sabato, Giugno 25, 2022

Pfas: una legge contro lo sversamento nelle acque

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I PFAS, COMPOSTI CHIMICI PERICOLOSI PER L’AMBIENTE E PER L’UOMO, SVERSATI PER ANNI NELLE FALDE ACQUIFERE DEL VENETO.

GIUSEPPE UNGHERESE RESPONSABILE DELLA CAMPAGNA INQUINAMENTO DI GREENPEACE Italia, INSIEME CON MICHELA PICCOLI, DI MAMME NOPFAS, HANNO INCONTRATO, IL 16 FEBBRAIO SCORSO, LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AMBIENTE DEL SENATO.

LA COMMISSIONE, SU DECISIONE DEL PARLAMENTO, SI OCCUPERÀ DEL DISEGNO DI LEGGE SUI PFAS, PER APPROVARE UNA NORMA CHE REGOLAMENTI I LIMITI DI PRESENZA DI QUESTE SOSTANZE SIA NEGLI SCARICHI INDUSTRIALI SIA NELL’ACQUA POTABILE.


In Veneto un’azienda per anni ha contaminato la falda freatica

Uno studio dell’Ispra condotto già nel 2007 sui Pfas, anni di inchieste di “Report”, di RAI3, nel 2017 e nel 2018 e solo ora lo Stato decide di intervenire.
In Veneto, un’indagine condotta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) aveva portato il Consiglio dei ministri a dichiarare lo stato di emergenza per i Pfas nella regione.

Ora, finalmente, il Parlamento ha avviato una proposta di legge per limitare gli scarichi di sostanze Pfas dell’industria e la loro presenza nell’acqua potabile.

La Commissione parlamentare sulle ecomafie ha evidenziato la necessità di una legge per prevenire lo sversamento di sostanze perfluoroalchiliche e lanciato l’allarme in tutta Italia.
Giuseppe Ungherese di Greenpeace e le mamme dell’associazione Mamme NoPfas del Veneto avevano già sottolineato la necessità di una legge che ne vieti lo sversamento.

Ma cosa sono i Pfas?

I Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) sono composti chimici usati soprattutto nel settore industriale. Questi acidi sono molto forti e sono caratterizzati da una struttura che gli conferisce una particolare stabilità termica.

Sono impermeabili all’acqua e all’olio e, questo li rende altamente versatili e utilizzabili nei settori più disparati.

Usati in vari settori, dal trattamento dei tappeti alla produzione della carta, i Pfas sono suddivisi in diverse classi e le molecole più note sono Pfoa (acido perfluorootanico) e Pfos (perfluorottano sulfonato), che persistono nell’ambiente anche decenni.

Come contaminano l’ambiente e perché i Pfas sono pericolosi per l’uomo

Questi composti se smaltiti nell’ambiente, attraverso l’acqua, penetrano nelle falde acquifere contaminando i campi e i prodotti agricoli. Quindi, gli alimenti che mangiamo. Possono essere presenti nell’acqua potabile, nel pesce, nella frutta e nelle uova. Ad alte concentrazioni sono tossici sia per l’uomo sia per tutti gli organismi viventi. Queste sostanze, purtroppo, tendono a bioaccumularsi e possono diventare letali.

Quali sono i rischi per la salute?

I Pfas sono associati a una serie di forme tumorali perché intervengono sul sistema endocrino. Non solo, compromettono la crescita e la fertilità e dopo anni di esposizione possono causare vari tipi di forme tumorali.

Come quello alla mammella, ai testicoli, ai reni, malattie tiroidee, ipertensione gravidica e coliti ulcerose. Secondo alcuni studi la contaminazione con queste sostanze può recare patologie fetali e gestazionali.

Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia dal 2015 e ricercatore universitario: quando avete iniziato a occuparvi di questo tipo di inquinanti?

«Greenpeace ha iniziato a lavorare su queste sostanze quando erano veramente in pochi ad esserne a conoscenza, soprattutto in ambito scientifico.

Questo perché venne ideata la campagna “Detox Greenpeace” per spingere i grandi brand della moda a lavorare in sinergia con i propri fornitori per rendere la propria filiera produttiva eco-sostenibile e priva di sostanze tossiche. Così ci accorgemmo, attraverso indagini, campionamenti e analisi che c’era un massiccio uso di queste sostanze insieme a centinaia di altri inquinanti.

Anche perché a quel tempo, nel 2011 non c’era alcun tipo di regolamentazione relativa agli scarichi di sostanze utilizzate nelle lavorazioni tessili. Cominciammo a chiedere alle aziende tessili di trovare delle alternative più sicure perché era necessario proteggere le acque del pianeta».

Quindi era possibile sostituire queste sostanze per limitare l’inquinamento delle acque.

«Le lavorazioni tessili utilizzano tanta acqua e coloranti, che, insieme alle centinaia di sostanze chimiche, vengono riversate nelle acque. Questo fenomeno era cresciuto in modo esponenziale, soprattutto nel continente asiatico.

Per effetto di tutte quelle delocalizzazioni che ci furono nell’industria, per sfruttare la manodopera a basso costo. Con requisiti ambientali scarsissimi.  I fiumi erano ridotti a fogne a cielo aperto.

A questo punto abbiamo iniziato a chiedere a delle grandi aziende di sostituire queste sostanze con altre più sicure. E devo dire che a distanza di dieci anni dal lancio di questa campagna, il 15% della produzione tessile ha già abbandonato non solo i Pfas ma tutta una serie di sostanze chimiche pericolose per ambiente e salute umana. Che sono: persistenti, bioaccumulabili, tossiche e, alcune, potenzialmente cancerogene.

In seguito, venne pubblicato uno studio, in Italia, del CNR, commissionato dal ministro dell’Ambiente. Questo rivelò una enorme contaminazione nelle provincie di Vicenza, Verona e Padova. La contaminazione non riguardava solo le acque dei fiumi ma anche le acque sotterranee e potabili, con valori elevatissimi e forse mai registrati al mondo almeno a quel tempo».

L’azienda Miteni chiuse a causa questa contaminazione?

«C’é ancora un processo in corso. Noi ci occupavamo di queste sostanze in ambito internazionale. Abbiamo iniziato a chiedere interventi, non solo alle aziende tessili ma anche a quelle che fanno abbigliamento outdoor. Cioè quelle che fanno prodotti impermeabili, con sostanze che servono a garantire la repellenza all’acqua e ai grassi.

Quindi le giacche antivento, scarpe e tutto ciò che si usa per andare a fare una camminata in montagna per evitare di bagnarsi. Cominciarono proprio a quel tempo in ambito internazionale a svelare questo paradosso dell’outdoor».

Chi fa prodotti per stare a contatto con la natura paradossalmente contribuisce ad inquinare

«Sono sostanze chimiche che una volta rilasciate nell’ambiente non si degradano. Abbiamo avuto interlocuzioni con varie aziende fino a convincere GoreFabrics, quella che produce il ben noto Goretex, leader mondiale che produce membrane e trattamenti idrorepellenti per tutte le marche.

L’azienda ha messo in atto un programma che porterà alla completa eliminazione di PFAS in pochi anni. Proprio perché abbiamo una campagna internazionale, sfruttiamo la globalità della nostra organizzazione per portare avanti soluzioni planetarie, anziché solo locali.

Come avete dimostrato che la popolazione del veneto è la più colpita dalla presenza di Pfas?

«Iniziammo a lavorare in Veneto a fianco dei cittadini consapevoli delle pericolosità di questi inquinanti e riuscimmo a far introdurre dei limiti per queste sostanze nell’acqua potabile.  Infatti, allo stato attuale, in Italia, solo il Veneto ha una regolamentazione per queste sostanze».

Mi spieghi come queste sostanze hanno contaminato l’acqua potabile e come lo avete scoperto

«Cominciammo a raccogliere campioni di acqua potabile in tutte le scuole primarie del Veneto. Effettuammo, quindi, una serie di analisi sugli scarichi per vedere quanto fosse diffusa la contaminazione.

Insieme ai cittadini consapevoli della pericolosità di queste sostanze e ai risultati delle prove, dimostrarono non solo i rischi ambientali ma anche per la salute..  Abbiamo presentato le prove agli enti pubblici, ai politici e alla magistratura per identificare le fonti di contaminazione.

Ricordo che presentammo alla magistratura la prova che l’azienda Miteni era stata svenduta. Mitsubishi vendette la società all’holding lussemburghese ICIG. Noi scoprimmo questa cosa e in seguito i carabinieri del Noe hanno effettuato ulteriori indagini e approfondimenti fondamentali per avviare il processo in corso.

La fabbrica, all’inizio nata da una joint-venture di Mitsubishi ed Eni, erede della Rimar del Conte Marzotto (l’esordio fu del 1965), ha sversato per decenni Pfoa e Pfas nel Torrente Poscola come evidenziano le inchieste del NOE.

L’allarme sulla pericolosità del prodotto, su operai e vicentini, è salito a partire dal Duemila».

Un’azienda svenduta per nascondere qualcosa di gravoso

«In seguito le indagini, scoprirono che la società fu svenduta perché la precedente proprietaria era a conoscenza di un inquinamento diffuso nell’aria molto prima che venisse scoperto dal CNR.

Inoltre, hanno scoperto che, nonostante il passaggio di proprietà, i manager che gestivano l’azienda sono rimasti quasi tutti gli stessi. Oggi c’è un processo in corso.  Mi sembra strano che chi ha acquistato l’azienda non fosse a conoscenza dell’inquinamento che la Mitsubishi aveva già scoperto. Non entro in questioni legali dato che il processo è ancora in corso».

Comunque, avete ottenuto una regolamentazione riguardante la presenza di questi inquinanti nell’acqua potabile

«Questo, purtroppo, non risolve il problema perché il sito della Miteni è contaminato e quella fabbrica si posiziona sopra una zona di ricarica della falda.  

Cioè dove è ubicato il sito della Miteni l’acqua del fiume va direttamente in contatto con l’acqua della falda e quando piove il livello di falda si alza andando a toccare il terreno che rilascia gli inquinanti .

Come se si generasse un effetto simile a quello che si ottiene quando lei butta la bustina del tè nell’acqua calda.

E quindi fino a quando non verrà bonificato quel sito produttivo l’inquinamento continuerà a esserci.

Ci siamo giocati la possibilità di utilizzare la seconda acquifera più grande d’Europa a causa di questo inquinamento forse per più di un secolo».

Questo perché detti inquinanti hanno caratteristiche particolari, cioè una volta immessi in natura è difficile che scompaiano.

«Quelle sostanze resistono a temperature altissime, ben oltre i 200 gradi, temperature che in natura non abbiamo, quindi sono indistruttibili. Tanto è vero che gli inglesi gli hanno dato un nome che rende bene l’idea: li chiamano “Forever Chemical”, cioè inquinanti per sempre».

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