prima pagina s’intitolava: “Visions de Guernica en flammes. A Galdacano 22 Trimoteurs allemands ont mitraillé la population”.

Pablo Picasso – Con Guernica, l’artista dipinge l’ira, il dolore per la cittadina basca, bombardata dai tedeschi

Dora Maar, fotografa e pittrice jugoslava, compagna del pittore in quel periodo storico, ha raccontato che il giorno stesso, Pablo Picasso, nel suo studio al numero sette di rue des Grands-Augustins, sulla riva sinistra della Senna non lontano da Notre-Dame, cominciò a buttar giù idee su carta e disegnò pezzi di collera, immaginando una tela all’altezza della propria “emozione”.

La Repubblica spagnola, legittimamente votata dal popolo e governata dalla sinistra, alcuni mesi prima, gli aveva commissionato un’opera che doveva essere esposta a fianco alle opere di Mirò e Calder, all’Esposizione Internazionale che si sarebbe aperta a fine maggio del 1937 a Parigi.

Pablo Picasso, in un primo momento, aveva pensato di dipingere l’interno del suo atelier d’artista, un dolce pensiero parigino cubista, ma quella sera, dopo aver letto la notizia sul “Ce-soir”, decise di dipingere invece, il suo dolore spagnolo. Dipinse “Guernica”.

Pablo Picasso fece riaffiorare in quei giorni e nella sua memoria i disegni e le incisioni sul Generale Franco realizzate all’inizio dell’anno; rivide le forti composizioni di Goya; le opere del Doganiere Rousseau. I tori e i cavalli gli vennero in mente ricordando le antiche leggende spagnole, le corride e le arene. I Minotauri e i Cavalli li intuì dalla Mitologia Greca.

Dopo molti disegni l’idea della composizione si fece strada, prese forma prima sulla carta, poi sulla tela. Cominciò a disegnare sulla grande tela, con un carboncino nero, personaggi giganteschi e continuò dipingendo col nero, col bianco e col grigio, il tutto.

Dipingere lo aiutò a elaborare il dolore e il lutto e pensò inoltre che non si doveva nascondere nulla; un braccio con la sua arma spezzata e il fiore che cresce dal suo pugno stretto, raccontano d’un uomo combattente per la libertà del suo popolo. La sventura, la speranza, la piramide di corpi, la testa della madre rovesciata ed il corpo del bambino, un bimbo che muore prima di aver vissuto, spezzano il cuore.

Per Pablo Picasso dipingere non è mai stato un racconto di un’idea, o un modo per fissare un’istante visivo o mentale. Per Pablo Picasso dipingere significa porre domande, domande politiche, domande sociali che egli ha fissato per sempre sulla tela, cui l’umanità di ogni tempo, di ieri e di oggi, deve rispondere con coraggio e libertà.

 

Bibliografia Essenziale:

Alain Serras, E Picasso dipinge Guernica, Rue du monde, Voisins-le-Bretonneux, 2007; Edizione Italiana, L’ippocampo Editore, Milano, 2009.

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